C’è un luogo in cui la guerra russo-ucraina sta progressivamente cambiando natura: il Mar Nero. Non soltanto perché è uno dei principali teatri delle operazioni militari, ma perché sulle sue coste si concentrano alcuni degli asset strategici più sensibili della Federazione russa: basi navali, porti commerciali, terminal petroliferi, infrastrutture cerealicole e rotte marittime attraverso cui Mosca continua a proiettare potenza e a sostenere la propria economia di guerra.
In questo scenario, Novorossiysk è diventata il principale punto di pressione sulla presenza russa nel Mar Nero. Il raid ucraino alla base navale (costato la vita a 3 persone) è stato condotto con droni Palanytsia e missili Neptune, ma il bersaglio ha un peso che va ben oltre quello militare. Novorossiysk è infatti uno snodo cruciale per l’esportazione di cereali e petrolio, compreso il greggio kazako trasportato attraverso il Caspian Pipeline Consortium (CPC), che vede tra i suoi principali azionisti anche Chevron ed Exxon Mobil. Quando però Kiev si apprestava a capitalizzare il successo, è arrivata la frenata di Washington: su richiesta del vicepresidente Usa Vance, gli attacchi alle petroliere del CPC sono stati sospesi. Una scelta che traccia un confine preciso: colpire quel corridoio energetico potrebbe avere ripercussioni sui mercati internazionali e finire per coinvolgere gli interessi occidentali, compresi quelli americani.
Nonostante lo stop di Vance, Zelensky resta ottimista: con i partner, dice, ha messo a punto un piano per porre fine alla guerra, fondato sulla pressione sulla Russia. La priorità è tenere stabile il fronte per rafforzare la posizione negoziale di Kiev e, insieme, colpire obiettivi in territorio russo per aumentare il costo della guerra per Mosca. È accaduto ieri, con danni alla raffineria di Orsk e conseguente razionamento del carburante a Orenburg. «Ma bisogna agire in fretta - dice - Putin prepara una grande mobilitazione per l’autunno». Per quanto riguarda il fronte terrestre, il leader di Kiev rivendica la riconquista di 745 kmq e di 26 insediamenti negli oblast di Dnipropetrovsk, Donetsk e Zaporizhzhia. Sul fronte marittimo è intervenuto Putin, definendo «pirateria e rapina» i sequestri europei di navi russe e minacciando una risposta «speculare», anche al di fuori del Mar Nero e nelle aree ritenute strategicamente opportune. «L’Ucraina sta utilizzando informazioni di intelligence provenienti da paesi occidentali per colpire le navi. Abbiamo le prove», ha dichiarato la portavoce del Ministero degli Esteri Maria Zakharova. In serata i russi hanno colpito nel porto di Odessa un’imbarcazione che trasportava equipaggiamento militare, e con droni l’est ucraino.
