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Governo

“Più stabilità con la riforma elettorale. Vinta la guerra col terrorismo”

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani in missione in Brasile. “Export +4,5% in 6 mesi malgrado le guerre”

Italy's Foreign Minister Antonio Tajani speaks with the media as he arrives for a meeting of EU foreign ministers in Brussels, Monday, July 13, 2026. (AP Photo/Marius Burgelman) Associated Press / LaPresse Only italy and spain

Sono le 7,30 del mattino, orario del Brasile, e il ministro degli Esteri Antonio Tajani, leader di Forza Italia, sta lavorando al telefono in hotel a San Paolo. Veste casual con golf e pantaloni e non ha ancora fatto colazione. In missione come ambasciatore del Made in Italy con cento imprese, è raggiante per i risultati economici del Paese. «L’export segna + 4,5% in sei mesi, segno che il governo lavora bene. È un aumento straordinario nonostante le guerre. Siamo la quarta potenza commerciale e la seconda realtà industriale europea». Reduce da Buenos Aires, risponde alla domande del Giornale prima di una tornata di incontri commerciali e del rientro in Italia.

Vicepremier Tajani, a 25 anni dall’11 settembre 2001 come sta l’Occidente sotto attacco dell’islam jihadista?

«Abbiamo vinto la guerra contro il terrorismo, ma non sottovalutiamo i pericoli dell’ala jihadista che provengono dall’Africa subsahariana. Abbiamo sospeso il patto di Schengen proprio per il rischio di infiltrazioni terroristiche in Italia, è una questione di sicurezza delle frontiere, non un dispetto alla Spagna. E poi siamo con le nostre forze armate in Somalia, in Libia e Palestina, sempre impegnati contro il terrorismo. La lezione dell’11 settembre è stata la capacità dell’Occidente di restare unito per difendere sicurezza e libertà».

Il mondo brucia con guerre che sembrano sempre in chiusura ma non finiscono mai. Chi boicotta veramente la pace?

«C’è chi non vuole chiudere le guerre per ottenere sempre qualcosa in più. Il filosofo Bastiat diceva: dove non passano le merci, passano gli eserciti. Ecco, guardiamo alla Russia che vuole restaurare l’Unione Sovietica, e anche ad organizzazioni come Hezbollah e Hamas che vogliono dominare il Medioriente. Il governo italiano non ha risparmiato critiche al premier israeliano Netanyahu e ai coloni violenti. L’Italia lavora per la pace, e anche per creare un clima che argini l’odio e il reclutamento dei giovani al terrorismo. La pace in Palestina sarebbe un colpo mortale per chi vuole utilizzare la leva del terrorismo».

Politica interna. Domani comincia la tre giorni di Forza Italia a Montesilvano dedicata ai giovani. Quale sarà il vostro messaggio alle nuove generazioni?

«Diremo loro, che sono il futuro del Paese, che vale la pena impegnarsi in politica. Lanceremo le nostre proposte per ridurre la pressione fiscale agli under 35 e favorire le start up perché non siano costretti ad andare all’estero. Vogliamo creare un Paese a misura di giovani con un’economia liberale che favorisca la crescita. I ragazzi non devono essere costretti a vivacchiare, ma devono avere la possibilità di mettersi in gioco ed avanzare secondo una carriera di merito».

Il ceto medio è sempre più in difficoltà anche per l’aumento generalizzato di costi e prezzi. Cosa prevede la vostra ricetta liberale?

«Riduzione fiscale su imprese e partite Iva, abbattimento delle tasse sulle tredicesime, agire sul bollo di auto e moto. E soprattutto coinvolgere il settore privato nell’economia nazionale dove 2mila miliardi di risparmi e risorse potrebbero portare enormi vantaggi. E le imprese potranno contare su un governo stabile che non le considera con ostilità».

I sondaggi stimano Futuro nazionale di Vannacci al livello di Forza Italia e Lega. Come cambiano i vostri piani? È tentato da qualche forma di collaborazione?

«Noi andiamo avanti per la nostra strada, secondo le sei linee guida di Berlusconi: Forza Italia è cristiana, riformista, liberale, garantista, atlantista e, infine, europeista. I problemi non si risolvono con gli slogan votando insieme alla sinistra. L’esempio è l’export italiano dove contiamo di raggiungere l’obiettivo di 700 miliardi. Rispondo che c’è una concreta azione di governo se diminuiscono gli sbarchi dei clandestini, perché ci sono un milione e 200mila posti di lavoro in più, la pressione fiscale cala, la Borsa cresce e, infine, lo spread diminuisce. Senza contare che stiamo ancora risolvendo i guai ereditati dalla sinistra come i bonus mal gestiti e mal governati che hanno creato un buco nelle casse dello Stato. Abbiamo avuto il coraggio di riaprire il discorso del nucleare con il ministro Pichetto e ridurre il fardello legislativo e burocratico con i ministri Zangrillo e Casellati. Il resto è solo propaganda dato che il consenso di Forza Italia e del governo è molto forte».

Dal Brasile non ha avuto modo di seguire direttamente i lavori della legge elettorale in Senato. Però le ricordo come Berlusconi fosse sempre stato un grande sostenitore delle preferenze, lui che faceva il pieno di consensi personali ad ogni elezione.

«Il nuovo sistema elettorale rinforzerà la stabilità del Paese. Noi abbiamo dimostrato di essere sempre stati uniti e il centrodestra ha sempre portato stabilità. E soprattutto i comunisti li ha sconfitti Berlusconi nel 1994 e ancora prima De Gasperi nel 1948. Io li ho sconfitti a Bruxelles nel 2017 quando sono stato eletto presidente del Parlamento europeo con una maggioranza composta da popolari, liberali e conservatori».

Dopo il record di longevità repubblicana del governo Meloni, a quali altri primati puntate?

«La riduzione dell’immigrazione e la crescita economica, compreso l’export. Abbiamo fatto molto per la stabilità dell’Italia, siamo accolti bene in tutto il mondo come dimostrano i riconoscimenti ricevuti a San Paolo del Brasile. Il resto sono solo chiacchiere».

Anno 2027, elezioni politiche. Lei, vicepremier Tajani, dove sarà tra un anno? Ha un sogno?

«Il sogno di tutta la mia vita è quello di combattere per difendere i valori in cui credo. Voglio oppormi alla cultura woke e battermi per una società a misura d’uomo. Resterò quello che sono, anche se non avrò alcun incarico: ovvero un combattente della libertà».

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