“L’Ucraina deve essere in grado non solo di respingere le frecce russe, ma anche di colpire gli arcieri”. Sarebbe questo il concetto alla base del pensiero strategico del contrammiraglio Mark Montgomery, che dalle pagine del Washington Post ha proposto un impiego offensivo dei caccia F-16 forniti agli ucraini per anticipare la pioggia di missili balistici russi che irrompono nello spazio aereo dell’Ucraina per colpire i loro obiettivi, mentre i droni kamikaze supportano la rodata strategia della “saturazione” che si fa sempre più efficace in assenza di un numero adeguato di intercettori.
Secondo quanto riportato dal contrammiraglio in congedo sul Washington Post, i caccia di produzione statunitense F-16 Fighting Falcon possono rappresentare una soluzione valida per proteggere i cieli di Kiev in assenza di una nuova fornitura di missili intercettori Patriot. Tale opzione strategica può essere declinata attraverso due approcci differenti: la distruzione dei lanciatori russi prima che possano fare fuoco e l’impiego di nuovi sistemi d’arma, come i razzi APKWS, acronimo di Advanced Precision Kill Weapon System, per contrastare la minaccia rappresentata dai droni kamikaze. Ma questa soluzione rapida e relativamente semplice sembra essere soprattutto un palliativo di fronte alla carenza di munizioni da distribuire tra diversi teatri di scontro, effettivi e potenziali. In entrambi i casi, è il Pentagono che deve accordare e fornire le capacità a Kiev, sbloccando una specifica capacità operativa che consentirebbe ai caccia di individuare e colpire i lanciatori di missili balistici russi, e fornendo ai caccia ucraini le munizioni a basso costo che si sono rivelate estremamente adatte all’abbattimento dei droni kamikaze come lo Shahed iraniano e la sua versione russa, il Geran.
Per Montgomery, oggi direttore senior del Center on Cyber and Technology Innovation della Foundation for Defense of Democracies, sfruttare maggiormente gli F-16 già consegnati all’Ucraina sarebbe una via auspicabile per colmare i buchi della difesa aerea e limitare la vulnerabilità dell’Ucraina ai sempre più frequenti e pesanti bombardamenti in assenza del numero necessario di batterie missilistiche Patriot.
Ad oggi i sistemi Patriot di fabbricazione statunitense costituiscono la principale, se non l’unica, difesa ucraina che viene considerata “realmente affidabile” contro i missili balistici di Mosca. Come sappiamo l’Ucraina non dispone di batterie sufficienti e, soprattutto, deve fare i conti con la scarsità degli intercettori PAC-3. Nonostante la produzione di queste costose munizioni sia in aumento, lo schieramento di batterie e missili intercettori deve soddisfare contemporaneamente le esigenze degli Stati Uniti, dell’Ucraina e degli altri alleati, ora che il conflitto contro l’Iran ha messo nel mirino tutto il Golfo Persico. Lo stesso vale per i Paesi europei, che dispongono di scorte limitate da trasferire a Kiev e non possono privarsi completamente di questo sistema di difesa.
Negli ultimi tempi Mosca ha incrementato la produzione dei suoi missili e potrebbe tornare a concentrare gli attacchi sulle infrastrutture energetiche ucraine con l’avvicinarsi del prossimo inverno, proseguendo la sua strategia di massima pressione sul governo di Kiev e sulla popolazione ucraina. Le soluzioni al vaglio – dallo sviluppo del sistema alternativo Freyja alla possibile produzione su licenza dei Patriot in Ucraina, fino ai progetti per un intercettore PAC-3 meno costoso – richiedono però tempi più lunghi per ottenere risultati concreti, ed è per questo che la “soluzione rapida” proposta da Montgomery potrebbe essere un’opzione nel breve termine: non limitarsi a intercettare le “frecce”, appunto, ma colpire gli “arcieri”.
Gli F-16 ucraini potrebbero essere utilizzati per dare la caccia ai lanciatori mobili dei missili balistici russi prima del lancio, se verranno dotati delle capacità operative necessarie. Il problema, infatti, non risiede nel caccia, che viene ormai impiegato da due anni nelle missioni di difesa dei cieli ucraini, ma nell’armamento e nei sistemi necessari per individuare e colpire bersagli mobili. Stando sempre a quanto riportato da Montgomery, Washington ha già autorizzato la vendita all’Ucraina di 3.350 ERAM, munizioni aviolanciate di precisione da circa 500 libbre, pari a 227 chilogrammi, dotate di capacità stand-off e di una gittata massima nell’ordine delle 300 miglia, circa 480 chilometri. Tale distanza permetterebbe agli F-16 di attaccare lanciatori, depositi di munizioni, hub logistici, basi aeree e centri di comando senza penetrare nelle aree maggiormente protette dai sistemi terra-aria russi. Mentre gli altri aerei da combattimento forniti dai partner occidentali - Fighting Falcon compresi - potrebbero continuare ad andare a caccia di droni con i nuovi razzi a basso costo, ottenendo un vantaggio non marginale nella strategia di difesa ucraina.
Ciò nonostante, rimarrebbe un ostacolo. Nella configurazione attualmente prevista, gli ERAM destinati a Kiev sono vincolati all’impiego da parte dei vecchi velivoli di fabbricazione sovietica e non consentono di aggiornare dinamicamente il bersaglio.
Secondo Montgomery, questa limitazione potrebbe essere superata nel giro di settimane attraverso aggiornamenti software che permettano di integrare pienamente l’arma con i sistemi di gestione e rilascio degli F-16. Il pilota potrebbe così ricevere nuove coordinate e modificarle durante la missione, una capacità essenziale quando l’obiettivo è un lanciatore mobile. Esisterebbe anche una soluzione ancora più rapida, seppur meno efficace: equipaggiare gli F-16 con piloni prodotti dalla danese Terma, che consentirebbero l’integrazione degli ERAM e una gestione più flessibile dei bersagli. Associando la ricognizione continua assicurata dai droni ucraini agli F-16 armati con queste munizioni, Kiev potrebbe quindi tentare di eliminare una parte della minaccia balistica prima ancora che i missili vengano lanciati, risparmiando contemporaneamente i preziosi intercettori Patriot.
Gli F-16 possono inoltre contribuire a contrastare un’altra minaccia che continua a saturare la difesa aerea ucraina: i droni kamikaze russi Geran, derivati dagli Shahed iraniani. Gli ucraini hanno già sperimentato con successo i razzi Hydra da 70 millimetri trasformati in munizioni di precisione attraverso un kit di guida laser. Abbinati al pod di puntamento Sniper dell’F-16, questi razzi a basso costo permettono al caccia di individuare, illuminare e ingaggiare i droni con una munizione molto più semplice di un tradizionale missile aria-aria. Il loro impiego contro i Geran è stato documentato dall’Aeronautica ucraina nel febbraio 2026, offrendo un’ulteriore possibilità di preservare gli AIM-9 e gli AIM-120 per bersagli più pericolosi e consentendo alla difesa antiaerea terrestre di non sprecare i preziosi missili intercettori che ora devono essere impiegati solo contro minacce come missili balistici e missili da crociera aviolanciati.
Gli F-16 non possono essere un sostituto dei Patriot, ma le loro capacità e le loro missioni, con il benestare degli Stati Uniti, possono essere una soluzione semplice e veloce a una necessità impellente:difendere il territorio ucraino dagli attacchi russi. Ogni “lanciatore distrutto” significherebbe un “lanciatore in meno capace di colpire le città ucraine e un intercettore Patriot in meno da consumare”.
È necessario ricordare, per completezza, che la neutralizzazione dei lanciatori russi, come gli Iskander, resterebbe in ogni caso un’operazione complessa, dal momento che sono schierati a 140-150 chilometri dal fronte e possono essere occultati facilmente, sfuggendo ai satelliti che dovrebbero individuarli e sviando gli F-16 e i loro missili su falsi bersagli. Come ricorda infatti Davide Ragnolini, che cita un’analisi del RUSI, Royal United Services Institute, l’eliminazione di un lanciatore di missili balistici russo richiederebbe una catena di sistemi di intelligence, sorveglianza e ricognizione (ISR) capaci di localizzare, identificare e colpire rapidamente bersagli mobili, capacità finora limitata anche dai processi ucraini di assegnazione degli obiettivi. Per complicare ulteriormente la missione dei caccia ucraini inviati a “eliminare gli arcieri”, i russi potrebbero impiegare contromisure passive come esche, dispersione e occultamento, che impongono una sorveglianza pressoché costante di vaste porzioni di territorio, senza contare il sistema di difesa aerea russo e gli intercettori che potrebbero abbattere i preziosi Fighting Falcon.
