Matteo Salvini, perché ha deciso di presentare le dimissioni da segretario della Lega?
«In realtà si tratta di una formalità tecnica necessaria per potermi candidare al Congresso straordinario che avevo promesso a Pontida».
Come sarà il Congresso?
«Sarà un congresso vivo, di contenuti. Idee e proposte per rafforzare una Lega sempre più forte in Italia e in Europa, e dare ancora più spazio a sindaci e militanti, aprendo le nostre porte e le nostre sedi anche a chi si avvicina alla politica per la prima volta. Si parlerà di lavoro, imprese, sicurezza, tasse, autonomia, sanità, giovani, famiglie. Di problemi veri e soluzioni concrete. La Lega vince solo se unita e compatta, ha una straordinaria squadra di amministratori, oltre 500 sindaci che hanno acquisito competenze».
Al netto dello sgarbo elettorale, quanto le è umanamente costato il tradimento Vannacci?
«Umanamente è la parola giusta. Ho un grande difetto, anche se qualcuno lo considera un pregio: tendo a dare fiducia alle persone, talvolta anche a chi poi dimostra di non meritarla. Non è stato il primo e non sarà l’ultimo a tradire, più che me gli elettori. Da un certo punto di vista, però, lo ringrazio: ci ha aiutato a fare pulizia di qualche ramo secco nel partito e di persone che antepongono la propria poltrona agli ideali».
Il governo deve preparare la manovra. Come sarà: lacrime e sangue?
«No, quelle le lasciamo ai tristi ricordi di Monti e Fornero. Stiamo lavorando a una legge di bilancio pragmatica, coraggiosa e dalla parte di chi lavora e produce. Per la Lega la priorità sono le persone, non le ideologie: età pensionabile anticipata rispetto ai 67 anni attuali, estensione della Flat Tax al 15% per tutte le partite Iva, aiuti concreti per affrontare il caro energia, trasporti gratuiti o scontati per studenti e pendolari».
Cosa chiede la Lega per riformare le pensioni?
«Già questo governo ha aumentato ogni anno le pensioni di tutti, cancellando definitivamente il blocco delle rivalutazioni, ma bisogna andare oltre e lasciare la possibilità di andare in pensione a 64 anni a chi ha lavorato una vita, aprendo la strada del lavoro ad altrettanti giovani. Stiamo lavorando, con Giorgetti e Durigon, per offrire maggiore libertà di scelta ai lavoratori. Oggi i lavoratori italiani sono fra quelli che vanno in pensione più tardi in tutta Europa».
Le banche dovranno pagare per questi profitti extra?
«Non esistono profitti extra, esistono profitti enormi, realizzati coi soldi pagati dagli italiani per le commissioni bancarie e gli interessi sui prestiti. Se il sistema bancario registra utili per decine di miliardi di euro (quest’anno supererà i 50 miliardi!) credo sia ragionevole chiedere un contributo a sostegno di famiglie e imprese».
Davvero l’Europa è sull’orlo di una guerra con la Russia?
«Ma va là! Non penso che i carri armati russi siano in arrivo a Trieste o a Milano. Mi preoccupa molto di più quello che sta già accadendo dentro i nostri confini: immigrazione clandestina, criminalità, soprattutto estremismo islamico».
Oggi sarà a Bruxelles per il vertice dei Patriots. Qual è l’obiettivo?
«Sarò a Bruxelles con gli amici Marine Le Pen, Viktor Orbán, Santiago Abascal e gli altri leader dei Patriots. Rappresentiamo l’unica vera alternativa a una maggioranza europea che negli ultimi anni ha prodotto disastri».
La sinistra soffia sul vento della violenza?
«Purtroppo si, fra No Tav e pro Pal fanno a gara in aggressività e violenza. Mi pare che negli ultimi anni ci sia stata una sottovalutazione gravissima del clima di odio e intolleranza che cresce in una parte della sinistra».
È preoccupato per l’istituzione dei primi tribunali islamici in Italia?
«Molto. In Italia esiste una sola legge, quella italiana, e una sola giustizia, quella dello Stato. Domani sarò a Padova per fare sentire il nostro forte No alla Sharia. La libertà religiosa è sacrosanta ma nessuno può usarla per imporre la Sharia».
La Lega rivendica un altro risultato storico sull’Autonomia. A che punto siamo?
«Il via libera alle intese definitive per l’Autonomia delle Regioni in Cdm è una soddisfazione enorme, da ministro e prima ancora da leghista. Il nostro movimento combatte da oltre trent’anni, prima con Bossi e poi con Maroni, per dare più voce ai territori, valorizzare le eccellenze e avvicinare le decisioni ai cittadini. Oggi, con questo governo, grazie allo straordinario lavoro del ministro Roberto Calderoli, il risultato è vicino come non mai. Ora resta solo l’ultimo passaggio in Parlamento, poi sarà davvero realtà. È una battaglia storica della Lega».
La Lega ha proposto una norma anti-maranza che interviene anche sulla cittadinanza. Di cosa si tratta?
«La cittadinanza italiana è una cosa seria, non un regalo né un diritto automatico per chi delinque e disprezza le nostre regole. Sono molto soddisfatto della proposta della Lega che introduce una stretta per impedire l’ottenimento della cittadinanza italiana a chi, nato in Italia, si macchia di reati gravi, a partire dallo spaccio di droga».
Il Consiglio dei ministri ha approvato le nuove modifiche al Codice della strada. Quali sono le novità più importanti?
«Ho voluto, da una parte, ridurre le multe, perché la sanzione deve essere sempre un deterrente e mai una vessazione per chi usa l’auto per lavorare o accompagnare i figli a scuola. Dall’altra, dare un segnale forte contro quei comportamenti che mettono maggiormente a rischio la sicurezza di tutti gli utenti della strada. Faccio esempi concreti. Prima, con l’aumento dell’inflazione, aumentavano automaticamente anche le multe. Ora non sarà più così. Al tempo stesso, però, per chi circola senza assicurazione scatta il divieto di circolazione a tempo indeterminato. Ma il nuovo Codice non significa soltanto regole più chiare e maggiore sicurezza. Significa anche meno burocrazia e vita più semplice per i cittadini».
Fra le sue battaglie vittoriose c’è quella di Open Arms. È anche merito di questa sua vittoria se oggi gli sbarchi sono in netta diminuzione?
«Credo che quella vicenda abbia segnato un passaggio importante, anche sul piano politico. Ho difeso i confini del mio Paese e rifarei tutto quello che ho fatto. Oggi, finalmente, anche in Europa sta crescendo la consapevolezza che l’immigrazione clandestina non può essere subita passivamente».
Mi faccia una confidenza: come vive questo momento politico complicato?
«Con grande serenità, ottimismo e fiducia. Noi della Lega siamo abituati da sempre a combattere, in direzione ostinata e contraria. Non abbiamo mai goduto delle simpatie del sistema, dei grandi network, dei giornali, dei palazzi romani, del mondo dello spettacolo o delle cerchie che contano. Eppure siamo ancora qui, dopo decenni di battaglie. Perché la nostra forza non viene dai salotti, ma dalla gente. Dai militanti che montano un gazebo sotto la pioggia, dagli amministratori che lavorano ogni giorno, dagli italiani che continuano a darci fiducia. Io vado avanti per loro, con la stessa passione del primo giorno. E continuerò a farlo finché me lo chiederanno».
