San Pietroburgo, culla e feudo di Putin, si è svegliata avvolta dal fumo denso dei terminali petroliferi in fiamme. Tra blackout e incendi, l’offensiva ucraina ha infranto l’illusione di un conflitto confinato ai margini delle mappe televisive, colpendo al cuore il valore simbolico e le infrastrutture strategiche della Russia. L’attacco ha lasciato sul campo almeno un morto e cinque feriti. Mosca dichiara di aver intercettato oltre mille droni sull’intero territorio nazionale, cifre che trasformano la contabilità militare nell’ennesimo strumento di retorica. Dal Cremlino, il portavoce Peskov ha provato a declassare i raid a «ultime manifestazioni di un’agonia», sostenendo che le incursioni di Kiev non altereranno l’esito finale.
Zelensky ieri ha avuto una conversazione telefonica con i negoziatori Whitkoff e Kushner su questioni di difesa aerea, mentre Stati Uniti hanno ripreso a condividere le informazioni di intelligence con Kiev. Il presidente ucraino ha ringraziato, ribadendo la disponibilità a trattare in ogni sede, ma ha ribadito che «la pace dipende molto dalla posizione Usa. Sarebbe un errore storico se si posizionasse con Mosca». Nel frattempo resta viva la polemica sul sistema satellitare tra Kiev, l’amministrazione Trump ed Elon Musk. Se Zelensky accusa SpaceX e la Casa Bianca di restrizioni deliberate, provocando la dura replica del segretario al Tesoro Bessent («è un irresponsabile!»), il segretario di Stato Rubio getta acqua sul fuoco: nessun boicottaggio, l’Ucraina usa la rete commerciale Starlink e non ha mai avuto accesso a quella militare Starshield.
Da Roma, il ministro Guido Crosetto riporta il dibattito al senso di realtà: «L’Ucraina non potrà mai vincere la guerra», ha dichiarato alla BBC, precisando che l’obiettivo resta garantire la sopravvivenza del Paese e fermare il conflitto. Per Crosetto, sostenere la resistenza di Kiev non significa opporsi alla pace, ma costringere la Russia a fermare i bombardamenti per permettere all’Ucraina di decidere il proprio futuro. L’Italia valuta un nuovo pacchetto di aiuti militari entro fine anno. Dal Cremlino, intanto, il ministro degli Esteri Lavrov tira dritto sull’intesa energetica: «l’accordo tra Mosca e Washington è una questione bilaterale, a prescindere da ciò che Zelensky possa fare o dire».
Mentre i grandi discutono, e Putin medita se prendere parte o meno al G-20 di Miami, la guerra si prende anche i cieli europei. Un drone è entrato nello spazio aereo della Lituania provenendo dalla Polonia, prima di schiantarsi nel nord del Paese. Due Eurofighter italiani sono decollati d’urgenza sotto il comando della Nato. Le autorità lituane hanno avviato un’indagine con il coinvolgimento di Varsavia. Kiev ha riconosciuto che il velivolo potrebbe essere stato ucraino, deviato dalle contromisure elettroniche russe durante un’operazione contro obiettivi militari nemici. Nelle ultime 24 ore, gli attacchi russi hanno provocato 14 morti e 82 feriti in diverse regioni del Paese, con danni a infrastrutture energetiche, impianti industriali e abitazioni. Zelensky denuncia 76 attacchi russi contro il settore energetico, petrolifero e del gas dall’annuncio della tregua energetica americana. La Romania riferisce di aver abbattuto due droni russi sulle proprie acque territoriali.
