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Guerra

Drone abbattuto in Romania. “Sembra venire dalla Russia”. Maxi raid di Kiev su Mosca

L’intervento dei jet spagnoli. La Nato accusa il Cremlino, il precedente in Lettonia. Dall’Ucraina 600 velivoli verso la Capitale nemica: mai così tanti. Sei vittime

epa13173557 A firefighting helicopter flies above a burning Wildberries facility following a reported Ukrainian drone strike at the Koledino Industrial Park near Podolsk, Moscow Region, Russia, 16 August 2026. Moscow Region Governor Andrei Vorobyov reported that an overnight drone attack ignited a major fire at a warehouse belonging to Russia's largest online retailer Wildberries, adding that no employees were injured at the site. EPA/STRINGER

Il fronte smette di essere una linea sulle carte militari e diventa una presenza diffusa. Non corre più tra due trincee ma attraversa cieli, reti elettriche, corridoi logistici, e i confini stessi della Nato. È successo ancora una volta nella notte sul Mar Nero. Un drone entrato nello spazio aereo romeno è stato intercettato e abbattuto da un F-18 spagnolo impegnato nella missione di Air Policing dell’Alleanza Atlantica. Un episodio che segue di pochi giorni quanto accaduto in Lettonia, dove caccia italiani erano intervenuti contro un Uav penetrato nello spazio aereo alleato. Due fatti che appartengono alla stessa geografia inquieta, quella di un conflitto che deborda dai propri confini e lascia tracce ovunque.

Non sono più incidenti, ma sintomi che traboccano oltre il campo di battaglia e costringono la Nato a trasformare la vigilanza in intervento. La ministra degli Esteri romena Toiu ha ringraziato Madrid per quello che ha definito un «contributo concreto alla sicurezza degli alleati». Il drone, entrato in Romania dalla direzione della Moldavia e intercettato nei pressi di Galai, è stato distrutto da un caccia decollato dalla base «Mihail Kogalniceanu» di Costanza. L’apparecchio «sembra essere russo». Le indagini sono in corso. In un’altra immagine simbolica della giornata, davanti alla spiaggia Modern, sul litorale del Mar Nero, la Marina romena ha recuperato i resti di un ulteriore drone finito in mare.

Nelle ultime 24 ore la guerra di fatto è stata segnata dai droni, che hanno provocato almeno 19 vittime civili sui due fronti. Mosca denuncia uno dei più massicci attacchi degli ultimi mesi, con circa 1.500 velivoli diretti contro sedici regioni russe e la Crimea. Tra gli obiettivi più significativi figurano due hub di Wildberries, il colosso russo dell’e-commerce, a Koledino e Domodedovo. Kiev sostiene di aver ormai messo fuori uso sette dei dieci maggiori centri logistici dell’azienda, mandando in cortocircuito una componente cruciale della catena distributiva russa. A Rostov è stato danneggiato il Kombinat Kamensky, impianto per la produzione di propellenti destinati ai missili russi. I massicci attacchi hanno costretto Putin a spostare la campagna elettorale in Siberia, a oltre 3mila km da Mosca. La risposta di Mosca non è stata meno intensa. Missili balistici e droni hanno investito Kiev, Kryvyi Rih, Nikopol, Kremenchuk e Odessa. Nella capitale si sono verificati incendi e danni al quartiere Obolonskyi; tra le immagini più simboliche, il mercato librario di Pochaina ridotto in cenere. A Kryvyi Rih un missile ha colpito lo stabilimento siderurgico ArcelorMittal, rallentando parte della produzione. A Odessa sono finiti nel target una nave che trasportava armamenti occidentali e un centro commerciale aperto al pubblico.

Zelensky ha denunciato una nuova escalation, riferendo che nell’ultima settimana sono stati lanciati oltre 1.550 droni e decine di missili contro tredici oblast del Paese. Il ministro degli Esteri Sybiha ha sollecitato gli alleati a rafforzare la difesa aerea, avvertendo che la minaccia riguarda l’intera Europa. La guerra, intanto, continua a consumare i suoi protagonisti nell’ombra. È stata confermata la morte di Robert Shageev, ufficiale della Flotta russa del Mar Nero, ucciso in un attentato a Sebastopoli. L’FSB accusa la 32enne russa Margarita Reut di aver agito per conto dei servizi ucraini: arrestata mentre tentava di lasciare il Paese, ha confessato senza mostrare pentimento. Ieri sera sono riprese a Kiev le protesta per chiedere il ritorno alla guida della Difesa di Fedorov, che sostiene di essere rimasto «in ottimi rapporti» con Zelensky. Intanto gli Stati Uniti starebbero intensificando la pressione sul governo lituano perché il Paese baltico lasci la Corte penale internazionale (Cpi) nell’ambito di una campagna volta a ottenere il ritiro dalla Cpi di tutti gli Stati sul cui territorio sono di stanza truppe americane. Gli Stati uniti non avrebbero tuttavia minacciato di ritirare le proprie truppe qualora Vilnius non accettasse. Negli ultimi anni, la Lituania ha ripetutamente sostenuto l’operato della Cpi con particolare riguardo alla necessità di vedere riconosciuti e puniti a livello internazionale i crimini di guerra commessi dalla Russia in Ucraina.

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