Beppe Sala è un uomo che ha fatto dell’aplomb una forma di governo. Ieri, uscito dal vertice con il ministro Matteo Piantedosi e il capo della polizia Vittorio Pisani, ha però raccontato la cosa meno istituzionale e più vera della giornata. Ha visitato i negozi assaltati nel weekend, e non pensa solo ai danni: «Devo pensare anche ai dipendenti, che magari sono ragazzi più o meno della stessa età, spaventati». Commessi 20enni contro saccheggiatori 15enni, separati da un bancone e da un contratto a termine.
Il suo timore è la psicosi del «chiudiamo, perché è troppo rischioso». Per una città come Milano, dice, con la sua storia di piazze e di commercio, sarebbe la sconfitta vera. Dunque la serranda abbassata spaventa il sindaco più dello scontrino del furto.
Sui militari Sala è d’accordo, a una condizione che rivendica come sua. Dopo l’operazione «Vespri Siciliani» avviata nel 1992 (dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio) e «Strade sicure» iniziata nell’agosto 2008, i cinquecento paracadutisti della Folgore in arrivo da Siena dovranno essere un presidio «mobile, non stanziale, perché stanziale serve a poco». Il presidio si concentrerà in centro, dove si è concentrato il problema, senza che la città mostri «un interesse esclusivo» per il salotto buono. Piantedosi conferma: «la massima mobilità sul territorio», un piano del prefetto, la possibilità di fermare le persone.
La polizia locale schiererà tutto quello che ha, circa trecento agenti. Non fronteggeranno i manifestanti, perché quel lavoro non è il loro. Aiuteranno a portare i fermati in questura, e il Comune metterà a disposizione i droni. Sono un supporto, nei limiti delle regole d’ingaggio.
Poi ci sono i numeri. I fermati sono 343, e secondo Sala il 20% è milanese e il 20% straniero, «ma straniero può voler dire seconda generazione». Ci sono avvisi di adunata anche nelle altre città lombarde, e per questo al tavolo c’erano i questori di tutta la regione. «Se li fermiamo a Milano e vanno tutti a Como, non è un successo».
Il passaggio più onesto, e il più scomodo, riguarda le forze dell’ordine: «Se dai una manganellata al 12enne, l’opinione pubblica come reagisce?» riflette Sala ad alta voce con i cronisti. Davanti hai anche dei bambini, dice il sindaco, e l’atteggiamento deve cambiare. È il paradosso di una sommossa con l’apparecchio ai denti.
Salvini, che ha meno dubbi per mestiere, la vede così: «Altro che disagio, cercavano le Nike e l’iPhone». Con il decreto sicurezza, se a devastare sono minorenni, pagano i genitori. Sala osserva che le multe alle famiglie «non sono un ruolo mio», ma un modo per agire andrà trovato. Sulla diagnosi, curiosamente, il sindaco e il leader leghista non sono lontani. I ragazzi interrogati non hanno saputo dire perché fossero in piazza: «C’è da fare casino, è un’occasione per stare con i coetanei». Quindi sono manovrabili, e Sala non esclude che qualcuno provi a infiltrarsi. Salvini invece esclude regie e guerre ibride.
Sala non ritratta l’unica frase che gli è costata qualche telefonata: nel weekend c’erano poche forze dell’ordine in campo. «Non è un’accusa, è una constatazione». E Piantedosi garantisce che sul tema non c’è stata polemica.
Sabato sarà «una giornata delicata», il primo test. Sono attesi gli anarchici e, forse, qualcuno che verrà a contrastare i saccheggiatori. Il sindaco non invita nessuno a restare a casa, perché sarebbe ammettere la psicosi che vuole evitare.
