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Cos’è il South Pars, il giacimento che alimenta l’Iran e fa tremare i mercati dopo l’attacco

Il raid contro l’impianto iraniano segna una nuova escalation nel Golfo Persico. Teheran minaccia ritorsioni contro le infrastrutture energetiche dei Paesi arabi, mercati in allarme per petrolio e gas

Cos’è il South Pars, il giacimento che alimenta l’Iran e fa tremare i mercati dopo l’attacco

Il bombardamento del giacimento di gas South Pars, avvenuto ieri, segna uno dei passaggi più pericolosi dall’inizio dell’attuale fase di conflitto in Medio Oriente. L’impianto, situato sulla costa iraniana del Golfo Persico, è stato colpito durante un’operazione militare attribuita a Israele, con il coinvolgimento indiretto degli Stati Uniti. L’attacco ha provocato incendi in alcune strutture industriali, costringendo le autorità iraniane a sospendere parte della produzione e a rafforzare la difesa di altri siti energetici strategici.

Il South Pars non è un obiettivo qualunque: si tratta del più grande giacimento di gas naturale del pianeta e considerato uno dei pilastri dell’equilibrio energetico globale. South Pars fa parte di un giacimento dii 9700 chilometri quadrati condiviso da Iran e Qatar: la parte iraniana di South Pars ne costituisce circa un terzo. Il giacimento di gas si trova sotto il Golfo Persico, dove centinaia di navi sono rimaste di fatto bloccate da quando l'Iran ha strangolato lo Stretto di Hormuz. Le stime sulla quantità di gas naturale contenuta nel giacimento variano da 14 a 51 trilioni di metri cubi.

Colpirlo significa intervenire non solo su un bersaglio militare o industriale, ma su un nodo centrale dell’economia mondiale. Non a caso, nelle ore successive al raid, petrolio e gas hanno registrato forti rialzi, mentre Teheran ha minacciato ritorsioni contro infrastrutture energetiche nei Paesi del Golfo, alimentando il timore di una crisi regionale su larga scala.

South Pars, il giacimento che regge l’energia iraniana e influenza il mercato mondiale

Il South Pars è il cuore del sistema energetico iraniano. Situato al largo della provincia di Bushehr, nel Golfo Persico, fa parte dello stesso bacino geologico che in Qatar prende il nome di North Field.

L’attacco ha colpito strutture nella zona industriale di Asaluyeh, dove si concentrano impianti di estrazione, raffinazione e trasporto. Le autorità iraniane hanno confermato incendi e danni a infrastrutture, mentre alcune unità operative sono state temporaneamente fermate per motivi di sicurezza.

Il valore strategico del sito non riguarda solo l’Iran. Il giacimento è collegato allo stesso bacino che alimenta la produzione di gas liquefatto del Qatar, uno dei principali esportatori mondiali. Qualsiasi instabilità in quest’area può quindi influenzare l’intero mercato globale, soprattutto in Europa e Asia, che dipendono sempre più dal gas del Golfo dopo la crisi energetica degli ultimi anni.

Per questo motivo, il bombardamento del South Pars rappresenta un salto di qualità nella guerra in corso: colpire un’infrastruttura energetica di queste dimensioni significa introdurre il rischio di una crisi economica internazionale oltre che militare.

Teheran minaccia ritorsioni, allarme in Arabia Saudita, Emirati e Qatar

La reazione iraniana è stata immediata. In risposta al bombardamento sul South Pars, nel pomeriggio di ieri l'Iran ha lanciato una raffica di missili e droni contro la raffineria di petrolio di Ras Laffan, in Qatar e contro numerosi obiettivi a Riyadh (tra cui gli impianti dell'ARAMCO), in Arabia Saudita.

Le autorità iraniane hanno avvertito che attacchi contro infrastrutture energetiche non resteranno senza risposta e che impianti petroliferi e del gas nei Paesi del Golfo potrebbero diventare obiettivi legittimi in caso di ulteriore escalation.

Secondo le stesse fonti, alcuni siti industriali nella regione sono stati posti in stato di allerta e in alcuni casi sono state avviate evacuazioni preventive del personale. Le autorità iraniane hanno accusato Israele di voler colpire il sistema economico del Paese per indebolirne la capacità di sostenere il conflitto.

Il timore principale riguarda Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar, dove si trovano alcune delle più grandi infrastrutture energetiche del mondo. Un attacco contro questi impianti avrebbe conseguenze immediate sulla produzione globale di petrolio e gas, con effetti difficilmente controllabili.

Petrolio e gas in rialzo, paura per lo Stretto di Hormuz e per l’economia globale

Le conseguenze dell’attacco si sono fatte sentire subito sui mercati. Nelle ore successive al bombardamento, il prezzo del petrolio è salito rapidamente oltre quota 100 dollari al barile, mentre il gas naturale ha registrato forti oscillazioni, segno della preoccupazione degli operatori per possibili interruzioni dell’offerta. Il rischio non è tanto la distruzione completa degli impianti, quanto l’instabilità prolungata. Anche piccoli attacchi o minacce possono spingere le compagnie energetiche a ridurre le attività, aumentando la tensione sui mercati.

L’Europa e l’Asia sono particolarmente vulnerabili. Dopo la riduzione delle forniture russe negli anni scorsi, molti Paesi hanno aumentato la dipendenza dal gas del Golfo. Un’interruzione della produzione o dei trasporti potrebbe quindi provocare una nuova crisi energetica, con ripercussioni su prezzi, industria e crescita economica.

L'impennata immediata dei prezzi del petrolio e del gas in seguito alla notizia dell'attacco agli impianti iraniani di South Pars e alla rappresaglia dell'Iran dà un'idea di quanto sia importante la questione. Secondo l'Agenzia Internazionale dell'Energia, l'Iran è il quarto consumatore mondiale di gas naturale, pur considerando che la sua economia è di gran lunga inferiore a quella dei tre paesi che lo precedono in classifica: Stati Uniti, Russia e Cina.

Il giacimento di South Pars è alla base dell'approvvigionamento energetico dell'Iran: secondo l'AIE, circa l'80% dell'elettricità del Paese è prodotta a gas, e la maggior parte di questo gas proviene proprio da South Pars. Sebbene l'Iran utilizzi la maggior parte del gas qui estratto, il giacimento è cruciale anche per paesi come l'Iraq, che dipende dalle esportazioni di gas iraniano per soddisfare fino al 40% del proprio fabbisogno di gas ed energia elettrica

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