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Iran, si lavora a una tregua di 45 giorni. Ma i pasdaran negano. Trump: "Aprite Hormuz, bastardi"

Secondo Axios, si lavora a uno stop più duraturo. Ma Teheran attacca: "È il mezzo di comunicazione del Mossad" Continuano i bombardamenti, Trump: "Senza accordo devastiamo il Paese"

Diretta Iran, si lavora a una tregua di 45 giorni. Ma i pasdaran negano. Trump: "Aprite Hormuz, bastardi"
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Secondo Axios, si

lavora a uno stop più duraturo. Ma i pasdaran attaccano: "È il mezzo di comunicazione del Mossad, serve a preparare l'ennesimo passo indietro di Trump". Bombe su Teheran, i media iraniani: "Uccisi sei bimbi sotto i 10 anni"

Media Iran: "Axios mezzo comunicazione del Mossad, nessuna tregua"

L'agenzia iraniana Tasnim, affiliata ai Pasdaran, bolla le ultime rivelazioni di Axios - definito "il mezzo di comunicazione del Mossad per le operazioni psicologiche" - su una presunta mediazione per un cessate il fuoco come un tentativo di mescolare le carte, e preparare "l'ennesimo passo indietro di Donald Trump". Il presidente Usa "consapevole della ferma determinazione dell'Iran a rispondere a qualsiasi follia riguardante le centrali elettriche e altre infrastrutture, sta probabilmente cercando di ritirarsi da questa minaccia per la terza volta, e questo tipo di notizie viene forse diffuso per prepararsi a questa eventualità". L'Iran, sottolinea l'agenzia, "ha ripetutamente affermato di non accettare cessate il fuoco temporanei" senza un accordo sulla fine del conflitto. "I nemici americano-sionisti, che sono sotto la pressione della guerra e confusi, intendono sfruttare l'opportunità di cessate il fuoco per uscire dalla crisi delle munizioni e dalla situazione strategica difficile".

Media Iran: "Sei bambini sotto i 10 anni uccisi nella provincia di Teheran'"

"Ieri sera, 6 bambini sono stati martirizzati nella provincia di Teheran". Lo scrive l'agenzia iraniana Fars, vicina ai pasdaran. "A seguito degli attacchi americano-sionisti di ieri sera nella provincia di Teheran, purtroppo un gruppo di civili, tra cui 4 bambine e 2 bambini di età inferiore ai 10 anni, sono stati martirizzati" afferma l'agenzia.

Media Iran: "Raid Usa-Israele vicino Teheran, almeno 13 morti"

L'agenzia di stampa iraniana Fars, ripresa dai media internazionali, riferisce che le forze statunitensi e israeliane hanno bombardato due unità abitative nella città di Qaleh Mir, nella contea del Baharestan, uccidendo almeno 13 persone. La contea è un'area densamente popolata nella provincia di Teheran. Il governatore del Baharestan ha dichiarato alla Fars che le operazioni di rimozione delle macerie e di ricerca per soccorrere eventuali persone intrappolate sotto le macerie sono ancora in corso. 

Axios: "In corso mediazione per cessate il fuoco di 45 giorni"

Secondo quattro fonti statunitensi, israeliane e regionali a conoscenza dei colloqui, gli Stati Uniti, l'Iran e un gruppo di mediatori regionali stanno discutendo i termini di un potenziale cessate il fuoco di 45 giorni che potrebbe portare a una fine definitiva della guerra. È quanto scrive Axios. Secondo le fonti, scrive ancora Axios, i mediatori stanno discutendo con le parti i termini di un accordo in due fasi: la prima fase prevederebbe un potenziale cessate il fuoco di 45 giorni, durante il quale si negozierebbe la fine definitiva della guerra. Il cessate il fuoco potrebbe essere esteso se fosse necessario più tempo per i colloqui, ha affermato una delle fonti. La seconda fase consisterebbe in un accordo per porre fine alla guerra. Le fonti affermano che le possibilità di raggiungere un accordo parziale nelle prossime 48 ore sono scarse. Tuttavia, questo ultimo tentativo è l'unica possibilità per evitare una drammatica escalation del conflitto. Due fonti hanno affermato che il piano operativo per una massiccia campagna di bombardamenti israelo-americana contro gli impianti energetici iraniani è pronto, ma hanno sottolineato che la proroga della scadenza fissata da Trump mirava a dare un'ultima possibilità di raggiungere un accordo. I negoziati si starebbero svolgendo tramite mediatori pakistani, egiziani e turchi, nonché tramite messaggi di testo scambiati tra l'inviato di Trump Steve Witkoff, e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. Un funzionario statunitense ha dichiarato che l'amministrazione Trump ha presentato all'Iran diverse proposte negli ultimi giorni, ma finora i funzionari iraniani non le hanno accettate. Le fonti hanno aggiunto che i mediatori ritengono che la riapertura completa dello Stretto di Hormuz e una soluzione per l'uranio altamente arricchito iraniano - sia attraverso la sua rimozione dal paese che tramite diluizione - possano essere il risultato di un accordo finale. I mediatori stanno lavorando su misure di rafforzamento della fiducia che l'Iran potrebbe adottare in merito alla riapertura dello Stretto di Hormuz e alle sue scorte di uranio, hanno riferito le fonti. Queste due questioni rappresentano le principali carte da giocare dell'Iran nei negoziati e gli iraniani non accetteranno di rinunciarvi completamente per soli 45 giorni di cessate il fuoco, hanno affermato due delle fonti. I mediatori vogliono verificare se l'Iran possa fare passi parziali su entrambe le questioni nella prima fase dell'accordo. Stanno anche lavorando su misure che l'amministrazione Trump potrebbe adottare per dare all'Iran garanzie che il cessate il fuoco non sarà temporaneo e che la guerra non riprenderà. I funzionari iraniani hanno chiarito ai mediatori di non voler trovarsi in una situazione simile a quella di Gaza o del Libano, dove esiste un cessate il fuoco sulla carta, ma gli Stati Uniti e Israele possono attaccare di nuovo quando lo desiderano. I mediatori stanno anche lavorando su altre misure di rafforzamento della fiducia che gli Stati Uniti potrebbero adottare per rispondere ad alcune delle richieste iraniane. La Casa Bianca ha rifiutato di commentare. I mediatori hanno detto ai funzionari iraniani che non c'è tempo per ulteriori tattiche negoziali e hanno sottolineato che le prossime 48 ore rappresentano l'ultima opportunità per raggiungere un accordo e prevenire una distruzione di massa per il Paese. I funzionari iraniani, almeno pubblicamente, continuano a mantenere una linea estremamente dura e a respingere qualsiasi concessione.

Teheran: "Se colpiranno obiettivi civili rappresaglie molto più dure"

Il comando militare centrale iraniano ha avvertito che le ritorsioni contro i suoi avversari saranno "molto più devastanti" se questi colpiranno obiettivi civili. "Se gli attacchi contro obiettivi civili si ripeteranno, le prossime fasi delle nostre operazioni offensive e di rappresaglia saranno molto più devastanti e diffuse", ha dichiarato un portavoce del quartier generale centrale Khatam al-Anbiya in una dichiarazione pubblicata dall'emittente statale Irib su Telegram.

Minaccia consigliere Khamenei: "Bab el-Mandab per noi è strategico come Hormuz"

Un alto consigliere della Guida Suprema iraniana ha lanciato un duro avvertimento sulle rotte energetiche globali, suggerendo che i principali punti strategici marittimi oltre lo Stretto di Hormuz potrebbero essere presi di mira se Stati Uniti e Israele dovessero intensificare ulteriormente le tensioni. Lo scrive Al-Jazeera. Ali Akbar Velayati, consigliere dell'Ayatollah Ali Khamenei, ha affermato che un singolo passo falso da parte di uno dei due Paesi potrebbe perturbare gravemente i flussi energetici globali e il commercio internazionale. Secondo la televisione di stato iraniana Press Tv, Velayati ha dichiarato che il "comando unificato della resistenza" considera lo Stretto di Bab el-Mandab "altrettanto strategico dello Stretto di Hormuz". Le sue dichiarazioni giungono dopo che Trump ha minacciato di "scatenare l'inferno" sull'Iran se non riaprirà completamente lo Stretto di Hormuz entro domani. Velayati ha aggiunto che, sebbene gli Stati Uniti abbiano imparato alcune lezioni dalla storia dell'Iran, "devono ancora comprendere la geografia del potere". Lo stretto di Bab el-Mandab, al largo delle coste dello Yemen, collega il Mar Rosso con il Golfo di Aden e il Mar Arabico, rappresentando un punto di strozzatura cruciale per il traffico marittimo diretto al Canale di Suez. I ribelli Houthi yemeniti, alleati di Teheran, hanno in passato avvertito di essere pronti a colpire lo stretto in segno di solidarietà con l'Iran.

Iran all'Onu: "Se Usa colpisce centrali e ponti sarà crimine di guerra"

La missione iraniana presso le Nazioni Unite ha affermato che le dichiarazioni di Donald Trump riguardo al colpire le centrali elettriche e i ponti iraniani costituiscono "una chiara prova dell'intenzione di commettere crimini di guerra" e di "terrorizzare" la popolazione civile. Lo scrive Iran International. "Se la coscienza delle Nazioni Unite fosse viva, non resterebbe in silenzio di fronte alla minaccia palese e sfacciata del presidente guerrafondaio degli Stati Uniti di colpire le infrastrutture civili", ha dichiarato la missione in un post su X. "Trump cerca di trascinare la regione in una guerra senza fine", ha scritto ancora, esortando la comunità internazionale e gli Stati membri delle Nazioni Unite ad agire immediatamente per prevenire tali attacchi.

Media: "Israele e Usa stilano elenco obiettivi in Iran se non ci sarà accordo"

Israele e gli Stati Uniti hanno stilato un elenco completo di obiettivi strategici da colpire in Iran qualora la Repubblica islamica non dovesse soddisfare le richieste dell'imminente ultimatum del presidente statunitense Donald Trump. Lo confermano al Jerusalem Post due fonti. L'accordo sulla lista degli obiettivi fa seguito a una serie di intense discussioni di alto livello volte a sincronizzare le risposte americane e israeliane alla continua sfida di Teheran . Oltre alla lista definitiva degli obiettivi, è stato completato il coordinamento operativo tra le forze armate statunitensi e quelle israeliane. Gli ultimi ritocchi al piano operativo congiunto sono stati apportati durante un incontro giovedì scorso tra il capo di Stato Maggiore dell'Idf Eyal Zamir e i vertici del Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom); i funzionari hanno discusso e definito la specifica divisione dei ruoli e gli obiettivi della missione nel caso in cui il presidente degli Stati Uniti dovesse ritenere scaduto l'ultimatum. In un duro avvertimento al regime di Teheran, Trump ha dichiarato: "Senza un accordo, per lo Stato iraniano è finita". Alla luce di questi sviluppi, ieri sera il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu ha convocato il Gabinetto di Sicurezza per informare i ministri. Netanyahu e i funzionari della difesa israeliani hanno fatto pressioni sull'amministrazione Trump affinché desse priorità al settore energetico e alle infrastrutture nazionali iraniane in eventuali nuovi attacchi. Sebbene a Gerusalemme si stia diffondendo la convinzione che il presidente darà alla fine il "via libera" agli attacchi contro infrastrutture di così alto valore, Israele è attualmente in attesa dell'autorizzazione definitiva della Casa Bianca prima di avviare qualsiasi operazione di questo tipo. Un funzionario israeliano ha dichiarato al Post che la strategia alla base del targeting del settore energetico è chiara: "Colpire obiettivi energetici porterà al collasso economico totale dell'Iran e a un significativo indebolimento della presa del regime terroristico sul potere".

Petrolio in rialzo, Wti a 113,69 dollari e Brent a quota 110,67

Il petrolio allunga il passo in apertura di settimana tra le nuove minacce di Donald Trump all'Iran sulla distruzione delle sue centrali elettriche e di altri impianti nel caso in cui la leadership di Teheran dovesse decidere di non "firmare un accordo" o di non "aprire lo Stretto di Hormuz", braccio di mare dove transita il 20% del greggio mondiale circa: il Wti segna un rialzo dell'1,93%, a 113,69 dollari al barile, mentre il Brent si attesta a quota 110,67 dollari (+1,64%). "Se non fanno qualcosa entro martedì sera, non avranno più centrali elettriche e non avranno più ponti in piedi", ha detto Trump in un'intervista al Wall Street Journal rilasciata domenica. Giovedì i future sul petrolio hanno guadagnato 11,42 dollari al barile, il loro maggiore rialzo giornaliero da aprile del 2020, quando si erano ripresi dopo il calo durante il lockdown per il Covid. Il prezzo di riferimento del Wti, il greggio statunitense, è aumentato di circa il 70% dall'inizio dei bombardamenti sull'Iran: non era così alto da giugno 2022, dall'invasione russa dell'Ucraina che aveva sconvolto i mercati energetici. Alcuni analisti e operatori si aspettavano un tono più conciliante da parte del tycoon nel fine settimana: al contrario, il presidente ha sparigliato ancora le carte minacciando l'Iran con l'adozione di misure draconiane e distruttive.

Pasdaran: "Hormuz non tornerà mai più al suo stato precedente"

La Marina del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane ha annunciato che lo strategico Stretto di Hormuz "non tornerà mai più al suo stato precedente", aggiungendo di star completando i preparativi per quello che ha definito un nuovo ordine regionale, secondo un post su X attribuito alla forza, scrive Haaretz. La dichiarazione non specificava quali misure operative fossero in fase di preparazione, ma lasciava intendere un cambiamento a lungo termine nel modo in cui Teheran intende gestire questa vitale via navigabile, in particolare nei confronti degli Stati Uniti e di Israele. 

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