L’assedio dei coloni al villaggio palestinese di Qusra in Cisgiordania è solo un granellino di sabbia rispetto ai 1.430 assalti messi a segno dagli estremisti ebraici in questo 2026. Ma quel granellino di sabbia rischia di far saltare il già arrugginito ingranaggio che regola i rapporti tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu. Un ingranaggio già messo a dura prova dagli attriti emersi sul fronte iraniano e su quello di Gaza.
Ma a render ancor più pernicioso e fatale quel granellino di sabbia s’aggiunge il nome di Loui Ridi. Se non fosse per un particolare quel nome - come quello di tanti palestinesi costretti ad abbandonare case e villaggi - sarebbe già scomparso dalle cronache. Ma Loui non è solo il proprietario di una delle case di Qusra, assediate fin da domenica dai coloni sotto gli occhi indifferenti - e a volte complici - dei militari. Loui è anche un cittadino Usa con tanto di passaporto americano. Quel particolare basta a cambiare tutto. Non appena la notizia del coinvolgimento di Loui arriva ai vertici dell’amministrazione Trump, voci autorevoli della Casa Bianca chiamano la sede diplomatica di Gerusalemme e sollecitano un intervento.
Nel frattempo le voci dei palestinesi assediati trovano ampio risalto sui media internazionali. Abd al-Karim Hassan, bloccato con la famiglia dagli estremisti ebrei arrivati a Qusra, denuncia l’inerzia delle autorità. «Gli ebrei mi hanno messo un coltello alla gola. Mia moglie e i bambini sono prigionieri in casa. Ogni giorno vado dalla polizia israeliana, ma mi sento dire di non avvicinarmi e di non toccarli». All’improvviso, però, quelle voci trovano ascolto. Giovedì mattina il solitamente assai allineato ambasciatore Usa Mike Huckabee firma un documento in cui definisce «terroristi israeliani» i coloni coinvolti nell’assedio di Qusra, liquida come «disgustose» le «azioni di chi mette a segno quegli orribili atti di terrore» e conclude spiegando che «non vi sono giustificazioni per chi si comporta in maniera così delinquenziale». Parole e termini senza precedenti che fanno capire a Netanyahu come il già logoro filo dei rapporti con l’ex amico Donald sia sempre più esile.
E così nel villaggio dove domenica i coloni hanno eretto un avamposto isolando due abitazioni e dove ieri i soldati israeliani si preparavano a evacuare 15 abitazioni palestinesi cambia tutto. Finalmente si ricorda che quel villaggi è nel cuore dell’area A sottoposta - in base ai defunti accordi di Oslo - all’amministrazione palestinese. E gli appelli di chi ricorda che l’evacuazione dei palestinesi non serve a proteggerli dalle violenze, ma a facilitare l’occupazione delle loro case, fanno breccia ai vertici dell’esercito israeliano. Così un comunicato dell’Idf (Forze di Difesa Israeliane) spiega che i militari hanno l’ordine far restare i residenti mentre il capo di stato maggiore generale Eyal Zamir ricorda di lavorare con Shin Bet (servizi di sicurezza interni) e polizia per «consegnare alla giustizia i responsabili dei disordini». E persino il ministro della Difesa Israel Katz, presente in quelle ore a una celebrazione dei coloni in Cisgiordania si vede costretto a condannare - seppur a mezza voce - i fatti di Qusra. «Siamo contrari ai disordini violenti, lo dico senza mezzi termini - dichiara - noi, in quanto autorità, siamo gli unici autorizzati ad agire. La violenza causa gravissimi danni, anche tra i nostri amici». E prima di tutto fra gli «amici» americani.
