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“Lacrime e sangue”: ecco quanto è costata la guerra in Ucraina a Putin

L’ultimo studio del CSIS ha fotografato il prezzo altissimo pagato dalla Russia nel conflitto ucraino: perdite record, avanzata quasi ferma e costi umani senza precedenti

“Lacrime e sangue”: ecco quanto è costata la guerra in Ucraina a Putin
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Come sta andando la guerra in Ucraina per la Russia? Quasi quattro anni e mezzo di combattimenti hanno trasformato quella che il Cremlino immaginava come un'operazione rapida in un conflitto di logoramento dal costo enorme. Sul fronte militare, economico e politico, Mosca continua a pagare un prezzo sempre più alto. Le perdite tra i soldati aumentano, l'avanzata sul terreno procede a ritmi minimi e perfino il territorio controllato ha iniziato a ridursi. A questo si aggiungono una crescente pressione sull'economia, restrizioni interne e attacchi ucraini sempre più efficaci anche in profondità nel territorio russo. Tutti elementi che stanno mettendo a dura prova la strategia immaginata da Vladimir Putin.

Il costo (enorme) della guerra in Ucraina per la Russia

Il nuovo studio del Center for Strategic and International Studies (CSIS) spiega che la Russia ha ormai accumulato circa 1,4 milioni di perdite complessive sul campo di battaglia, tra morti, feriti e dispersi, dall'inizio dell'offensiva risalente al 2022 al giugno 2026. I soldati deceduti sarebbero tra le 400.000 e le 450.000 unità, un bilancio che supera di oltre quattro volte tutte le vittime militari statunitensi registrate in ogni guerra combattuta dopo la Seconda guerra mondiale e oltre nove volte quelle subite complessivamente dall'Unione Sovietica e dalla Russia negli altri conflitti dello stesso periodo storico.

Il paper evidenzia inoltre che nel 2026 le perdite mensili russe oscillano tra 30.000 e 34.000 uomini, un numero superiore ai circa 27.000 nuovi reclutati ogni mese. Anche il rapporto delle perdite rispetto all'Ucraina si è modificato sensibilmente: se per gran parte del conflitto era compreso tra 2:1 e 3:1, nella prima metà del 2026 sarebbe salito fino a sfiorare 8 soldati russi fuori combattimento per ogni ucraino, anche grazie all'impiego massiccio da parte di Kiev di droni, compresi sistemi assistiti dall'intelligenza artificiale.

Secondo il CSIS, inoltre, oltre il 90% delle perdite russe sarebbe oggi provocato proprio dagli attacchi dei droni, segno di come la tecnologia stia cambiando profondamente il volto della guerra moderna.

Conseguenze militari ed economiche

Anche sul terreno i risultati ottenuti da Mosca appaiono sempre più limitati rispetto ai costi sostenuti. Lo studio mostra che nel 2026 le forze russe avanzano mediamente di appena 50 metri al giorno nell'area di Kostiantynivka, 70 metri verso Pokrovsk e circa 90 metri nella direttrice di Sloviansk, velocità considerate tra le più basse registrate nei principali conflitti dell'ultimo secolo. Ancora più significativo il dato territoriale: tra aprile e maggio 2026 la Russia ha registrato una perdita netta di circa 400 chilometri quadrati, le prime perdite territoriali mensili dall'agosto 2024.

Mosca controlla ancora circa 118.000 chilometri quadrati di territorio ucraino, pari a circa il 20% del Paese, ma soltanto 75.000 di questi sono stati conquistati dopo l’inizio delle operazioni nel 2022. Parallelamente, l'Ucraina ha intensificato gli attacchi contro raffinerie, depositi di carburante, infrastrutture energetiche, basi militari e linee logistiche russe, arrivando a colpire obiettivi anche a migliaia di chilometri dal fronte.

In definitiva, per gli analisti del CSIS, la guerra resta favorevole a chi difende le proprie posizioni.

Nonostante la Russia continui a disporre di uomini e risorse per proseguire il conflitto, il prezzo in termini di vite umane, capacità militare e sostenibilità economica del Cremlino continua ad aumentare, rendendo ogni nuovo chilometro conquistato sempre più costoso per Putin.

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