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PERCHé AVRà SUCCESSO

Manterrà le promesse. Più che il voto conta la storia

La sua politica è stata chiara: prima l’interesse americano

President Donald Trump walks from Marine One to board Air Force One at Cleveland Hopkins International Airport in Cleveland, Tuesday, Aug. 11, 2026. (AP Photo/Mark Schiefelbein) Associated Press / LaPresse Only italy and spain

Si dice che un presidente al primo mandato lavori per essere rieletto, mentre un presidente al secondo e ultimo mandato lavori per la storia. Donald Trump sembra avere ben chiaro questo principio. È in questa chiave che deve essere giudicato il suo governo, non sulla base del consenso registrato da un sondaggio, né del risultato di un’elezione nella quale il suo nome non compare sulla scheda.

Trump ha posto al vertice della sua agenda l’abbandono definitivo del paradigma repubblicano di Reagan e dei Bush, fondato sul libero commercio, sulla globalizzazione e sull’idea che la leadership americana dovesse risolversi in una presenza costante all’estero. Al suo posto sta imponendo nel Partito Repubblicano una visione fondata sull’idea che la politica commerciale, quella migratoria, la sicurezza e persino le alleanze vengano subordinate più direttamente a un chiaro interesse nazionale. È una trasformazione che potrà piacere o non piacere, ma non è possibile sostenere che non sia reale e, soprattutto, che non sia sua. Per quanto poi riguarda le sue specifiche promesse elettorali, Trump ne ha già trasformato molte in politiche concrete: dai dazi al controllo della frontiera, dalle espulsioni degli irregolari alla lotta contro l’agenda woke e alla riorganizzazione dell’apparato federale. Mantenere certe promesse ha avuto un costo economico e, forse, il Partito Repubblicano ne pagherà il prezzo alle prossime elezioni di metà mandato. Tuttavia, anche un’eventuale sconfitta non dovrebbe essere automaticamente interpretata come una bocciatura: i Repubblicani potrebbero perdere non perché c’è troppo Trump, ma perché ce n’è ancora troppo poco nella loro visione. La perdita della Camera, comunque, non sarebbe da sola sufficiente a bloccarne l’azione. Per quanto riguarda la sicurezza interna, la lotta al Fentanyl è stata una delle sue politiche più visibili. Le immagini delle imbarcazioni dei presunti trafficanti colpite e distrutte in mare aperto comunicano una concezione precisa: Trump non si limita più a contrastare il fenomeno, ma colpisce direttamente chi viene considerato responsabile. E se la criminalità oggi è ai livelli più bassi degli ultimi decenni e sono diminuite anche le morti per overdose, il presidente può legittimamente rivendicare almeno una parte del merito.

Infine, e contrariamente a una percezione tanto diffusa quanto erronea, Trump non è un pacifista né mai lo è stato, e ha dimostrato di essere disposto a usare una considerevole forza militare. Ma almeno finora, tanto in Europa orientale quanto in Medioriente, ha evitato di trasformare l’uso della forza in un nuovo impegno militare terrestre fatto di occupazioni e nation-building. Ed è questo che intendeva nel promettere che non avrebbe trascinato gli Stati Uniti in nuove guerre senza fine.

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