Leggi il settimanale

Escalation controllata tra gli Usa e il regime. Ma l'Iran tira la corda. "Donald è frustrato"

Colpi incrociati (per ora) gestiti. Trump e la rabbia per l’accordo che non arriva

Escalation controllata tra gli Usa e il regime. Ma l'Iran tira la corda. "Donald è frustrato"
00:00 00:00

Escalation controllata, almeno per ora. I nuovi lampi di guerra in Medio Oriente assomigliano a un botta e risposta e non alla ripresa di un conflitto aereo totale, h 24, anche se l'escalation può velocemente sfuggire di mano. Il presidente americano, Donald Trump, che è fumantino e perde facilmente la pazienza, potrebbe ordinare raid più incisivi, ma dopo aver ripetuto 38 volte che l'accordo con Teheran era a un passo ha disperato bisogno di uscire dal pantano. Il tycoon viene descritto dal suo entourage come estremamente frustrato per le perduranti esitazioni dell'Iran a rispondere alla sua ultima proposta. Proprio per evitare di porre altri ostacoli a un eventuale accordo il commander in chief avrebbe chiesto di modulare gli attacchi di ritorsione all'abbattimento dell'elicottero Usa in modo da evitare vittime senza rinunciare a mandale un segnale. Anche gli israeliani, che sono stati attaccati con una trentina di missili come rappresaglia per i bombardamenti israeliani in Libano contro Hezbollah, hanno riposto subito, ma senza andare avanti. «Da tutte e due la parti si stanno usando le armi come parte del negoziato. Però sembra, che non ci sia la volontà di riprendere un conflitto su vasta scala», spiega al Giornale una fonte militare che monitora il braccio di ferro in Medio Oriente.

Trump si è reso conto che gli israeliani lo avevano infinocchiato sul successo della campagna aerea, la fine del regime e punta a una exit strategy, che non gli faccia perdere la faccia. Nonostante gli allarmi lanciati a tempo debito dal Pentagono ha sottovalutato i problemi di munizionamento oramai a un livello di guardia. Le stime del portale Analisi difesa, che si basano su fonti Usa, indicano che nei 40 giorni di guerra, gli americani hanno lanciato 1100 missili da crociera Jassm, che costano più di un milione di dollari a esemplare. Mille missili Tomahawk (3,6 milioni ciascuno) pari ad una produzione decennale. La Marina Usa sta correndo ai ripari con una richiesta di 3 miliardi di dollari per il 2027 per aumentare del 1200 per cento il numero di missili a lungo raggio contro obiettivi terrestri. Oltre ad ulteriori 1000 missili balistici tattici Atamcs gli americani hanno utilizzato nel conflitto 1200 intercettori Patriot (2.000 contando anche gli Standard e Talon), il doppio della produzione annuale al costo di quasi 4 milioni di dollari ognuno. Gli arsenali non sono a zero, ma sono arrivati al livello di guardia, che non permetterebbe agli Usa di combattere un conflitto convenzionale. Gli israeliani negano, ma pure loro hanno problemi di scorte soprattutto con gli intercettori Arrow 2 e3 capaci di distruggere i missili balistici iraniani più pericolosi.

Anche l'Iran non ha scorte infinite dopo la distruzione del 40 per cento della sua capacità missilistica, secondo l'Idf. Però «dal primo giorno di tregua, le immagini satellitari mostrano che hanno ricominciato la produzione e scavato per liberare le loro basi sotterranee distrutte solo all'ingresso», spiega la fonte militare. I «rifornimenti» arrivano anche via nave dalla Russia attraverso il Mar Caspio e con la ferrovia della Via della seta cinese con quattro convogli a settimana, rispetto ad un solo treno prima della guerra.

I pasdaran hanno definitivamente abbandonato la strategia della «pazienza strategica» di Ali Kahmenei. Adesso rispondono colpo su colpo anche in difesa dei proxy più importanti come Hezbollah in Libano. Da escalation controllata a guerra totale il passo è breve.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica