È una di quelle ironie amare che le guerre partoriscono quando diventano routine. Il cliente disperato, quello che fino a ieri mendicava ferraglia d’alto bordo alle porte dell’Occidente, rischia di trasformarsi nel padrone del mestiere: un soggetto capace di forgiare le armi più in fretta, limarle sul campo di battaglia tra un allarme aereo e l’altro, soprattutto, venderle a prezzo di saldo. Dietro la prudenza di Washington nel concedere a Kiev le licenze per fabbricare in casa gli intercettori dei Patriot non c’è solo il vecchio e nevrotico riflesso di chi protegge i propri segreti militari. C’è qualcosa di molto più prosaico. Nelle stanze ovattate di Raytheon e Lockheed Martin hanno fatto due conti e il calcolo li terrorizza: temono che gli ucraini, perfezionando i sistemi sotto la pioggia di fuoco reale, imparino a produrli meglio, più velocemente e a un quarto del prezzo. Tradotto dal gergo diplomatico alla vita reale: l’alleato in ginocchio rischia di rialzarsi da concorrente. Tra il dovere morale di armare l’Ucraina che affoga e la sacra necessità di proteggere i bilanci e le stock option dei giganti della difesa, la geopolitica mostra il suo volto più autentico: quello di un ragioniere cinico che valuta il prezzo del sangue unicamente in base all’impatto sui dividendi del prossimo trimestre.
Vicenda Patriot a parte, la notizia della giornata è la liberazione di Robert Gilman, ex marine statunitense di 32 anni detenuto in una colonia penale nella regione di Voronezh. Putin lo ha graziato per motivi umanitari, accogliendo di fatto la richiesta americana di consentirgli di rientrare negli Stati Uniti per ricevere cure mediche. Il dossier Gilman rappresenta un segnale distensivo nei rapporti tra Mosca e Washington e potrebbe contribuire a migliorare il dialogo in chiave Ucraina. Trump ha ringraziato pubblicamente il presidente russo.
Sul fronte della guerra, un massiccio attacco ha colpito Zaporizhzhia, causando almeno 7 morti e 23 feriti, e in serata Odessa (2 vittime). Secondo Zelensky, nel raid sono stati impiegati missili nordcoreani, oltre ai Zircon e bombe guidate.
L’accusa non è stata accompagnata da prove pubbliche, ma si inserisce nella crescente cooperazione militare tra Mosca e Pyongyang. Zelensky accusa Mosca di intensificare l’uso di uomini e armi nordcoreane, leggendo nei recenti attacchi i segnali di una nuova escalation.
Chiede quindi nuove sanzioni e un rafforzamento, anche da Seul, della difesa aerea. Mosca sostiene invece di aver colpito infrastrutture militari a Zaporizhstal, e gli hub di Kiev utilizzati per la produzione di droni. Sul terreno, Mosca ha annunciato la conquista di due insediamenti nel Kharkiv, e Kiev il danneggiamento di una raffineria nell’Orenburg e di un altro magazzino Wildberries a Voronezh.
La guerra lascia il segno anche lontano dal fronte. Per gli 007 Usa, la Russia potrebbe essere coinvolta nel ritrovamento del drone carico di esplosivo a Lipsia. All’aeroporto di Hannover, invece, è stato intercettato un altro drone. E mentre si moltiplicano i sospetti sulle operazioni russe in Europa, in Austria è stata scoperta una rete accusata di aggirare le sanzioni per trasferire a Mosca tecnologie destinate all’industria bellica.
