Dopo Hormuz, l’Iran riesce a mettere le mani anche su Bab el-Mandeb, il corridoio marittimo che collega Europea e Asia, tramite i suoi alleati dell’autoproclamato «asse della Resistenza» nell’area, gli Houthi, i ribelli dello Yemen che Teheran sostiene e foraggia da anni. «Tutto ciò che era sotto il nostro controllo sulla costa occidentale è caduto», ha spiegato all’Afp un funzionario militare del governo yemenita, l’esecutivo riconosciuto a livello internazionale e sostenuto dall’Arabia Saudita. Gli estremisti sciiti, proxy dell’Iran, hanno dunque ormai il dominio sull’altra rotta marittima cruciale per i commerci e gli approvvigionamenti energetici mondiali, porta d’accesso al Mar Rosso e al Canale di Suez, dunque al Mediterraneo. Un’evoluzione della crisi in Medioriente dirompente, tanto che il leader saudita Mohammed Bin Salman (Mbs), secondo Axios, ha chiesto in due telefonate a Donald Trump giovedì di lanciare attacchi aerei diretti contro gli Houthi. Il presidente americano ha rifiutato, almeno per ora, fiducioso che Teheran venga a più miti consigli grazie al blocco navale e al pressing economico che da metà luglio ha quasi azzerato l’export iraniano di petrolio. Il Brent, intanto, resta intorno ai 105 dollari
al barile.E Riad, a causa degli attacchi di due giorni fa nelle aree di Riad e Medina ha sospeso in via precauzionale l’attività dell’oleodotto Est-Ovest.
L’avanzata
Dopo un’offensiva di una settimana e la conquista di porti cruciali come Mocha e dell’isola di Zuqar, lungo la costa, i ribelli filo-Iran hanno conquistato ieri anche le isole di Mayyun, Piccola Hanish e Grande Hanish, aumentando in modo esponenziale la propria capacità di attaccare le petroliere saudite, tornate nel mirino da metà luglio, e di infliggere un colpo durissimo proprio all’Arabia saudita, alleata degli Stati Uniti e principale esportatore di petrolio al mondo. Non a caso la produzione petrolifera di Riad è crollata al livello più basso degli ultimi trent’anni. E Mohammad Mokhber, consigliere della Guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei, ha elogiato su X gli Houthi per la «vittoria schiacciante» nel Mar Rosso: «La potenza dell’Iran nello Stretto di Hormuz e la determinazione della resistenza locale hanno spinto gli Stati Uniti e i loro alleati in una situazione di stallo tattico e strategico».
L’Iran e i negoziati
Donald Trump non perde la fiducia, convinto di poter dare la spallata a Teheran. Il presidente
americano ha sostenuto ieri che l’Iran «sta cedendo su tutti i fronti e gli Usa controllano Hormuz». Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha aggiunto che il regime «è in ginocchio». E dal Business Forum dei Brics a Nuova Delhi il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha ammesso: «Le pressioni sull’Iran sono in una fase critica e pericolosa». Il leader di Teheran fa riferimento al pressing economico che sta subendo l’Iran, tanto che i pensionati protestano e a loro si stanno unendo camionisti e tassisti, colpiti dalla crisi del carburante, dopo che il governo ha raddoppiato i prezzi della benzina per alcuni consumatori dall’8 settembre. Da qui la possibilità che i negoziati Usa-Iran possano ripartire, con il premier indiano Narendra Modi che a margine del vertice Brics invita Pezeshkian a continuare sforzi per garantire pace e salvaguardare libera’ navigazione. Di questo e degli attacchi Houthi hanno discusso - secondo Reuters - il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e il capo dell’esercito pakistano Asim Munir.
