Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 09:32
Governo

Pensioni, Salvini rilancia l’uscita a 64 anni con 36 di contributi nella Manovra 2027

La Lega punta a introdurre un nuovo canale di pensionamento anticipato che potrebbe coinvolgere anche i lavoratori con contributi versati prima del 1996

Matteo Salvini, vice premier e candidato alla segreteria della Lega, durante il suo intervento nel secondo giorno di congresso straordinario della Lega dopo essere stato eletto nuovo segretario a Milano, 25 ottobre 2026. ANSA/MOURAD BALTI TOUATI

Il pensionamento anticipato torna al centro del confronto politico sulla prossima legge di Bilancio. La possibilità di lasciare il lavoro a 64 anni con 36 anni di contributi è una delle richieste sulle quali il leader della Lega e ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, punta in vista della Manovra 2027. Una proposta che potrebbe aprire nuove opportunità per chi non vuole attendere l’età ordinaria di pensionamento, ma che presenta ancora numerose incognite. Il nodo principale riguarda le risorse economiche, oltre alle condizioni che saranno richieste ai lavoratori per accedere alla misura. L’intesa politica nella maggioranza, sostenuta dal leader della Lega, non si è infatti ancora tradotta in una norma. L’ipotesi attualmente sul tavolo è quella di accantonare una prima dotazione finanziaria, rimandando a un secondo momento le decisioni sul funzionamento del nuovo sistema.

La nuova uscita anticipata

Il progetto potrebbe offrire un’alternativa soprattutto a chi ha alle spalle una lunga carriera lavorativa, ma non ha ancora maturato i requisiti necessari per la pensione ordinaria. Il meccanismo ipotizzato combina 64 anni di età e 36 di versamenti previdenziali, una formula che richiama nel nome Quota 100, pur essendo diversa da quella sperimentata tra il 2019 e il 2021. In quel frangente bastavano 62 anni di età e 38 di contributi, senza l’obbligo di convertire l’intero trattamento al metodo contributivo. La nuova soluzione potrebbe coinvolgere anche chi ha iniziato a lavorare prima del 1996, oggi generalmente escluso dall’uscita contributiva a 64 anni, salvo particolari condizioni. Non è però ancora stato stabilito se il beneficio sarà accessibile a tutti oppure riservato a determinate categorie in base alla carriera, al reddito pensionistico o alla tipologia di impiego.

Il prezzo dell’anticipo: assegni potenzialmente più leggeri

Lasciare il lavoro tre anni prima dell’età ordinaria potrebbe comportare una rinuncia economica da valutare attentamente. Una delle soluzioni considerate prevede infatti di calcolare tutta la pensione con il metodo contributivo, anche per chi conserva periodi di anzianità soggetti al precedente sistema retributivo. L’effetto potrebbe essere particolarmente rilevante per i lavoratori con carriere più lunghe, perché l’importo dipenderebbe dai contributi accumulati e dall’età effettiva di pensionamento.

Dal 2027 requisiti più severi per le pensioni ordinarie

La discussione sulla nuova flessibilità previdenziale si inserisce in un quadro nel quale l’accesso alla pensione è destinato a diventare più tardivo. In base agli adeguamenti indicati, dal prossimo anno la pensione di vecchiaia passerà a 67 anni e un mese, per raggiungere 67 anni e tre mesi nel 2028. Anche l’uscita anticipata ordinaria richiederà una maggiore anzianità contributiva: 42 anni e 11 mesi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne nel 2027, con ulteriori due mesi dal 2028. Esiste già un canale contributivo che permette il pensionamento a 64 anni, ma richiede condizioni specifiche, tra cui almeno 20 anni di contributi effettivi e una soglia minima dell’assegno. Dal 2027 anche questo percorso sarà interessato dall’adeguamento di un mese, mentre resteranno previste particolari tutele per alcune categorie impegnate in lavori gravosi o usuranti.

Il fondo nella Manovra

La prima risposta potrebbe arrivare dalla legge di Bilancio, ma non necessariamente sotto forma di una riforma immediatamente operativa. Fra le ipotesi, riportate dal Corriere, per reperire le risorse compare anche un intervento sulle rivalutazioni delle pensioni medio-alte, riducendo gli aumenti legati all’inflazione secondo un modello già utilizzato nel biennio 2023-2024. Nulla è stato tuttavia deciso sulle eventuali soglie economiche o sull’entità delle riduzioni. L’esame della Manovra atteso in Consiglio dei ministri il 28 ottobre potrebbe chiarire la direzione del governo, mentre le disposizioni operative potrebbero arrivare a gennaio.

Commenti