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Guerra

L’abbattimento in Iran, la fuga dai pasdaran e il misterioso salvataggio: la storia di “Bravo Dude 44”

Il pilota Usa precipitò dopo l’abbattimento del suo F-15 e riuscì a sfuggire alle ricerche iraniane. Sul recupero restano però dettagli segreti e molti dubbi

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Iran, 3 aprile 2026. Siamo nel pieno della nuova guerra tra Teheran, Washington e Tel Aviv. Un F-15 americano viene abbattuto dall’Iran nella provincia di Boyer-Ahmad. Vengono immediatamente dispiegate unità specializzate di ricerca e soccorso in combattimento, che perlustrano la zona interessata a bordo di elicotteri Blackhawk. Il pilota, con nome in codice Alpha, ha attivato l’espulsione per sé e il suo compagno dal jet, ma il paracadute del suo secondo non si apre. Bravo Dude 44, il co-pilota, precipita a terra a una velocità stimata tra i 110-160 km/h. In pochi minuti, diventa l’uomo più ricercato dalle forze americane. Alpha si salva e in poche ore è al sicuro.

Bravo invece ha la schiena, un braccio e una spalla rotti per l’impatto. Come gli è stato insegnato, in questi casi bisogna abbandonare in fretta il luogo dell’impatto. È buio ed è necessario passare la notte al sicuro. All’alba riesce a riconoscere una di quelle valli con scogliere su entrambi i lati nel cuore dell’Iran. Così, in quelle condizioni, scala una cresta di oltre 2000 metri. Intanto, le immagini del relitto aereo vengono diffuse dai media iraniani assieme a video di gruppi armati alla ricerca dell’equipaggio abbattuto. Gli iraniani, si scoprirà più tardi, gli si avvicinano a poche centinaia di metri.

Più di cinque mesi dopo, Bravo Dude 44 racconta ai microfoni di 60 Minutes della Cbs l’incredibile storia del suo salvataggio. Assieme a lui Pete Hegseth, segretario alla Difesa, Dan Caine, capo dello stato maggiore congiunto, Brad Cooper, capo del Comando Centrale degli Stati Uniti. Alpha ha rifiutato di partecipare, nonostante le presunte pressioni dell’amministrazione Trump in tal senso.

<blockquote class=“twitter-tweet” data-media-max-width=“560″><p lang=“en” dir=“ltr”>Chairman of the Joint Chiefs of Staff General Dan Caine walked through newly declassified footage of DUDE 44 BRAVO rescue. <a href=“https://t.co/2xCn56J48t”>pic.twitter.com/2xCn56J48t</a></p>&mdash; DOW Rapid Response (@DOWResponse) <a href=“https://x.com/DOWResponse/status/2099293341577805882?ref_src=twsrc%5Etfw”>September 14, 2026</a></blockquote> <script async src=“https://platform.x.com/widgets.js” charset=“utf-8″></script>

Oltre 90 americani sono stati coinvolti sul campo, centinaia di persone in volo, per un totale di circa 5.000 persone coinvolte nella stessa missione. Bravo riesce a inviare un messaggio a casa, avvertendo di essere rimasto ferito, ma che si sta spostando. La CIA, nottetempo, lancia una complessa campagna di depistaggio per confondere le forze iraniane che cercano Bravo. Per spianare la strada al salvataggio, bombardieri e droni americani colpiscono le forze delle Guardie Rivoluzionarie iraniane nelle vicinanze del luogo in cui si nasconde.

Qui il racconto di come sia avvenuto tecnicamente il salvataggio si complica tra notizie e segretezza. Ad aprile, la stampa americana raccontò che la CIA avrebbe utilizzato un sistema segreto chiamato “Ghost Murmur”, attribuito alla divisione Skunk Works di Lockheed Martin. Secondo quella ricostruzione, il sistema avrebbe utilizzato magnetometri quantistici estremamente sensibili per cercare la debolissima firma elettromagnetica prodotta dal battito cardiaco umano. L’intelligenza artificiale avrebbe poi filtrato il segnale distinguendolo dal rumore ambientale.

<blockquote class=“twitter-tweet” data-media-max-width=“560″><p lang=“en” dir=“ltr”>DUDE 44 Bravo recalls the moment he ejected over Iran:<br><br>&quot;My parachute was damaged in the initial attack. At one point, when I looked up and saw no parachute, that was the most terrifying thing I’ve ever seen.<br><br>So, I paused right then and I prayed, &#39;Lord, your will be done. But if… <a href=“https://t.co/bIPkvcXWOe”>pic.twitter.com/bIPkvcXWOe</a></p>&mdash; DOW Rapid Response (@DOWResponse) <a href=“https://x.com/DOWResponse/status/2099291318321090707?ref_src=twsrc%5Etfw”>September 14, 2026</a></blockquote> <script async src=“https://platform.x.com/widgets.js” charset=“utf-8″></script>

Tuttavia, Scientific American analizzò la vicenda e raccolse le obiezioni di diversi fisici: i magnetometri quantistici esistono realmente e possono misurare campi magnetici prodotti dall’attività cardiaca, ma la possibilità di rilevare il battito di una persona nascosta a decine di chilometri di distanza, è fortemente messa in dubbio dalla fisica conosciuta.

Qualsiasi sia stata la tecnologia a permettere di individuare il pilota disperso, nel giro di poche ore, due grandi aerei da ricerca e soccorso atterrano su una pista di atterraggio improvvisata nel deserto. Vengono fatti decollare piccoli elicotteri Little Bird capaci di raggiungere Bravo, situato sulla cresta della montagna, a diverse miglia di distanza.

Bravo racconta che è stato “uno dei momenti più belli della vita” quando ha visto i suoi soccorritori. “Andiamo.” è stata la prima parola pronunciata al loro incontro. Ma il diavolo ci mette sempre lo zampino. Il carrello d’atterraggio degli aerei di soccorso resta incastrato nella sabbia del deserto. Novanta uomini di quelli che l’ammiraglio Cooper definì i “membri più elitari” delle forze armate restano bloccati finché un’unità clandestina dell’aeronautica non giunge in loro soccorso. I due aerei bloccati, del valore di circa 100 milioni di dollari ciascuno, così come gli elicotteri Little Bird, vengono distrutti affinché la tecnologia non cada in mani iraniane. Si può far rotta verso Washington.

Il tempismo della declassificazione dei video da parte del Dipartimento della Difesa USA e la successiva messa in onda sulla Cbs sono ora messi sotto accusa da diversi critici: si tratterebbe a loro dire di una raffinata operazione di propaganda patriottica. Diversi esperti di medicina e fisica aeronautica contestano, inoltre, come sia scientificamente improbabile che un uomo sopravviva a un simile impatto al suolo per poi scalare una montagna in quelle condizioni fisiche, alimentando l’ipotesi che la storia sia stata gonfiata o parzialmente fabbricata ad hoc in un momento così delicato per l’amministrazione statunitense.

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