Washington mantiene alta la pressione per piegare i suoi nemici. Oggi l’Iran e in un futuro prossimo, Cuba. Questa la strategia messa in campo sin qui dall’amministrazione repubblicana che sembra voler legare a distanza le sorti del regime di Teheran a quello dell’Avana. D’altra parte è stato lo stesso Donald Trump a dichiarare nei mesi scorsi che dopo i pasdaran passerà ad occuparsi del governo castrista. Forse il tycoon potrebbe però decidere di passare all’azione ben prima di chiudere il dossier mediorientale. Infatti, nelle stesse ore in cui si apprende che il commander in chief starebbe valutando una ripresa degli attacchi contro la Repubblica Islamica dopo le elezioni di metà mandato, Cbs News ha rivelato che l’esercito Usa starebbe elaborando piani di contingenza per un’eventuale operazione a Cuba.
Tutto parte da un messaggio interno dell’US Army, visionato dall’emittente statunitense, da cui emerge che la Riserva delle forze armate americane sta studiando la fornitura al Southern Command, sotto il quale ricade l’area dei Caraibi, di forze di polizia, personale medico e altre unità di supporto entro i prossimi quattro mesi. Il documento non fa riferimento esplicito a Cuba ma diversi funzionari Usa consultati da Cbs hanno confermato che la pianificazione riguarda proprio l’isola caraibica. Al momento non vi sarebbero indicazioni di ricezioni effettive di ordini di dispiegamento. Tantomeno nel messaggio non è precisato il numero di soldati che sarebbero necessari nella regione del Comando Meridionale.
Nel documento redatto la settimana scorsa si afferma che il quartier generale della Riserva dell’US Army sta raccogliendo pareri dai comandi subordinati sulla possibile disponibilità di sei tipi di formazioni e si ordina l’invio di un riscontro entro il 25 settembre. Tra le unità previste ci sono un battaglione di supporto logistico al combattimento e un battaglione del genio militare. Il messaggio prevede inoltre la creazione di una brigata medica e di una brigata di polizia.
“Per motivi di sicurezza operativa”, ha commentato un portavoce del Comando Meridionale, “non divulghiamo detagli né commentiamo i movimenti operativi statunitensi o le potenziali tempistiche di dispiegamento associate a operazioni, contingenze o pianificazioni attuali o future”. Il portavoce ha proseguito sostenendo che “tuttavia, il Comando Meridionale degli Stati Uniti si coordina costantemente con le Forze congiunte per valutare una serie di potenziali esigenze nella sua (area di responsabilità) a supporto delle missioni assegnate”.
Stando a quanto riferito da Cbs News, quest’anno le forze Usa hanno condotto operazioni di ricognizione sul fondale marino e nelle acque antistanti Cuba. Separatamente, componenti dell’aviazione americana sono state poste in stato di massima allerta e hanno ricevuto l’ordine di predisporre il personale per un potenziale dispiegamento. Questi piani non si sono concretizzati, aggiunge l’emittente precisando di aver omesso alcuni dettagli che potrebbero mettere a rischio i soldati Usa. Già a luglio sempre Cbs News aveva riferito che i pianificatori militari di Washington avevano esaminato una serie di opzioni per una possibile azione contro l’Avana.
Questa settimana Trump ha dichiarato all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che la sua amministrazione sta cercando un “cambiamento fondamentale” sull’isola e ha affermato che il segretario di Stato Marco Rubio sta negoziando con Cuba. Il tycoon ha inoltre affermato che il governo comunista dell’isola caraibica “cadrà” e che “la libertà arriverà a Cuba”. Parole che hanno provocato l’abbandono dell’aula del Palazzo di Vetro da parte della delegazione cubana.
