Magari è solo un’impressione ma una dichiarazione di Donald Trump dell’altro giorno non può non colpire. Un giornalista alla Casa Bianca gli chiede se esclude l’uso dell’arma nucleare contro l’Iran e il presidente degli Stati Uniti risponde: «Non lo direi mai, ma la risposta è: lo escludo. Sono totalmente sconfitti militarmente». Finché è quel «mattacchione» dell’ex presidente russo Medvedev a parlare della «bomba» non ci fai troppo caso. Sono quattro anni che un mese sì e uno no tira in ballo la minaccia. Ma che un giornalista azzardi una domanda sul tema e che Trump risponda in quel modo, senza dire che nella strategia Usa un’eventualità del genere non esiste proprio, dà l’idea dei tempi che corrono: siamo senza rete, quel senso del limite che ha caratterizzato pure quaranta anni di «guerra fredda» si è perso. All’epoca i protagonisti della scena internazionale avevano il pudore di parlane poco. Era un tabù. Un atteggiamento che fu oggetto della satira feroce di una pellicola di successo come «il dott. Stranamore» di Kubrik. Ora, invece, la bomba viene tirata in ballo o per minacciare o come alibi per un conflitto. Questi quattro anni di guerre sono costellati di episodi in cui il «tabù» ha fatto capolino. Esponenti vicini al Cremlino hanno teorizzato l’uso di un’arma nucleare tattica per piegare la resistenza Ucraina. E la «bomba» è stata l’argomento principale con cui Trump e Netanyahu hanno motivato la guerra contro l’Iran. Appunto, c’è un eccesso di «verbosità nucleare». Questo non significa che qualcuno possa lontanamente immaginare di fare ricorso a quest’arma senza ritorno: nessuna persona sana di mente - e neppure chi non lo è - si candida al suicidio. Semmai testimonia la frustrazione di chi per incapacità, per assenza di realismo o semplicemente per aver sbagliato i calcoli si è ficcato in una trappola senza uscita.
È la condizione speculare di Putin e di Trump. Lo Zar ha trasformato l’Ucraina nel campione dell’Occidente: con la guerra Kiev, nei fatti, è diventata un pezzo d’Europa e di Nato. Il tycoon ha trasformato Teheran nel campione dei Brics, cioè dell’altro blocco animato da Russia e Cina. Risultato: in Ucraina la guerra diventa ogni giorno più violenta, mentre Trump ha inanellato una serie di insuccessi, dal Board of Peace per Gaza all’intesa scritta sull’acqua di due mesi fa con gli ayatollah. Se in entrambi la frustrazione non lascerà il posto al realismo fra un anno saremo ancora qua. A dissertare di pace senza averla o a firmare la sera accordi che saranno violati al mattino. E magari a sfogare l’impotenza parlando della bomba. Viene in mente il sottotitolo del dott. Stranamore: «how I learned the stop worrying and love the bomb» (come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba).
