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Governo

Meloni, mossa anti-Vannacci. Registra il suo timbro vocale

La presidente del Consiglio presenta domanda all’Ue per mettere a freno l’uso truffaldino dell’IA in campagna elettorale. I precedenti e la guerra ibrida della Russia

Italy's Prime Minister Giorgia Meloni welcomes Slovenian Prime Minister Janez Jansa before a meeting at the Chigi Palace in Rome, Italy, 5 October 2026. ANSA/GIUSEPPE LAMI

«Io sono Giorgia Meloni» diventerà a tutti gli effetti un marchio registrato. Una notizia che, anticipata dal sito di Repubblica e confermata da Palazzo Chigi, racconta alla perfezione quanto la campagna elettorale sia ormai già entrata nel vivo. La premier ha infatti deciso di depositare all’ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (Euipo) una domanda per la registrazione della propria voce come marchio sonoro, con allegata una breve registrazione di quattro secondi in cui ripete per due volte la frase in questione. Una mossa non certo dettata da ragioni di marketing, come avviene per esempio per molti cantanti. Ma che serve a tutelarsi in via preventiva da una propaganda che di qui alle prossime elezioni si annuncia caratterizzata da una valanga di fake news, propinate anche e soprattutto attraverso l’uso dell’intelligenza artificiale. L’oggetto della richiesta presentata all’Euipo - che al momento risulta «oggetto di esame» - è infatti la tutela nell’ambito di categorie di prodotti e servizi ben precisi: contenuti multimediali scaricabili, attività culturali e organizzazione di manifestazioni politiche. Non è ovviamente una garanzia di protezione, ma dopo il via libera degli uffici di Alicante (sede dell’agenzia europea) utilizzare la voce di Meloni contraffatta comporterà conseguenze legali più stringenti. E in particolare lo sarà per l’espressione «io sono Giorgia», diventata virale dopo il comizio del 2019 a Roma, un vero e proprio meme che ormai identifica Meloni. D’altra parte, la premier è stata più volte coinvolta in casi di contraffazione della sua immagine. Dai video truffa per raggirare gli utenti con finti investimenti finanziari, fino al falso video hard che nel 2020 l’ha portata a denunciare i due presunti autori. Passando per le foto in lingerie, che lo scorso maggio sono girate su tutti i social. In quell’occasione fu proprio Meloni a sollevare con un pizzico di ironia il problema: «Devo riconoscere che chi le ha realizzate mi ha anche migliorata. Ma resta il fatto che, pur di attaccare e inventare falsità, ormai si usa davvero qualsiasi cosa». Un monito anche in vista di una campagna elettorale alla quale Roberto Vannacci si è approcciato con una certa spregiudicatezza nell’uso dei deepfake. L’ultimo episodio è quello della foto della sottosegretaria Matilde Siracusano, con l’ex generale che alla vigilia delle suppletive di Reggio Calabria ha ripubblicato sui suoi profili social un’immagine in cui l’esponente di Forza Italia portava un top nero con una scollatura tanto profondissima quanto fake. E dell’intelligenza artificiale Futuro nazionale sta facendo ampio uso da tempo, a partire dai video ambientati nell’antica Roma. Senza contare che, ormai da diversi anni, Mosca conduce la sua guerra ibrida contro l’Europa concentrandosi proprio sul manipolare con i deepfake le campagne elettorali. Con un solo obiettivo: favorire i movimenti anti-Ue e sgretolare l’Unione dal suo interno.

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