Inviato a Cernobbio (Como)
L’Italia cresce più del previsto e Giancarlo Giorgetti invita a non sottovalutare il risultato. Dal Forum Teha di Cernobbio il ministro dell’Economia certifica una resilienza dell’economia italiana che potrebbe portare il Pil 2026 vicino all’1%. «Rispetto alla crescita dello 0,6% che avevamo messo nel Dfp, per ora abbiamo acquisito lo 0,8%. Se le cose vanno come da indicatori, potremmo avvicinarci anche all’1%», spiega Giorgetti. Un risultato tutt’altro che scontato, considerando un quadro internazionale segnato dai dazi e dalle tensioni in Medio Oriente. Ma proprio questa capacità di tenuta, secondo il ministro, dimostra il valore della linea seguita dal governo. «Non avremo fatto i fenomeni, però la barca è rimasta in galleggiamento», osserva Giorgetti tracciando un bilancio di questi quattro anni. E aggiunge un elemento che rivendica con orgoglio: «Vi posso assicurare che l’Italia è molto più rispettata all’estero che in patria».
La crescita, però, non può diventare un alibi per abbandonare la prudenza sui conti pubblici. Giorgetti respinge implicitamente l’idea che più deficit equivalga automaticamente a più sviluppo e cita il confronto con la Francia. «Se io guardo agli amici francesi, che sono ben oltre il 3% del deficit del Pil, hanno una crescita quest’anno che è circa la metà della nostra», osserva. Al contrario, il ministro rivendica la credibilità riconquistata dall’Italia,. «La stabilità finanziaria che abbiamo conseguito in questi anni, in termini di capacità di gestione del debito pubblico, sicuramente ci ha consegnato la capacità di affrontare con diverso atteggiamento la tempesta che si sta profilando sul mercato dei bond».
È la filosofia con cui il Tesoro si prepara alla prossima legge di Bilancio: sostenere l’economia senza compromettere il patrimonio di credibilità accumulato. Fra le priorità indicate da Giorgetti c’è il contrasto al crollo demografico, destinato a pesare sulla crescita potenziale e sulla produttività. «Il deserto demografico bussa alla porta», avverte il ministro, ricordando che il Paese perde circa 300mila abitanti all’anno e che la contrazione riguarda soprattutto le fasce più giovani. Per questo «sicuramente la legge di Bilancio dovrà dare un occhio di riguardo su tutto questo aspetto».
Qui si inserisce anche il tema dei salari e della capacità di trattenere o riportare in Italia i talenti. «Il governo è disposto a fare la sua parte anche in termini di incentivi fiscali o contributivi», afferma Giorgetti. Ma «ci devono essere gli imprenditori che devono vedere questa come una delle prime forme di investimento per far partire un ciclo di crescita». Altro capitolo decisivo è quello del risparmio. «Ad esempio i fondi di previdenza complementare, perché investono ovunque tranne che in Italia?», domanda Giorgetti polemicamente. Il filo conduttore dell’intervento è infine quello del sovranismo pragmatico, lontano dagli slogan e misurato sulla capacità concreta di governare. «Io mi definisco un sovranista e penso che riuscire a gestire il proprio debito pubblico in questo modo sia una grande dimostrazione di sovranismo pragmatico», rivendica Giorgetti.
«Si può essere sovranisti sparandole grosse, si può essere sovranisti facendo i fatti», conclude riservando una stoccata a Vannacci che su quel palco l’ha preceduto.
