C’è un’immagine che racconta meglio di molte analisi lo stato attuale della guerra in Ucraina: durante una grande esercitazione Nato in primavera nella Germania, operatori di droni ucraini hanno individuato e distrutto una brigata corazzata americana prima che riuscisse a raggiungere il proprio obiettivo. La simulazione, riportata dal Wall Street Journal, ha mostrato quanto l’esperienza maturata da Kiev sul campo stia ridefinendo la guerra contemporanea. I droni si stanno dimostrando capaci di mettere in crisi mezzi dal valore di milioni di dollari.
È la fotografia di un conflitto che continua a innovarsi sul piano militare mentre, sul terreno, la violenza non accenna a diminuire. Da Kiev arriva infatti una delle accuse più gravi degli ultimi mesi: secondo le autorità ucraine, la Russia starebbe formando unità militari utilizzando prigionieri di guerra ucraini. Mosca respinge le accuse e, al momento, non esistono verifiche indipendenti in grado di confermare dimensioni e portata del fenomeno. Anche se Putin deve fare a meno dei miliziani di Kadyrov, refrattari nel prendere parte al conflitto.
Mentre le accuse si rincorrono, La guerra continua a intensificarsi e la difesa aerea ucraina resta il punto critico. Zelensky chiede più Patriot, sostenendo che una parte minima delle scorte Usa potrebbe bastare a proteggere il Paese durante l’inverno. La Polonia si è offerta di trasferirne a Kiev un nuovo lotto. Intanto, un attacco russo ha colpito un treno passeggeri nella regione di Odessa, uccidendo il macchinista e il suo assistente. Colpito anche Izmail, porto strategico sul Danubio. Un drone russo è entrato nello spazio aereo rumeno, facendo decollare due F-16.
La profondità strategica del conflitto emerge anche sul fronte opposto. Sono 5 le vittime a Sebastopoli (tra le quali anche il generale Robert Shageev) dopo un attacco ucraino, mentre le autorità russe hanno arrestato un sabotatore al servizio di Kiev. Intanto i droni ucraini continuano a spingersi sempre più lontano: in Baschiria, a oltre 1.300 km dal confine, un raid ha provocato un incendio nel complesso petrolchimico Gazprom Neftekhim Salavat. Gli Uav che hanno preso di mira prima le navi nel Mar d’Azov e il porto di Novorossiysk, hanno paralizzato il canale di esportazione di cereali russo. Distrutto sistema di difesa attorno al palazzo di Putin a Gelendzhik.
Restano aperti alcuni canali diplomatici. Mosca non ha ancora risposto. In Bielorussia è avvenuto uno scambio di civili e la consegna di 261 soldati deceduti, mentre il Cremlino mantiene la disponibilità a contatti con gli emissari Usa Witkoff e Kushner. Mosca accusa la Nato di sostenere il «regime di Kiev», ma Podolyak sostiene che solo un forte aumento dei costi economici e industriali della guerra può spingere il Cremlino verso negoziati concreti.
Lavrov ha avvertito che, in risposta ai sequestri occidentali di navi russe, Mosca sceglierà autonomamente quali imbarcazioni colpire.
