Un caccia F-35C dei Marine rivela le sue vittorie in Iran attraverso le kill mark, i tradizionali simboli impiegati dai piloti da caccia per identificare e mostrare i loro successi in battaglia. Il caccia americano imbarcato sulla USS Abraham Lincoln ha eliminato tre sottomarini e diversi lanciatori di missili iraniani nel corso dell’Operazione Epic Fury. Ma i “simboli” comparsi sul vano bombe di questo caccia ci dicono altro, documentando un capitolo interessante del conflitto.
L’immagine esclusiva ottenuta dalle pagine della testata specializzata The Aviationist non stenta a definire “una serie straordinaria di contrassegni di missione” per un F-35C che avrebbe distrutto tre sottomarini, un’unità navale da combattimento, un drone di tipo Shahed, un pezzo d’artiglieria e diversi lanciatori terrestri, oltre a una petroliera che è stata verosimilmente individuata a forzare il blocco imposto dagli Stati Uniti nello Stretto di Hormuz per ribilanciare il vantaggio di Teheran nell’imposizione del suo embargo.
Il rientro degli aerei da combattimento che hanno preso parte all’Operazione Epic Fury - tuttora in corso - rivela sempre più particolari sulle missioni condotte dai piloti americani che continuano ad onorare la vecchia tradizione dei kill mark, o kill scores, oltre alla straordinaria “nose art” che ha interessato uno squadrone di F-15 che ha abbellito il muso dei suoi caccia con una serie di piccoli disegni, proprio come era uso fare nella prima e nella seconda guerra mondiale.
Nel caso evidenziato, il caccia imbarcato F-35C, dove C sta per “Catobar”, il sistema per il decollo assistito da catapulta e l’atterraggio frenato con cavi d’arresto usato sulla portaerei dove era imbarcato con il suo squadrone, i “Black Knights”, unità appartenente all’Aviazione del Corpo dei Marines degli Stati Uniti, ha sfoggiato una serie di contrassegni sul lato sinistro della fusoliera anteriore, proprio sotto l’abitacolo, davanti alla presa d’aria del motore, per indicare la combinazione di armi che ha “sganciato” durante le missioni - missili aria-aria a lungo raggio, munizioni standoff e bombe guidate - che sono andate “a segno” sui bersagli che compaiono sul portello della stiva armi.
Le sagome indicano l’eliminazione di pezzi di artiglieria e lanciatori di missili dei pasdaran, bersagli consueti durante i raid contemplati al principio dall’Operazione Epic Fury che mirava ad annullare la capacità di ritorsione iraniana, senza successo. Lo stesso vale per la sagoma di un drone kamikaze della famiglia Shahed, un bersaglio consueto nei due principali conflitti attivi che prevedono il largo impiego di loitering munitions.
Più interessanti, invece, sono i bersagli navali, che potrebbero corrispondere anch’essi a dei “droni sottomarini” ma più probabilmente a veri e propri sottomarini come quelli di classe Kilo di fabbricazione russa, i sottomarini costieri classe Fateh e i sottomarini tascabili classe Ghadir schierati dall’IRIN, la Marina militare della Repubblica Islamica dell’Iran.
L’ingaggio di sottomarini rappresenta “un’impresa estremamente insolita per un caccia tattico”, scrivono giustamente gli esperti. Gli analisti hanno confermato in passato la distruzione del sottomarino Taregh, classe Kilo, e la distruzione del Fateh, l’unità capoclasse dei sottomarini costieri di fabbricazione iraniana. È difficile stabilire se i sottomarini siano stati colpiti e distrutti in porto o in navigazione di superficie, e quali armi l’F-35 possa aver impiegato, ma il fatto che un singolo caccia di quinta generazione abbia accumulato queste vittorie in un conflitto moderno è comunque abbastanza sorprendente e inusuale, data la grandezza del dispositivo che gli statunitensi hanno schierato in Medio Oriente.
