Non c’è nessun progresso nelle trattative tra Washington e Teheran. Donald Trump anzi torna a ribadire: «Non mi fido dell’Iran, sullo Stretto di Hormuz abbiamo il controllo totale». Con limitati colpi di fuoco, la Repubblica islamica riesce però a rendere la via navigabile troppo rischiosa da percorrere, secondo il Wall Street Journal. Martedì solo 14 imbarcazioni hanno attraversato lo Stretto, prima della guerra erano più di 130 al giorno. Un ulteriore colpo alle speranze di una rapida risoluzione della crisi, dopo che gli attacchi alle navi mercantili nella regione martedì hanno fatto salire i prezzi del petrolio.
Le trattative sembrano bloccate. Gli Stati Uniti accusano l’Iran di non aver rispettato un punto previsto dall’intesa di giugno ovvero la riapertura della rotta marittima di Hormuz. Teheran afferma che Washington ha disatteso i suoi impegni, tra cui la revoca del blocco dei porti iraniani e lo scongelamento dei beni. L’accordo di cessate il fuoco provvisorio prevedeva un periodo di 60 giorni, prorogabile, entro il quale Iran e Stati Uniti avrebbero dovuto raggiungere un’intesa definitiva per limitare il programma nucleare di Teheran e revocare le sanzioni statunitensi. Una fonte iraniana ha smentito ieri un articolo dell’agenzia di stampa turca Anadolu, che citava fonti del governo pakistano secondo le quali si sarebbe concordato di prorogare tale periodo di 60 giorni. «Dal punto di vista dell’Iran, non c’è stato alcun inizio di un periodo e quindi nulla da prorogare», ha spiegato la fonte.
Intanto il vice coordinatore esecutivo dell’esercito iraniano, il generale Alireza Sheikh, ha chiarito che «qualsiasi azione di terra da parte del nemico sarà stroncata sul nascere» e che le «astute manovre» dell’Iran abbiano costretto gli Stati Uniti «a ridefinire continuamente i propri obiettivi politici, il segnale più evidente del fallimento americano». Per il generale, la potenza militare non può essere misurata unicamente in termini di armi: «È l’arte di manovrare sul campo di battaglia e di combinare le capacità difensive per raggiungere un obiettivo». Sheikh ha infine sottolineato: «Il nemico ora sa che abbiamo il potere di cambiare gli equilibri regionali. Quando si è in grado di farlo, si può anche diventare artefici di accordo». Inoltre, secondo gli analisti, i leader di Teheran si concentrano sempre di più su un’economia di sussistenza nel tentativo di resistere alle sanzioni e al blocco navale e ritardare così i negoziati.
Un consigliere dei Pasdaran, Mohammad Reza Naqdi, ha prospettato che l’Iran possa «prolungare» la guerra con gli Stati Uniti fino alla fine del mandato di Trump: «Dobbiamo raggiungere la deterrenza in modo che il nemico non osi attaccarci mai. Un mezzo è causare logoramento, così che se qualcun altro volesse colpire l’Iran, sappia che c’è un prezzo da pagare». I ribelli Houthi nel frattempo ieri hanno lanciato missili balistici contro lo strategico porto di al-Makha, vicino a Bab al-Mandeb, controllato dalle forze governative. In questo quadro non rassicurante i future del Brent sono saliti dello 0,4%, a 89,26 dollari al barile, avviandosi verso il sesto giorno consecutivo di rialzi.
