Sulle pensioni la strada della prossima manovra è stretta, ma l’impegno del governo per tutelare i redditi e dare flessibilità al sistema resta centrale. Nel Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp), la spesa previdenziale si conferma la voce più pesante del bilancio statale, spinta dall’andamento demografico e dalla coda dell’inflazione.
Per la legge di Bilancio il pacchetto pensioni allo studio ammonta a circa 5,6 miliardi di euro: risorse importanti destinate a finanziare la nuova Quota 64 per l’anticipo pensionistico (dal costo di 1,6 miliardi) e a garantire l’indicizzazione degli assegni. Si tratta di uno sforzo notevole, pur inferiore ai circa 10 miliardi che servirebbero per una rivalutazione piena e incondizionata di tutti i trattamenti. Un divario che impone scelte selettive, concentrando le tutele sui redditi più bassi.
In questo quadro di forte responsabilità sui conti, prende forma anche il tema dei requisiti anagrafici. A legislazione vigente, l’adeguamento alla speranza di vita prevede già dal prossimo anno un incremento di un mese dell’età pensionabile. Tra i tecnici di finanza pubblica, tuttavia, si fa strada l’ipotesi che si possa andare persino oltre questo incremento minimo di un mese. Un’opzione tecnica che permetterebbe di mettere in sicurezza i saldi di finanza pubblica e alleggerire la spesa prospettica, garantendo al contempo la sostenibilità del sistema e le risorse necessarie per i redditi più bassi. Un piccolo scatto in avanti sui requisiti di uscita che consentirebbe di generare ulteriori e preziosi risparmi strutturali, utili a blindare le coperture della manovra.
