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Guerra

Trump gela l’Iran: respinta la tregua, ecco quando potrebbero ripartire i bombardamenti

Teheran offriva sette giorni di stop e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Il presidente Usa avrebbe però già indicato una possibile finestra per nuovi raid

Il pendolo della guerra in Iran continua ad oscillare verso la ripresa delle ostilità dirette tra Washington e Iran. Con una tempistica ben precisa, stando a quanto appena riportato dal Wall Street Journal. Fonti consultate dal principale quotidiano finanziario americano sostengono infatti che Donald Trump abbia respinto la proposta di un cessate il fuoco di sette giorni avanzata dalla Repubblica Islamica e che abbia confidato ai suoi collaboratori di prevedere la ripresa dei bombardamenti sull’Iran dopo le elezioni di midterm del 3 novembre.

Il ministro degli Esteri del regime islamico Abbas Araghchi giovedì aveva annunciato di aver proposto agli Usa un piano di pace volto a far cessare le ostilità in una settimana. “Abbiamo presentato agli Stati Uniti, tramite degli intermediari”, una proposta secondo cui, sotto determinate condizioni, “lo Stretto di Hormuz verrà riaperto alla fine del settimo giorno e i colloqui riprenderanno”. Così si era espresso Araghchi durante una conferenza stampa alle Nazioni Unite precisando che quanto esposto rispecchiava gli impegni assunti nel memorandum d’intesa (stipulato tra i due Paesi a giugno e poi naufragato poche settimane dopo), non nascondendo di preferire il raggiungimento di un accordo prima delle elezioni di midterm.

Il massimo rappresentante della diplomazia di Teheran aveva sottolineato con i giornalisti i vari passaggi previsti dal piano. La cessazione di tutte le ostilità, anche in Libano, durante i sette giorni di tregua, lo sblocco dei beni iraniani congelati da parte di Washington, la revoca delle sanzioni sul petrolio iraniano e del blocco navale contro il regime. Per terminare poi, come già menzionato e come ultimo passaggio, con la riapertura dello Stretto. Solo a quel punto, secondo Araghchi, sarà possibile riavviare i colloqui sul programma nucleare. Tutto però bocciato da The Donald.

Il niet di Trump trapelato sulla stampa americana non sembra però del tutto granitico. Le fonti anonime citate dal Wall Street Journal dichiarano che le posizioni del capo della Casa Bianca potrebbero cambiare con il protrarsi della guerra nelle prossime settimane e potrebbero essere influenzate dai risultati delle elezioni di medio termine. Risultati che, almeno a giudicare dai sondaggi e dai malumori interni al partito repubblicano, potrebbero non essere favorevoli al Gop.

Imprecisata rimane poi l’entità degli attacchi che il tycoon starebbe prendendo in considerazione. Tra minacce e marce indietro annunciate più volte dal commander in chief, il quotidiano statunitense riporta comunque che il tycoon sarebbe riluttante a riprenderà le ostilità su larga scala, in parte perché gli Stati Uniti vogliono riservare le scorte di munizioni “ad altre eventualità”.

“L’unica cosa certa è che l’Iran non avrà mai un’arma nucleare”, ha detto The Donald questa settimana all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Sullo sfondo dell’appuntamento annuale a New York, il Qatar e altri mediatori della regione hanno cercato di rilanciare i colloqui tra Stati Washington e Teheran. Proprio in questa cornice sarebbe arrivata la proposta di tregua di sette giorni avanzata da Teheran. I mediatori arabi hanno affermato che i diplomatici del regime hanno presentato diverse proposte per porre fine al conflitto e hanno riconosciuto il peggioramento della crisi economica nel loro Paese.

Le Guardie Rivoluzionarie hanno però fatto sapere che l’Iran non prendere in considerazione nuove formule per un accordo e che sono pronte ad una guerra di lunga durata. Una scommessa su cui in parte starebbe puntando anche la Casa Bianca (e Arabia Saudita ed Emirati Arabi dietro le quinte) ritenendo che la pressione economica alla fine costringerà i pasdaran ad accettare un accordo con termini favorevoli per gli americani e per i Paesi del Golfo Persico.

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