Grecia, tutto esaurito per i sirtaki-bond da 5 miliardi di euro

Lassù, qualcuno non li ama. Da Atene, basta alzare lo sguardo verso Berlino per rendersene conto. Non è bastato mettere in campo misure anti-deficit aggiuntive per 4,8 miliardi di euro, accettare lo scontro frontale con quanti quei sacrifici li rigettano paralizzando il Paese, per cambiare lo stato dei rapporti con la Germania. E non è servito nemmeno passare a pieni voti il primo esame con i mercati, grazie al tutto esaurito registrato ieri dall’emissione di un bond decennale per 5 miliardi (richieste per 15 miliardi).
Dopo la copertina choc della scorsa settimana di Focus, quella con la Venere di Milo in posa da hooligan che aveva mandato su tutte le furie il governo ellenico e causato quasi un incidente diplomatico, ieri due deputati tedeschi hanno provocatoriamente chiesto alla Grecia di mettere all’asta una parte delle proprie isole e l’Acropoli per ripianare i conti. «Noi vi diamo la grana, voi ci date Corfù», è stata la sintesi, tanto efficace quanto brutale, con cui la Bild ha riassunto il pensiero di Frank Schaffler, esperto di economia del partito liberaldemocratico, e di Marco Wanderwitz, deputato della Cdu di Angela Merkel. Insomma, non un buon viatico all’incontro previsto per oggi tra il cancelliere tedesco e il premier greco, George Papandreu. La stessa Merkel, mercoledì scorso, aveva puntualizzato che il tema degli aiuti non sarebbe stato toccato durante il rendez-vous. Papandreu, arrivato ieri a Berlino, ha fatto sapere che «la Grecia non chiederà un centesimo alla Germania, perchè Atene ha bisogno di un sostegno politico e non di un aiuto finanziario». Ma il punto centrale resta sempre lo stesso: ovvero, l’insostenibile pesantezza dei tassi d’interesse che la Grecia deve sopportare per poter avere credito. Il sirtaki-bond collocato ieri ha avuto successo non solo perché il piano di risanamento viene giudicato credibile, ma anche perché rende il 6,4%, il doppio rispetto a quanto pagano i bund decennali. Atene ha impegni complessivi di rifinanziamento quest’anno pari a 54 miliardi, 20 dei quali tra aprile e maggio, e senza un allentamento delle tensioni è alquanto improbabile sperare in rendimenti più leggeri. Ma per uscire dalla sua crisi, ha sottolineato Papandreu, il governo di Atene «deve essere in grado di chiedere prestiti a tassi non proibitivi», altrimenti «sarà difficile attuare le misure di austerità» varate in queste settimane.
Provvedimenti draconiani che stanno allargando a macchia d’olio lo scontento nel Paese. Ieri 70 sindacalisti hanno occupato il ministero delle Finanze, impedendo ai dipendenti di entrare nel palazzo, mentre migliaia di manifestanti hanno distribuito la protesta tra il Parlamento e l’Università di Atene. Per oggi è stato proclamato uno sciopero di tre ore destinato probabilmente a creare forti disagi nel trasporto aereo e urbano. La nazione è da settimane in uno stato di semi-paralisi, e i rappresentanti dei lavoratori temono che la Grecia possa scivolare in una recessione ancor più profonda e che la disoccupazione possa dilatarsi. «Le misure sono crudeli, ingiuste e sbilanciate. Il peso non è equamente distribuito», ha detto Stathis Anestis, portavoce del sindacato del settore privato Gsee. Il piano di austerità annunciato mercoledì va a incidere soprattutto sul reddito dei lavoratori del pubblico impiego e sulle pensioni, mentre sul versante delle entrate sono stati decisi rincari per carburanti, sigarette e alcolici.
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