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Guerra

La Cia a Mosca, ma Putin prepara l'escalation

Le 8 ore di Ratcliffe in Russia e le parole di Trump: “Visita di routine”. I media: “Lo Zar intensificherà gli attacchi”. I tre decreti “fantasma”

Missione Il numero uno della Cia John Ratcliffe

La circostanza, per essere una scena di intelligence, è quasi cinematografica: un aereo militare americano arriva a Mosca, il direttore della Cia John Ratcliffe entra nella capitale russa senza annunci ufficiali, resta sul terreno per otto ore e riparte. Nessuna fotografia istituzionale, nessuna agenda, nessun comunicato congiunto. Poi, il giorno dopo, il Cremlino rompe parzialmente il silenzio: Ratcliffe ha incontrato rappresentanti dei servizi di sicurezza russi, non Vladimir Putin. Il presidente russo, però, è stato informato dell’esito dei colloqui. Ma c’è anche chi si spinge oltre, ipotizzando che Ratcliffe abbia cercato di convincere lo Zar a non ricorrere all’uso di armi nucleari tattiche contro Kiev. Scenario che Putin avrebbe iniziato a valutare da alcune settimane.

Il presidente americano Trump ha scelto una formula destinata a raffreddare le speculazioni, respingendo l’ipotesi che Ratcliffe fosse stato mandato a Mosca per avvertire Putin di non mettere alla prova la Nato. La definizione del presidente americano è stata «semi-routine». Tuttavia Trump ha aggiunto un elemento meno rassicurante: «Potrebbe derivare qualcosa dalla visita». E ha ricondotto il tutto al suo obiettivo dichiarato di porre fine alla guerra in Ucraina. La frase di Trump we would like the war in Ukraine to end è forse la parte più significativa, e per certi versi inquietante, della sua risposta. Se il viaggio fosse stato davvero ordinario, perché legarlo pubblicamente alla guerra?

Mandare a Mosca il capo della Cia, e non un emissario politico come Steve Witkoff, indica un dossier di sicurezza nazionale: informazioni riservate, avvertimenti, gestione dei rischi e possibili scambi di prigionieri. Sul tavolo potrebbe esserci un messaggio americano sulle mosse militari russe e sull’uso delle forze in preparazione, sullo sfondo del timore di una nuova escalation, anche attraverso operazioni ibride, sabotaggi e cyberattacchi. Oppure, come sostengono alcuni analisti vicini al Cremlino, Mosca starebbe valutando di intensificare gli attacchi missilistici contro Kiev con armi nucleari tattiche, dopo aver considerato falliti i negoziati di pace. Da non scartare la pista degli scambi di prigionieri: un dossier che passa meglio attraverso i canali riservati degli 007 che della diplomazia.

E poi ci sono quei tre numeri: 605, 606, 607. È qui che la vicenda diventa davvero intrigante. Martedì Putin ha firmato i decreti 608, 609 e 610, ma nella sequenza ufficiale mancano i numeri 605, 606 e 607, che risultano firmati ma non pubblicati. Non sappiamo cosa contengano, né esiste prova che siano legati alla visita di Ratcliffe. La coincidenza temporale, tuttavia, è significativa. I decreti segreti russi possono riguardare difesa, sicurezza delle infrastrutture strategiche, intelligence, nomine riservate (la sostituzione del comandante in capo Gerasimov?), o provvedimenti legati alla guerra (attacchi con nucleare tattico?).

Mentre Ratcliffe entra a Mosca, Putin firma tre provvedimenti che restano fuori dalla vista pubblica. Nessun elemento, preso singolarmente, consente conclusioni; insieme, suggeriscono che sul tavolo ci fosse un dossier abbastanza delicato da richiedere un canale discreto.

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