Mentre a Bruxelles si discuteva su come bloccare l’avanzata islamista nella società e nelle istituzioni, fermare l’infiltrazione dei Fratelli Musulmani e mettere un freno ai finanziamenti alle realtà legate al fondamentalismo, in Italia si faceva largo la notizia lanciata da Il Giornale del «Tribunale sharitico» nato a Padova. Immediata la reazione dell’eurodeputata leghista Anna Maria Cisint già durante la risoluzione del gruppo Patriots: «È gravissimo, il burrone è già davanti ai nostri piedi. Ho scritto alla Procura di Padova». Netta la posizione del leader del partito, il vicepremier Matteo Salvini (foto sotto), che ha tuonato: «La sharia anche in Italia? Assolutamente no. In Italia non possono esistere tribunali islamici né leggi parallele: esistono, e tutti devono rispettare, solo le leggi italiane». La Lega ha poi presentato un’interrogazione ai ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi «sull’assurda vicenda dell’istituzione del cosiddetto Tribunale islamico a Padova. Un organismo che si presenta come la via della giustizia islamica in Italia, inneggiando alla sharia, non può essere infatti compatibile con le leggi, gli usi e i costumi del nostro Paese e costituisce un vero pericolo per la sicurezza», ha dichiarato il senatore Gianluca Cantalamessa. «Su questo non possono esserci ambiguità o zone d’ombra», hanno detto i sottosegretari alla Giustizia Andrea Ostellari e all’Interno Nicola Molteni, della Lega. Jacopo Morrone, delegato del Dipartimento Giustizia del Carroccio, ha chiesto «controlli più severi e una maggiore fermezza sull’osservanza e il rispetto delle leggi e dei valori laici dello Stato da parte di tutti e, nel caso, sollecitiamo tutte le vittime del sistema sharaitico ad appellarsi ai tribunali italiani per avere giustizia». Mentre Paolo Borchia, capodelegazione della Lega al Parlamento europeo, sottolinea come «l’esposto presentato alla Procura di Padova sulla Camera arbitrale islamica italiana merita un approfondimento serio e puntuale. In Italia la libertà religiosa è garantita, ma esiste un solo ordinamento giuridico e non possono esserci forme di giustizia parallela». Dura la presa di posizione anche di Fratelli d’Italia che, con le deputate Elisabetta Gardini e Sara Kelany, ha ricordato come «la sovranità della Repubblica Italiana è una e indivisibile. L’emergere di sedicenti Tribunali Sciaraitici sul nostro territorio nazionale non è tollerabile e rappresenta un pericoloso tentativo di instaurare un ordinamento parallelo di matrice teocratica. Per questo abbiamo presentato un’interrogazione urgente ai ministri della Giustizia e dell’Interno». A ricordare i danni dell’estremismo islamico è anche l’eurodeputato di FdI Stefano Cavedagna, intervenendo in aula a Strasburgo: «Il fondamentalismo islamico è già dentro i nostri confini, ha già prodotto attentati, violenze, discriminazioni, persino l’applicazione della sharia in alcune città dove lo Stato non arriva più e ha perso il controllo. Arriva anche grazie all’immigrazione clandestina incontrollata e con la compiacenza di una certa sinistra, socialisti e progressisti in tutta Europa».
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