Matteo Salvini torna al lavoro. Già da oggi. L’agenda è ricca: telefonate, incontri e faccia a faccia per «allargare, unire e rafforzare la squadra». Le polemiche interne? «Hanno dato forza al partito», dicono i leghisti. Domani il segretario sarà al Meeting di Rimini, mercoledì è già atteso a Roma, dove si comincerà a ragionare sulla legge di bilancio. La Lega vuole piantare le sue bandierine: banche, flat tax e costo della vita. È questo il messaggio che arriva da Pinzolo, dove il capitano ieri ha trascorso l’ultimo giorno di vacanza. Prima di lasciare il Trentino, però, ha scelto di rispondere alle fibrillazioni: basta polemiche e avanti con il lavoro. Governatori e amministratori saranno coinvolti.
«Questa estate ovunque sia andato, Roma, Milano, Versilia, Pinzolo, tutte le persone che ho incontrato mi hanno detto di non mollare e di andare avanti sui due temi che stanno loro più a cuore: sicurezza e costo della vita. E la Lega ha le idee chiarissime» ha detto. È questa la linea con cui il segretario vuole arrivare all’appuntamento dell’8 e 9 settembre a Roma, quando il partito riunirà ministri, governatori ed esperti per fare il punto sulle proposte economiche. E Salvini vuole arrivarci da protagonista, senza discussioni interne. Soprattutto in vista del raduno di Pontida del 20 settembre. Il «sacro suolo» dovrà tornare a essere un evento «di popolo».
Alberto da Giussano indossa l’elemento e il Leone sullo scudo è in assetto da guerra. Lo slogan? «Non passa lo straniero». Non soltanto chi arriva illegalmente. Lo «straniero» sono tutte le minacce che, secondo il Carroccio, arrivano da fuori: islamizzazione, immigrazione clandestina, «dublinanti», diktat di Bruxelles, follie green e woke, fino alle banche. Due soprattutto saranno le battaglie identitarie da portare sul pratone: opposizione senza sconti all’islamismo e muro contro un’Unione europea considerata sempre più invasiva. Un ritorno alle origini, ma con nemici aggiornati al 2026. E nell’anno della scomparsa di Umberto Bossi ci sarà anche un ricordo del fondatore. Del resto, è il modo più semplice per rammentare a chi oggi invoca la vecchia Lega che questa vive soprattutto quando riesce a parlare al suo popolo, non quando si perde nei regolamenti di conti per delle poltrone. E il popolo della Lega non è più soltanto al nord.
Prima di Pontida, Salvini il 4 settembre sarà a Donoratico, frazione di Castagneto Carducci, per la Festa della Lega. Nella rossissima provincia di Livorno. Quasi una provocazione. Non solo nei confronti della sinistra, ma anche una sorta di «sfida» a Roberto Vannacci. Salvini glielo ha detto: «Decida da che parte stare», ma lui prende tempo e riflette in riva al mare. Chi gli è vicino parla di un generale intento a studiare le prossime mosse. Non è escluso che risponda «presente» alla «chiamata alle armi». Lui fa sapere di essere disponibile al dialogo, ma sono gli alleati di Salvini a sbarrargli a strada. Il Presidente della regione Calabria Roberto Occhiuto manda un messaggio chiaro: «Nulla a che spartire con Vannacci, gli consiglio di non fare il gradasso». Commento che arriva proprio dopo che Futuro Nazionale ha candidato alle suppletive di Reggio Calabria Domenico Giannetta, ex deputato di Forza Italia e attuale capogruppo azzurro nel Consiglio regionale della Calabria.
Matteo Salvini, però, dopo giorni di discussioni sulla sua leadership vuole far discutere la Lega di Lega. Sicurezza, tasse, banche, Europa, immigrazione. La strategia è semplice: meno psicodrammi e più battaglie riconoscibili. Il test sarà Pontida. Sul pratone si capirà se le polemiche d’agosto erano l’inizio di una resa dei conti o, più banalmente, il solito temporale estivo.
