La filiera produttiva del Sud è in ginocchio. Gli scaffali vuoti nei supermercati sono l’ultimo anello visibile di un’intera catena paralizzata dalla protesta degli autotrasportatori per il caro carburante. Legacoop denuncia decine di milioni di euro di danni, le aziende della Calabria il rischio di uno stop produttivo, gli agricoltori in Basilicata tonnellate di latte perso.
Mancano da giorni i prodotti freschi, molti distributori sono rimasti senza benzina. Negli aeroporti al Sud comincia a scarseggiare il cherosene, ed è allarme per i traghetti verso le isole. Ma anche per i servizi essenziali. I sindaci di Napoli e Bari, Gaetano Manfredi e Vito Leccese chiedono al ministro Salvini di anticipare il confronto con gli autotrasportatori, previsto per il 27 ottobre perché temono di avere a breve «città paralizzate e sommerse dai rifiuti».
L’effetto domino è deflagrante. Nonostante lo sblocco per il settore degli oltre 400 milioni di euro di crediti di imposta rimasti imbrigliati nella burocrazia e le rassicurazioni di ulteriori risorse arrivate proprio dal vice premier Salvini, i blocchi alle uscite autostradali soprattutto in Campania e Puglia sono proseguiti, in particolare nel Casertano e in provincia di Napoli. Da parte di autotrasportatori autonomi, slegati dalle associazioni di categoria che ne hanno preso le distanze, chiedendo «con urgenza un intervento deciso e immediato del ministro Piantedosi per rimuovere i presidi che da giorni stanno bloccando il Sud». Il Viminale ha avviato controlli a tappeto sperando di sciogliere i sit-in: il bilancio di ieri è di 1.339 identificati, 71 denunciati, 242 sanzionati. È stata anche disposta la scorta di centinaia di mezzi di trasporto, 500 soltanto in Campania, per garantire il regolare carico e scarico delle merci, visto che dietro ad alcuni episodi degli ultimi giorni si è allungata l’ombra delle infiltrazioni criminali. Il ministro Piantedosi in serata ha convocato una riunione in collegamento con prefetti e questori per sollecitare «la massima attenzione su possibili infiltrazioni». Che per il titolare dell’agricoltura Francesco Lollobrigida in alcuni casi sono state «evidenti e visibili a tutti».
Tra gli episodi sospetti ce ne sono alcuni registrati in Campania, dove sono state tagliate le ruote di altri tir per costringere i conducenti ad aderire alla mobilitazione, o dove copertoni sono stati messi al centro della strada per bloccare i camion in arrivo. Ci sono anche autotrasportatori che denunciano di essere stati costretti a fermarsi. Sulla A1 all’altezza di Caserta c’è chi è fermo da tre giorni. Lollobrigida suggerisce di «guardare il casellario giudiziario di alcuni leader della protesta». Ma la rabbia non si placa. Da un presidio nel Casertano i manifestanti dicono che «dalla riunione a Milano non abbiamo avuto nulla, quei 300 milioni sbloccati erano soldi già destinati alla categoria, il governo deve ascoltarci, non ce la facciamo più».
Se i blocchi continuano non ce la faranno più però neanche i produttori, accusa Confagricoltura, «costretti a distruggere ortaggi e frutta di stagione. Nelle stalle il latte resta fermo per giorni, viene destinato all’alimentazione degli animali, svalutando completamente un prodotto che dovrebbe generare reddito. Sono a rischio il reddito delle imprese agricole, la tenuta occupazionale e il futuro di interi territori. Servono risposte immediate, prima che i danni diventino irreparabili». La prefettura di Napoli è dovuta intervenire con un piano straordinario per garantire la consegna di farmaci e forniture sanitarie.
