Tornano a soffiare venti di guerra in Medioriente. Per la prima volta dopo oltre un mese Stati Uniti e Iran hanno lanciato raid militari incrociati: le forze americane hanno attaccato due lanciatori di Teheran sull’isola di Larak, nello Stretto di Hormuz, mentre la Repubblica islamica ha puntato obiettivi statunitensi in Giordania. Donald Trump ha assicurato con Fox News che gli Stati Uniti risponderanno e «li colpiremo duramente» e il prezzo del petrolio è tornato a salire oltre i 90 dollari al barile.
Nell’ultimo periodo gli Usa avevano cambiato strategia privilegiando la pressione economica rispetto all’azione militare, ma domenica hanno dichiarato di aver colpito i lanciarazzi per impedire al nemico di posare mine lungo la strategica rotta di navigazione. «Le forze statunitensi hanno condotto un’azione limitata e precisa contro le unità dell’Irgc addette alla posa di mine, che rappresentavano una minaccia imminente a Hormuz», ha scritto su X l’Us Central Command. Un funzionario americano ha spiegato ad Axios che il blitz è scattato dopo che «sono state osservate forze dei pasdaran intente a preparare il lancio di razzi carichi di mine navali verso lo stretto». Affermazioni che una fonte militare iraniana ha definito «pura fantasia».
Le Guardie Rivoluzionarie hanno poi risposto colpendo con missili balistici due basi aeree statunitensi in Giordania, causando «gravi danni» e negli Emirati arabi uniti con un drone. Un funzionario Usa ha confermato a Fox News l’attacco, precisando tuttavia che non sono stati segnalati impatti significativi e quasi tutti i missili in arrivo sono stati intercettati. «La piena responsabilità per le conseguenze delle nuove azioni aggressive degli Stati Uniti e per il proseguimento del blocco navale e della guerra economica contro l’Iran ricade sul regime americano e su tutte le parti che in qualsiasi modo colludono e partecipano alla preparazione e all’attuazione delle loro azioni illegali e abusive», ha fatto sapere Teheran.
«L’Iran è ufficialmente uno stato fallito. È finito», ha scritto da parte sua il presidente Trump, sottolineando che «non hanno una marina, non hanno un’aeronautica, non hanno una valuta, non pagano i soldati o la polizia, l’inflazione è al 300% e la loro leadership è nel caos più totale, incapace di rappresentare adeguatamente il Paese». Oggi il tycoon incontrerà i dirigenti del settore della raffinazione petrolifera nel tentativo di contenere i prezzi del carburante, schizzati alle stelle a causa della guerra, in vista delle elezioni di metà mandato di novembre. Il segretario al Tesoro Usa Scott Bessent, intanto, dal G20 Finanze in North Carolina ha spiegato che gli Stati Uniti intendono sanzionare un’altra banca questa settimana, dopo le misure contro l’egiziana Misr. «L’economia iraniana non deve necessariamente collassare, deve solo rinsavire: continueremo a esercitare la nostra pressione», ha assicurato. Quindi ha ringraziato l’Europa per il «forte sostegno» sulle sanzioni.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, invece, ha sottolineato che purtroppo «ci sono correnti all’interno dell’America che vedono nel loro interesse la continuazione della guerra. Noi continuiamo a cercare di raggiungere un accordo, proseguire il conflitto non è nel nostro interesse, né nell’interesse della regione, né dell’umanità».
