La pace è possibile, un accordo con Kiev anche, ma alle condizioni di Mosca. Putin torna a evocare un’intesa per mettere fine alla guerra in Ucraina e si dice disponibile a riprendere i colloqui trilaterali con Washington e Kiev, con un nuovo round ipotizzato per novembre. Lo zar di Mosca parla di sicurezza condivisa, estesa non soltanto a Russia e Ucraina ma anche all’Europa, e assicura che Mosca non si sta preparando a una guerra contro i Paesi europei. Ma dietro le aperture diplomatiche resta la linea del Cremlino: se un’intesa non sarà raggiunta, la Russia continuerà a perseguire i propri obiettivi militari, compreso il mantenimento delle conquiste territoriali rivendicate. «Penso che possiamo raggiungere un accordo. Siamo d’accordo. Ma se qualcuno vuole fare diversamente, allora sarà diversamente», confida in serata a Pavel Zarubin, collaboratore dell’agenzia di stampa Vesti. Poi l’avvertimento che ridimensiona la portata dell’apertura: «In ogni caso, porteremo a termine i nostri compiti e tutti gli obiettivi dell’operazione militare speciale saranno raggiunti».
Il messaggio del Cremlino è dunque duplice. Da una parte, la disponibilità a discutere un’intesa che garantisca una stabilità duratura e non una semplice sospensione dei combattimenti; dall’altra, la volontà di non rinunciare agli obiettivi fissati da Mosca sul terreno. La questione dei territori occupati resta uno dei principali ostacoli a qualsiasi accordo. Per Kiev, infatti, il congelamento del fronte può rappresentare una base per avviare i negoziati, ma non può tradursi nel riconoscimento della sovranità russa sulle regioni ucraine occupate. «Sono storicamente territori nostri», ribatte Putin.
Le parole del presidente russo arrivano mentre le bombe continuano a cadere sulle città ucraine. Zelensky ha reagito con sarcasmo alle dichiarazioni del Cremlino, denunciando una distanza sempre più evidente tra il linguaggio della diplomazia e la realtà della guerra. «Gli umanitari russi hanno lanciato tre ondate di missili su Kiev. Putin gioca. Peccato che lo stia facendo con la vita degli altri, e che non voglia fermare la guerra». Le parole del leader ucraino hanno un destinatario che non si trova soltanto a Mosca. Steve Witkoff, inviato di Trump, aveva descritto Putin come un uomo «compassionevole», celebrando la liberazione dell’americano Stephen Hubbard dalla prigionia russa. Zelensky teme anche che l’Ucraina possa essere sostituita da Pechino al tavolo delle trattative.
Sul fronte tecnologico, Trump chiama Musk per discutere dei limiti a Starlink. La vicenda evidenzia quanto Kiev dipenda dalle infrastrutture private americane e quanto le decisioni di Washington possano influenzare gli equilibri sul campo e i negoziati per la pace. L’Ue intanto potrebbe chiedere al Canada un ulteriore impegno finanziario per Kiev, mentre la Nato valuta procedure d’acquisto centralizzate per consentire all’Ucraina di procurarsi armi e munizioni più rapidamente. Kiev nel frattempo ha ottenuto aiuti in armi da Finlandia ed Estonia. Per quanto riguarda la sicurezza europea, le segnalazioni sull’impiego di pescherecci russi per sorvegliare i cavi sottomarini britannici alimentano il timore di una guerra ibrida che si estende ben oltre le trincee.
