nostro inviato ad Amatrice
Commozione e lacrime, applausi e raccoglimento. La cerimonia per la commemorazione del decimo anniversario del terremoto che il 24 agosto del 2016 seppellì Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto e tanti altri borghi e centri abitati dell’Appennino centrale inizia alle 3.36 di notte con la consueta fiaccolata che ricorda il momento in cui si scatenò la furia del sisma e si conclude verso le 18.30 con la fine della messa officiata dal cardinale Matteo Zuppi nel campo sportivo adiacente al Parco Padre Minozzi. È qui che una Giorgia Meloni visibilmente commossa depone una corona d’alloro davanti al monumento che ricorda i 299 caduti del terremoto.
Arrivata ad Amatrice in elicottero verso le 16.30, la premier viene accolta da applausi e qualche saluto d’incoraggiamento. Seguiti da un composto silenzio di raccoglimento da parte delle centinaia di persone presenti quando posa la ghirlanda ai piedi della stele commemorativa costruita con materiali recuperati direttamente dai crolli. Resta in disparte sotto un gazebo solo un piccolissimo gruppo: ognuno indossa una maglietta con i volti dei cari rimasti sotto le macerie. Saranno loro, pochi minuti dopo, a incontrare in forma privata Meloni nella palestra di una struttura a poche decine di metri. Un momento di intimità, con i pochissimi presenti riuniti in cerchio con la premier, rimasta impressionata dal viaggio in elicottero da cui ha potuto osservare il dispiegarsi della faglia che dieci anni fa ha fatto tremare il centro Italia. «Faremo quanto possibile e tornerò a trovarvi», assicura ai familiari delle vittime. Tra loro c’è anche Mario Sanna, che nella tragedia perse il figlio di 22 anni e che ha in più occasioni - recentemente anche con un digiuno - denunciato l’invisibilità istituzionale in cui sono caduti i parenti delle vittime. «Non dimenticheremo mai la notte del 24 agosto 2016», fa sapere Meloni sui social. «Troppi rinvii e false partenze - aggiunge - hanno impedito che la ricostruzione potesse procedere rapidamente». Ma il governo, rivendica, «ha raccolto questa responsabilità e ha lavorato con costanza e determinazione affinché potesse concretizzarsi un deciso cambio di passo» e oggi «la direzione è cambiata sia per quanto riguarda i contributi concessi e già liquidati per la ricostruzione privata, sia per quello che concerne la ripresa degli investimenti per la ricostruzione pubblica». Un impegno su cui l’esecutivo mette la faccia come dimostra la presenza alla commemorazione di diversi ministri (Andrea Abodi, Maria Elisabetta Casellati, Gianmarco Mazzi e Nello Musumeci) e molti esponenti di Fratelli d’Italia (tra cui i presidenti di Regione Francesco Acquaroli, Marco Marsilio e Francesco Rocca e il questore della Camera Paolo Trancassini). Una priorità anche secondo il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, secondo cui «il risanamento è un percorso non privo di complessità» ma «che richiede l’impegno di essere ultimato nel più breve tempo possibile».
Per Meloni, dunque, l’accoglienza è calorosa («ci hai aiutato, grazie stella», gli dice un anziano, «non mi far commuovere, ti voglio bene», risponde lei accarezzandolo). Anche se qualche timore che potesse ripetersi una situazione simile a quella di Taranto c’era, visto che anche qui come nel capoluogo pugliese la cittadinanza è stremata da problemi che risalgono ormai a un decennio. Lo conferma ad alcuni cronisti il sindaco di Amatrice Giorgio Cortellesi, civico d’area Fdi. «A Palazzo Chigi - dice davanti all’ingresso del Parco Padre Minozzi - erano preoccupati dai fischi di Taranto e ho mandato un report su criticità e possibili contestazioni». Che, d’altra parte, anche nelle commemorazioni degli scorsi anni si sono in più occasioni verificate. «Ho detto alle forze dell’ordine - aggiunge - di fermare eventuali contestatori perché sarebbe stata una mancanza di rispetto nei confronti delle vittime». Per fortuna non ce n’è stato bisogno.
