Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 10:45
Guerra

Gaza, Trump esulta. “Si firma l’intesa”. Tutti i dubbi di Israele e Hamas

Protagonisti Sopra soldati delle brigate Al-Qassam di Hamas nella Striscia di Gaza. Accanto, il presidente Usa Donald Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che il Board of Peace ha raggiunto un accordo che prevede il «disarmo completo» di Hamas e di altri gruppi armati a Gaza e il ritiro di Israele dal territorio dell’enclave. Ma la situazione sul campo appare subito più complicata. Un membro di Hamas ha descritto l’intesa solo come una bozza e funzionari statunitensi hanno affermato che Israele nutre scetticismo sulla consegna delle armi da parte del gruppo militante palestinese. Trump si è mostrato molto più ottimista. «Oggi il Board of Peace ha raggiunto un accordo storico per il disarmo completo di Hamas e di tutti gli altri gruppi armati a Gaza. Questo è un passo monumentale verso una pace e una sicurezza durature», ha scritto il presidente. Il Board of Peace ha pubblicato il testo dell’accordo in 15 punti. Stabilisce che le parti hanno due settimane di tempo per definire un calendario, che un comitato di verifica internazionale può prorogare.

Nella sua prima risposta, Hamas ha dichiarato che il «primo passo» sarebbe l’impegno di Israele a porre fine agli attacchi, e ha subordinato la consegna di quelle che il gruppo definisce «armi pesanti» a una serie di altre condizioni, tra cui il dispiegamento della forza internazionale di stabilizzazione. Una fonte di Hamas ha riferito che la «bozza di accordo» prevede che le armi pesanti vengano immagazzinate e tenute sotto il controllo di un’amministrazione palestinese e che non possano essere trasferite a Israele. «Non intraprenderemo alcuna azione in merito al disarmo prima del ritiro di Israele dalla Striscia», ha affermato Ghazi Hamad, membro del team di negoziatori di Hamas. Sono sorti anche interrogativi sulla durata del processo. Il periodo è stimato tra i 200 e i 350 giorni.

Diversi dunque i punti critici. Israele rimane molto scettico sulla volontà di Hamas di disarmarsi. Il movimento islamista vuole che lo Stato ebraico si impegni a porre fine agli attacchi su Gaza e a ritirare le sue forze. Non è ancora chiaro cosa accadrà riguardo alle armi leggere o personali, né se la nuova posizione di Hamas sarà accettata da Israele. Il movimento palestinese dovrebbe inoltre consegnare le mappe dei suoi tunnel, delle fabbriche di armi e dei depositi. I gruppi più piccoli a Gaza dovrebbero essere disarmati per primi, prima che Hamas inizi a smantellare quella che è stata definita la sua infrastruttura militare di tipo statale, composta da tunnel, depositi di armi e impianti di produzione, un processo che richiederà più tempo. Il piano è stato elaborato secondo il principio della «fiducia zero» e con verifiche, in modo che né Hamas né Israele possano passare alla fase successiva finché l’altra parte non avrà adempiuto ai propri impegni. Il Cairo ospiterà la firma dell’accordo a metà della prossima settimana.

Ma, come sempre, il regime di Teheran ha cercato di far pesare nella partita la sua influenza. Durante i funerali dell’ex Guida Suprema Ali Khamenei, una delegazione di Hamas ha incontrato alti funzionari dei pasdaran e, secondo una fonte, citata da Axios, gli iraniani avrebbero esortato i membri del gruppo palestinese a non affrettarsi a firmare un accordo con Israele per guadagnare tempo. L’Iran ha inoltre cercato di convincere Hamas anche di recente a non siglare l’intesa, ma il gruppo che governa la Striscia ha scelto di non ascoltare le pressioni di Teheran. La lotta armata contro Israele è da tempo un elemento centrale dell’ideologia di Hamas e un mezzo per rimanere al potere. Molti membri del gruppo considerano qualsiasi accordo che preveda la deposizione delle armi come una resa.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.