Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 12:40
Governo

Piantedosi blinda subito Milano. I 500 parà schierati da sabato

In prefettura vertice del ministro dell’Interno con Salvini, il capo della polizia e il sindaco Sala. I soldati nel capoluogo fino al 31 dicembre. Il Movimento 17 ottobre rilancia: “Ora decisioni drastiche”

In prefettura Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi

A Milano, da sabato, si contano quattro cose: vetrine, lacrimogeni, ragazzini e ministri. Le vetrine valgono un milione di euro di danni secondo Confcommercio. I lacrimogeni solo sabato sono stati 484; i fermati 343, cinquanta dei quali arrestati, molti in età da diario scolastico. I ministri ieri erano due, Matteo Piantedosi e Matteo Salvini, al tavolo organizzato in Prefettura con il capo della polizia Vittorio Pisani, i questori di mezza Lombardia e il sindaco Beppe Sala.

La notizia, scritta nel decreto approvato martedì dal Consiglio dei ministri, è che a Milano arrivano 500 militari. Ci resteranno fino al 31 dicembre, per una spesa di 4,7 milioni di euro. Non sono i soldati da fioriera, quelli piantati davanti alle stazioni come un elemento d’arredo urbano. Sono parà, in arrivo da Siena. «Preparati, addestrati, esperti, armati», scandisce Salvini che da milanese si dice fiducioso nella Folgore e da ministro avvisa: «Chi ha intenzione di tornare a Milano per saccheggiare, sappia che non la passa».

Piantedosi traduce in un lessico più sobrio. Parla di presidio con «la massima mobilità sul territorio» e di un piano d’impiego «dettagliatissimo» affidato al prefetto. I militari potranno fermare e identificare. Non potranno però arrestare: la norma sui poteri di polizia giudiziaria è saltata dopo le interlocuzioni con il Quirinale. Il ministro liquida i ragionamenti «fioriti» sul tema e ricorda che a Roma, dove è stato prefetto, la fissità del servizio è superata da tempo. Anche perché il «Movimento 17 ottobre» annuncia minaccioso via social che venerdì «usciremo con il 2° comunicato con indicazioni tattiche sulle otto piazze chiamate per sabato 24 ottobre». Aggiungendo che «la repressione e la reazione del Governo purtroppo ci portano a prendere decisioni drastiche».

Poi c’è la questione sociologica che in Italia non si nega a nessuno. Salvini la chiude così: «Qua parlano di disagio e poi hanno telefonini da 1.700 euro». E ancora: «Questi cercavano le Nike, l’iPhone, il Rolex». Per lui non ci sono regie occulte né guerre ibride e nemmeno il caro gasolio a far da paravento: «Sono arrivati a Milano per rubare e devastare senza nessun ideale». A 14 anni si studia, si gioca a pallone, si fa volontariato. È un elenco con la tenerezza di un pieghevole parrocchiale, ma qualcuno dovrà pur ricordarlo. Più ancora a mamma e papà. «Un po’ distratti che non si erano accorti di avere in casa un teppista: pagheranno di tasca loro». Il decreto mette le cifre: multe da 500 a 1.000 euro ai genitori dei minorenni violenti, anche dei non imputabili. Infine c’è il conto dei danni. Per i beni pubblici il prefetto potrà inviare un’ingiunzione di pagamento, mentre chi ha la vetrina sfondata otterrà dal giudice un decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo. Torna così il più antico strumento pedagogico, il portafoglio dei genitori.

Sala usa un altro registro. Chiede di portare l’esempio di un Paese democratico in cui la sola repressione abbia risolto i disagi. Però ammette che di disagio, interrogando i ragazzi, se n’è trovato poco. Lo ha raccontato il procuratore dei minori: alla domanda sul perché fossero in piazza, nessuno ha dato una risposta politica. Erano lì perché «c’è da fare casino». Ragazzi manovrabili, conclude Sala. Su un punto non arretra: nel weekend c’erano poche forze dell’ordine. «Non è stata polemica», assicura Piantedosi. Sabato ci sarà il primo esame. E Salvini spera che non nasca «un mix tra anarchici e maranza». Il sabato dopo è Halloween, quando mascherarsi sarà legittimo. Al vertice, dice Sala, non ne hanno parlato.