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Guerra

Non solo sanzioni e armi: “210 miliardi per Kiev”. L’Ue e la nuova formula per usare gli asset russi

Trasferire i fondi congelati dalla “scatola” belga, Euroclear a un veicolo europeo. Il modello usato dagli USA per la guerra in Iraq nel 2003

Von der Leyen a Kiev: intese su droni e fondi. Poi la fuga nel bunker per i missili di Mosca

Legando le proprie azioni al farle bene, e cioè in punta di diritto - specie dopo aver perso svariate cause con soggetti russi sanzionati negli ultimi quattro anni per scelte rivelatesi contestabili – l’Ue si era ingolfata sull’idea di far ricorso agli asset russi congelati nel Vecchio continente. Ma quello che viene considerato dalla Commissione il vero manganello per alzare la pressione su Mosca e cercare di portare Putin a un tavolo negoziale potrebbe presto essere brandito. Si tratta dei circa 210 miliardi di euro di beni sovrani bloccati in Ue dalle sanzioni, trattenuti in una società belga.

Dopo i fatti di Lipsia – con i tedeschi che hanno scelto di puntare il dito esplicitamente su Mosca per i droni-bomba all’aeroporto, e con l’Alto rappresentante Ue convinto che gli attacchi ibridi in tutta Europa possano «dare una svegliata» ai Paesi che non si sono dimostrati così determinati nelle ritorsioni, ha detto ieri Kallas al vertice dei capi-diplomazia in Irlanda - c’è stata un’accelerazione sul fronte tecnico-finanziario. Ferita nell’orgoglio in casa, punta nel vivo anche rispetto alle minacce di interferenza nei processi elettorali, l’Ue ha infatti sottoposto ai ministri degli Esteri un precedente a cui appoggiarsi. Il modello 2003, post l’invasione americana dell’Iraq: quando Washington trasferì 1,7 miliardi di dollari di beni sovrani iracheni su un conto speciale presso la Fed.

Il Belgio continua a dir No a toccare forzatamente i fondi russi, temendo il rischio di esposizione a ripercussioni finanziarie sui mercati. Svezia, Spagna, Paesi Bassi e Polonia sono in prima linea. Questione di credibilità, rilancia il Belgio, ricordando che si è optato per un prestito di 90 miliardi di euro all’Ucraina garantito dal bilancio europeo; già operativo. Ma un’ipotesi al vaglio del team legale dell’Ue c’è: spostare fuori dalla belga Euroclear il conto con gli asset russi immobilizzati e trasferirli a un veicolo europeo, e pescare da ßgli aiuti.

Si avanza sul piano politico, su cui l’Italia resta favorevole. Roma vuol attendere però la valutazione congiunta dei servizi giuridici di Commissione, Bce e altri organismi competenti, ricorda Tajani. Sì, solo con certezza giuridica.

Valutazioni ancora preliminari.

Ma stavolta l’Ue va oltre la convocazione degli ambasciatori russi in vari Paesi membri. E se la priorità immediata resta per i 27 la fornitura all’Ucraina ciò di cui ha bisogno per difendersi, emerge pure che Bruxelles lavorerà assieme all’Ucraina all’European Sky Shield, il progetto di difesa europeo contro i missili balistici: lo scudo dei cieli di cui si parla da quattro anni, fermo al palo. Stati Uniti e Kiev stanno discutendo della cessione di licenze che consentano di produrre in modo autonomo i missili Patriot, conferma il Segretario di Stato Usa. Per Rubio, l’Ucraina impiegherà però diversi anni per attivare gli impianti di produzione. Ecco allora l’iniziativa Ue-Ucraina: il progetto europeo Freya per realizzare con Kiev un sistema di difesa antimissile balistico, l’alternativa Made in Europe ai Patriot. Da giugno, la Commissione ha già stanziato 8,5 miliardi di euro per l’acquisto di droni e missili per Kiev, fondi con cui verrebbero comprati anche jet da caccia prodotti dall’industria europea. Per von der Leyen, l’Ue ha bisogno ora più che mai di un sistema di allerta più rapido e integrato e dunque di accelerare sugli investimenti da 800 miliardi; 150 dai prestiti Safe. E profila poi un nuovo attacco economico su Mosca: la Commissione lavorerà per inasprire le sanzioni anche contro il complesso industriale-militare russo.

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