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Governo

Meloni all’opposizione: “Ma quali passerelle. Vicini a chi produce”

Polemica in Italia, però Merz diserta da due anni. Gli scenari di voto anticipato e la legge elettorale. Malpancisti attenzionati

Giorgia Meloni partecipa alla serata inaugurale della Fashion Week al Palazzo Reale di Milano, 23 settembre 2026. ANSA/Ufficio stampa Palazzo Chigi +++ UFFICIO STAMPA PALAZZO CHIGI +++ FOTO NON IN VENDITA - DA USARE SOLO PER FINI GIORNALISTICI +++ NPK +++

Che Giorgia Meloni fosse intenzionata a dedicare più tempo alle questioni di casa non è certo notizia di questi giorni. Lo disse chiaro e tondo l’8 luglio scorso ad Ankara durante la conferenza stampa al termine del vertice Nato, annunciando che alla successiva riunione dei Volenterosi a Parigi sarebbe andato il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Con una digressione piuttosto eloquente: «Voi potete scrivere tutti gli articoli che volete sull’isolamento dell’Italia, il cambio di posizionamento o il disimpegno sull’Ucraina, che ovviamente non c’è. Ma al sesto vertice internazionale in tre settimane non posso neanche permettermi un disimpegno sull’Italia, visto che ho diversi dossier di cui occuparmi in patria». Non è un caso che la partecipazione all’assemblea generale delle Nazioni Unite a New York - a cui la premier in questi anni non è mai mancata - non sia mai stata in agenda, proprio perché Meloni da mesi ha deciso di concentrarsi sul fronte interno. Certo, pesa anche l’imminente e cruciale passaggio della legge elettorale alla Camera, perché un altro scivolone come quello di luglio farebbe saltare il banco e aprirebbe la strada alle elezioni anticipate. La sua assenza a New York (al suo posto è andato Tajani) è però meno eclatante di quanto potrebbe apparire

a sentire le ripetute critiche arrivate dall’opposizione, tanto che pure Friedrich Merz - cancelliere tedesco dal maggio del 2025 - non solo non si è presentato all’assemblea generale Onu di quest’anno (costretto a casa dalla batosta elettorale incassata dalla Cdu) ma aveva marcato visita anche a quella del settembre 2025 (impegnato a seguire i lavori parlamentari sulla legge di bilancio).

Così, all’ennesima polemica in cui la si accusava di aver disertato l’Onu per andare all’inaugurazione della Fashion Week a Milano, Meloni ha deciso di replicare. «Ci sono andata per dire a un settore che vale oltre 86 miliardi di export che il governo c’è», scrive su Facebook. E ancora: «Prendo atto che per la sinistra la settimana della moda è una passerella, per me sono invece le persone che ci lavorano, cioè sarte, modellisti, pellettieri, tecnici, e piccole imprese. Chiamare figuraccia la vicinanza a un comporto in difficoltà dice tutto di quanto la sinistra conosca l’Italia reale».

Sullo sfondo, ovviamente, resta lo scenario politico interno, con una campagna elettorale che è già entrata nel vivo. Se non ci saranno incidenti sulla legge elettorale, in Fdi continuano a sostenere che si arriva a fine legislatura e si voterà a ottobre 2027. In realtà è più probabile tra maggio e giugno (con il nodo election day ancora

da sciogliere), ma dare ai parlamentari una prospettiva di altri dodici mesi di stipendio è un modo per alleviare i mal di pancia di chi vede le preferenze come fumo negli occhi. Per la stessa ragione, Meloni è netta nel dire che se si va sotto alla Camera le conseguenze saranno «inevitabili»: salita al Colle, dimissioni e voto subito dopo la manovra tra fine gennaio e inizio febbraio. Con buona pace del 41% di parlamentari di prima nomina (sono 247 su 600) che non taglieranno il traguardo dei 4 anni 6 mesi e 1 un giorno per aver diritto alla pensione (e buona parte di loro è destinata a non essere rieletta).

Alla Camera, il voto decisivo - a scrutinio segreto - è atteso per l’8 ottobre e tutti i potenziali franchi tiratori - in Fdi se ne contano circa 15 - saranno attenzionati. Se davvero salterà il banco - al momento scenario considerato improbabile - la questione non sarà solo il voto anticipato, ma anche come ci arriverà il centrodestra. Che sarà dilaniato da un’auto-disfatta che equivale a un suicidio e dopo il quale diventerà difficile rimettere insieme i cocci in pochi mesi e mentre si approva una manovra «elettorale».

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