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Guerra

Lipsia, prova a schiaccianti contro la Russia. Il giallo del visto italiano di un attentatore

Itinerari, Dna ed esplosivi: Berlino certa della mano del Cremlino (che replica minacciando con un attacco diretto). Un sospettato aveva un pass turistico rilasciato dall’ambasciata in Bielorussia. La Danimarca avverte: “Putin pianifica sabotaggi alle nostre industrie”

An explosive-disposal robot is being deployed near a Ukrainian aircraft at Leipzig/Halle Airport, where a drone with an explosive device was found and a detonator was removed from the object, in Schkeuditz, Germany, Wednesday Aug. 5, 2026. (Hendrik Schmidt/dpa via AP)

Per Berlino non ci sono dubbi, è stata un’azione condotta dalla Russia. Dopo le accuse e le prove, anche due fermi. Per l’attacco fallito con un drone all’aeroporto di Lipsia il 4 agosto, che ha causato un picco di tensione tra Russia e Occidente, gli investigatori tedeschi hanno identificato due sospetti: un uomo di origine russa con passaporto lettone e un bielorusso con passaporto russo che sarebbe entrato nello spazio Schengen con un visto italiano. Le autorità tedesche «hanno accertato che il documento è stato rilasciato da un’ambasciata italiana a Minsk ad aprile», secondo i media tedeschi. Fatto che aggiunge ulteriore tensione che riguarda, seppur indirettamente, anche l’Italia: l’uomo non sarebbe mai transitato dall’Italia.

Mentre la Germania affronta altre minacce concrete alla sicurezza e Mosca continua a soffiare sul fuoco.

Non solo, l’intelligence danese avrebbe scoperto piani portati avanti dalla Russia per pianificare e preparare azioni di sabotaggio nei confronti di alcune industrie danesi. Tra gli obiettivi figurerebbero aziende del settore della difesa associate agli aiuti militari all’Ucraina.

Le prove portate dalla Germania, dopo settimane di indagini, non lasciano spazio a dubbi. A partire dalle caratteristiche dei droni, le cui componenti corrispondono ai mezzi e alle modalità già utilizzati da Mosca in altre operazioni ibride e nel conflitto in Ucraina. Inoltre, i rilievi forensi sul drone hanno isolato tracce di DNA collegate a un database internazionale, con riscontri in Lituania e Finlandia, che collegano l’episodio al tentato sabotaggio di un pacco bomba DHL avvenuto a Lipsia nel luglio 2024. E poi l’esplosivo predente nel mezzo, al plastico, utilizzato più volte dai servizi russi per vari attentati. Ma gli episodi in Germania non si fermano a Lipsia: ci sarebbe un nesso diretto con gli attacchi alla rete elettrica tedesca di questi giorni. La poliziaparla di un «atto doloso» o «un attacco» in una sottostazione elettrica a Bergheim, nella Germania occidentale, all’indomani di quello contro un impianto nel Brandeburgo.

«Non è stato un guasto», spiegano. E non è un caso nemmeno che la Germania possa essere finita nel mirino dei servizi di Mosca. Solo pochi mesi fa Berlino, stante il probabile disimpegno militare americano in Europa, si è detta pronta a prendersi la leadership Nato anche grazie a una massiccia campagna di riarmo. Che va di pari passo con il rinnovato sostegno all’Ucraina.

Fatti che Mosca vede come fumo negli occhi. Al punto che, oltre alle smentite di rito per l’episodio di Lipsia definite un modo per «distogliere l’attenzione sui problemi interni», il solito smodato Dimitri Medvedev arriva a ipotizzare «un attacco diretto a tutte le industrie tedesche che producono armamenti per l’Ucraina».

L’altro sempre sguaiato falco del Cremlino, Maria Zakharova, minaccia invece una pesante reazione contro la Germania per la chiusure del consolato generale russo a Bonn, l’unico operativo nel Paese.

Intanto, sul fronte delle indagini su Lipsia, è emerso che il bielorusso con passaporto russo, il cui Dna sarebbe stato rinvenuto dagli investigatori, sarebbe entrato nello spazio Schengen utilizzando un visto turistico rilasciato dalle autorità italiane a Minsk ad aprile, prima di entrare in Germania a luglio per poi raggiungere la Sassonia. Due giorni prima del fallito attacco avrebbe lasciato il Paese in aereo.

Nessuna responsabilità, ovviamente, attribuibile al nostro Paese ma il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha fatto sapere comunque che «verranno fatti dei controlli». In ogni caso tensione e paura sono costanti del momento che vive l’Europa.

Fake news, contenuti manipolati, media falsi e video creati con IA per influenzare l’opinione pubblica e alimentare divisioni Attacchi informatici contro istituzioni, aziende e infrastrutture per rubare informazioni, bloccare servizi o preparare altre azioni Droni, incursioni e avvicinamenti pericolosi per testare le reazioni europee, creare allarme o raccogliere informazioni Uso dei flussi migratori come strumento di pressione politica sui Paesi europei e sulle loro frontiere Tentativi di influenzare elezioni e decisioni politiche attraverso campagne mirate, finanziamenti, pressioni e contatti con esponenti politici Incendi, danneggiamenti e attacchi limitati contro infrastrutture, trasporti e strutture strategiche Interferenze sui segnali GPS/GNSS che possono disturbare aerei, navi e trasporti, soprattutto nell’area baltica e nord -europea Coinvolgimento di intermediari, criminali o agenti reclutati per compiere sabotaggi e altre azioni, rendendo più difficile individuare i mandanti.

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