Il 3,1% di indebitamento netto sul Pil per il 2025 certificato dall’Istat non riserva sorprese: è il numero già anticipato ad aprile nella Notifica inviata a Bruxelles. A pesare sui conti è ancora l’eredità dei bonus edilizi varati dal governo Conte II nel 2020: la voce «Contributi agli investimenti», dove per anni sono confluiti i crediti d’imposta trasferibili del Superbonus 110%, vale ancora 38,9 miliardi nel 2025, l’1,7% del Pil. Il grosso della bolla è alle spalle - dai 118,8 miliardi del picco 2023 si è scesi sotto i 40 - ma la coda lunga del provvedimento pesa ancora sul debito, salito a un record di 3.095,9 miliardi (136,7% del Pil). Pesa sul deficit anche la natura “mista” del Pnrr, finanziato per due terzi da prestiti che non compensano contabilmente la spesa realizzata: scelta fisiologica, compiuta fin dal 2021, di finanziare il piano con debito comune europeo.
Il risultato è che l’Italia non lascerà la procedura d’infrazione per deficit eccessivo già quest’anno, come si sperava. Lo ha confermato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.
«Prendiamo atto, non senza rammarico, dei dati definitivi espressi dall’Istat sul rapporto Deficit-Pil 2025. Purtroppo, l’Italia non uscirà anticipatamente già quest’anno dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo, come avevamo sperato, ma, coerentemente con i dati già espressi nel Dfp, questo potrà accadere nel 2027», ha dichiarato.
Non è solo questione di calendario. L’uscita dalla procedura entro il 2026 era indicata come condizione di contorno per sfruttare pienamente la clausola di salvaguardia nazionale, la Nec, che consente fino all’1,5% del Pil l’annodi flessibilità tra 2026 e 2028. Restare in procedura un anno in più non blocca la richiesta - già formalizzata ad agosto, con la Commissione al lavoro a settembre e l’Ecofin atteso a ottobre - ma la colloca in un quadro meno solido di quello di altri partner, già fuori dalla procedura, che il via libera l’hanno già ottenuto.
È in questo scenario che si inserisce la richiesta del vicepremier Matteo Salvini, secondo cui per la prossima manovra serve uno scostamento di bilancio di diversi miliardi. Parlando allo stand delle Fs a Innotrans, fiera mondiale del trasporto ferroviario, il ministro dei Trasporti ha ribadito che la legge di Bilancio dovrà essere coraggiosa. «È evidente - ha detto - che serve uno scostamento di bilancio da miliardi. Solo per pagare i lavori già fatti a imprese che hanno lavorato e operai che hanno lavorato, fino ad oggi, per non bloccare i cantieri, noi abbiamo bisogno di 8 miliardi cash», ha detto.
Una richiesta da leggere, alla luce dei conti Istat, con pragmatismo più che allarmismo. Lo spazio più immediato non è quello della difesa, già impegnato con lo 0,9% del Pil chiesto dal governo nella richiesta Nec, ma quello della sicurezza energetica, a cui la clausola riserva fino allo 0,6% del Pil, il massimo consentito, per il triennio 2026-2028: circa 35 miliardi tra le due voci. È un canale stretto - la Commissione esclude che quei fondi finanzino tagli alle accise o sussidi ai fossili, pretendendo investimenti strutturali avviati dopo il 28 febbraio 2026 - ma è su questo terreno, reti, stoccaggi, diversificazione delle fonti, che il governo he il governo può costruire la parte più solida di una manovra che dovrà fare i conti con un’eredità pesante organizzata da altri.
