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Meloni, tre accessi ai suoi dati Inps nello stesso giorno: una dipendente rischia il processo, resta il mistero sul perché delle ricerche

Dopo gli accertamenti interni dell’Istituto e l’interrogatorio della lavoratrice, la pm Alessandra D’Amore ha chiesto il rinvio a giudizio per accesso abusivo a un sistema informatico

Tre accessi nello stesso giorno, tutti sulla posizione personale di Giorgia Meloni e, secondo l’accusa, senza alcuna ragione di servizio. È da quelle consultazioni nei sistemi dell’Inps, avvenute il 7 febbraio 2025, che nasce l’inchiesta della Procura di Roma su una dipendente dell’Istituto. Due ricerche avrebbero riguardato i dati anagrafici della premier, la terza la sua posizione contributiva. A più di un anno dai fatti, i pm hanno chiesto il rinvio a giudizio della lavoratrice per accesso abusivo a un sistema informatico.

Tre accessi nello stesso giorno

Secondo quanto ricostruito da Repubblica, la dipendente lavorava presso il Coordinamento generale medico legale dell’Inps e avrebbe utilizzato le proprie credenziali professionali per consultare la posizione della presidente del Consiglio. Due accessi sarebbero stati effettuati su Arca, l’archivio anagrafico dell’Istituto, che contiene informazioni identificative e personali, mentre un terzo avrebbe riguardato l’estratto contributivo, nel quale è ricostruita la storia previdenziale del lavoratore.

Dall’allarme interno alla Procura di Roma

A far emergere il caso sarebbero stati gli stessi controlli interni dell’Inps. Una prima comunicazione dell’Istituto risale alla fine del 2025, seguita dagli approfondimenti sulla protezione dei dati e dall’apertura del fascicolo giudiziario. La dipendente è stata interrogata il 17 aprile 2026 e il 23 giugno la pm Alessandra D’Amore ha chiesto al giudice il rinvio a giudizio. L’accusa ipotizzata è accesso abusivo a un sistema informatico, aggravato, secondo la Procura, dall’utilizzo dei poteri legati alla funzione svolta.

Meloni e Inps indicate come persone offese

Nel procedimento risultano indicate come persone offese sia Giorgia Meloni sia l’Inps, titolare dei sistemi nei quali sarebbero avvenute le consultazioni contestate. La richiesta di rinvio a giudizio non equivale però a una condanna e sarà il giudice a stabilire se vi siano gli elementi per celebrare un processo. Al centro dell’inchiesta ci sono dunque gli accessi informatici e il presunto abuso delle credenziali di servizio, mentre resta ancora senza risposta la domanda principale: perché cercare proprio i dati della premier?

Il nodo del movente ancora senza risposta

La Procura avrebbe ricostruito date, modalità e banche dati consultate, ma il movente degli accessi rimane al momento sconosciuto. La dipendente non avrebbe fornito una spiegazione sul motivo delle tre ricerche. Il caso richiama inoltre un precedente del 2024, quando un dipendente di Intesa Sanpaolo era finito al centro di un’altra inchiesta per consultazioni non autorizzate di migliaia di rapporti bancari: tra i nomi cercati compariva anche quello della presidente del Consiglio.

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