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Guerra

Decide Trump: tregua energetica Mosca-Kiev

Il tycoon annuncia l’intesa reciproca, dopo aver chiesto (solo) all’Ucraina di fermare i raid sulle raffinerie russe. Il Ft: “Zar riluttante”

US President Donald Trump speaks to the press aboard Air Force One while flying to Joint Base Andrews, Maryland from Ireland on September 13, 2026. Trump is returning from Ireland where he attended the Irish Open golf tournament at his family's course in Doonbeg over the weekend. (Photo by Brendan Smialowski / AFP)

Non cambia le sorti del conflitto, probabilmente non muove nulla sul piano delle trattative di pace ma è comunque un segnale. Sia del fatto che un dialogo è veramente possibile, sia di quanto la «voce del padrone», ovvero quella del presidente degli Stati Uniti, possa effettivamente spostare gli equilibri e, alla lunga, diventare decisiva. È stato proprio Donald Trump infatti con la consueta, ma questa volta efficace, fuga in avanti, ad annunciare l’accordo raggiunto tra Mosca e Kiev per una tregua energetica, nel momento in cui raffinerie e centrali elettriche sono il principale obiettivo dei raid di Mosca e delle repliche a lungo raggio di Kiev. ma potrebbe non bastare.

Ha scelto il suo social Truth Donald Trump per dare l’annuncio. «L’Ucraina ha concordato di non colpire obiettivi energetici russi. La Russia ha accettato di fare altrettanto! L’aumento del prezzo del diesel a livello mondiale è dovuto principalmente alla guerra tra Russia e Ucraina, non all’Iran», ha scritto il presidente americano. Affermazione probabilmente solo parzialmente vera (basti pensare per esempio che l’Italia non è più dipendente dalle forniture russe) ma comunque significativa. E che arriva il giorno dopo che il tycoon aveva intimato soltanto a Zelensky di fermare i propri raid sull’energia russa, ottenendo, almeno a quanto pare, la reciprocità.

A quanto pare perché, scottata dalle tante promesse non mantenute, Kiev non si fida fino in fondo. «Se i partner sono disposti a garantire che la Russia smetta di colpire la nostra rete elettrica, le nostre altre infrastrutture energetiche, le infrastrutture critiche e il flusso di cibo, noi, ovviamente, siamo pronti a garantire una corrispondente cessazione dei nostri attacchi», ha scritto anche lui via social il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, in risposta alle parole di Trump. «Ci aspettiamo che i partner forniscano dettagli concreti poiché gli attacchi russi sono diretti proprio contro queste infrastrutture - continua il leader di Kiev - Ogni giorno vengono presi di mira impianti energetici ucraini, infrastrutture portuali, la logistica e persino i depositi di generi alimentari e prodotti farmaceutici». Il problema secondo Zelensky è proprio la controparte. «L’Ucraina non è certa che la Russia abbia la volontà di rispettare alcun accordo. Una tregua deve essere affidabile, a lungo termine e avere un effetto reale sulla vita delle persone, e non fallire dopo che i russi avranno ottenuto un allentamento della tensione riguardo alla benzina e al gasolio». E ancora: «La guerra deve finire e un passo per la de-escalation riguardo alle infrastrutture critiche potrebbe essere il primo passo».

La palla, ancora una volta, passa quindi sul campo russo che per il momento, tramite il portavoce del Cremlino Peskov, si limita a dire che «qualsiasi appello al regime di Kiev affinché cessi gli attacchi alle infrastrutture economiche civili non può che essere accolto con favore», proseguendo quindi la strada a senso unico imboccata da Mosca. Tanto che lo stesso Peskov, alla domanda se la Russia sarebbe disposta ad astenersi dagli attacchi alle infrastrutture di Kiev qualora l’Ucraina accettasse tale richiesta, non ha proferito parola. Un silenzio pericoloso, anche perché secondo fonti del Financial Times, Putin sarebbe riluttante riguardo l’ipotesi. Un piccolo spiraglio, comunque, è aperto. E può essere un inizio. Perché se Trump alza la voce, e lo fa in maniera equa, qualcosa può davvero muoversi. E sarebbe anche l’ora.

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