Piano, molto piano e tra gli ostacoli. Ma qualcosa, forse, sta iniziando a muoversi. Al punto che ora esiste un’ipotetica road map per provare almeno a discutere della fine del conflitto in Ucraina. L’assemblea dell’Onu, con l’apparente asse tra Zelensky e Trump che ha messo Putin all’angolo, sembra aver smosso qualcosa e l’ipotesi di un trilaterale non sembra più soltanto una speranza. Da New York fino agli emirati che potrebbero ospitare il vertice il mese prossimo fino al G20 di Miami di metà dicembre. Ecco dove risiedono le speranze di dialogo accompagnate dalla solita pressante domanda: riuscirà Donald a portare davvero al tavolo lo Zar costringendolo in qualche modo ad accettare un compromesso e a rinunciare alle ormai stucchevoli posizioni massimaliste? Piaccia o no, il futuro del conflitto passa da qui.
La possibilità di un incontro trilaterale tra Stati Uniti, Russia e Ucraina è stata discussa anche in una recente telefonata tra Putin e Trump. Zelensky ha confermato la proposta americana per un vertice «a livello tecnico» negli Emirati Arabi Uniti «per
discutere degli sforzi per mettere fine alla guerra». Ma da Mosca ecco per l’ennesima volta i «se» i «ma» e i «chissà». «È vero, si è parlato della possibilità ma non è ancora il momento», ha detto il portavoce del Cremlino Peskov. E Putin cala il carico da 90: «La Russia era pronta a riprendere i negoziati dopo le elezioni, ma l’Ucraina ha tentato di colpire Mosca e ha attaccato i seggi. La risposta della Russia è stata così energica che Kiev ha chiesto un cessate il fuoco ma dopo tutto ciò che hanno fatto gli ucraini rifletteremo attentamente su ciò che dobbiamo fare in risposta». Lo Zar ha poi assicurato (...) che nonostante i Baltici siano brutti e cattivi non intenden attaccare l’Europa e ha detto che le relazioni con gli Stati Uniti «sono ridotte quasi a zero». È palese come solo Donald Trump abbia le carte in mano per convincere tutti a sedersi, a trattare e a rinunciare a qualcosa. Anche se Zelensky apre a nuovo possibile uomo forte. «Ho chiesto francamente a Trump di parlare con Xi Jinping e di chiedergli di influenzare Putin affinché ponga fine alla guerra, o almeno intraprenda passi di de-escalation», ha detto il leader di Kiev. E alla luce dell’improvvisa amicizia tra Pechino e Washington, il ruolo del
leader cinese, da sempre vicino ma non troppo a Mosca, potrebbe fare la differenza. Mentre Trump ha invitato lo Zar al G20 di Miami proprio nel tentativo di persuaderlo a chiudere una guerra che ormai (Zelensky dixit), solo lui sembra volere.
Una guerra che intanto non si ferma e va avanti secondo uno spartito consolidato. Kiev punta le raffinerie russe, Mosca colpisce le città ucraine. E allora, ecco la necessità ucraina di difendere i cieli. Come anticipato giorni fa, il presidente ucraino ha fatto sapere di avere avuto l’ok definitivo di Trump per produrre i Patriot in Ucraina. «Durante il nostro ultimo incontro, Trump ha sottolineato: Sì, ho preso una decisione definitiva. L’Ucraina otterrà le licenze per la produzione di missili Patriot». Quanto basta perché il Cremlino schiumi rabbia. «Zelensky sta parlando molto ultimamente, stiamo monitorando quali paesi rilasciano quali licenze e quali armi forniscono», ha detto Peskov. Schermaglie. Si spera tra le ultime.
