Nove ore di pioggia metallica su Kiev: droni, missili da crociera e balistici a tracciare la solita parabola di cieca burocrazia bellica. Il registro temporaneo dice 17 morti e 41 feriti, numeri destinati ad aggiornarsi mentre il raggio della devastazione si allarga a Odessa e Chernihiv. Non una semplice incursione, ma la routine di un’offensiva a tutto campo che misura, con cinica precisione, quanto ossigeno resta alla difesa e alle pietre della martoriata Ucraina.
Secondo l’aeronautica, la Russia ha lanciato 168 droni e almeno 46 missili. Tra i vettori impiegati figurano Onyx, Zircon, Iskander-M e S-400 utilizzati in traiettoria balistica. A questi si aggiungono 36 missili Kh-101, Iskander-K e Kh-59, otto Kalibr lanciati dal Mar Nero e due Banderol S8000.
Kiev sostiene di averne intercettati una parte consistente, ma il divario tra le minacce abbattute e l’entità dei danni restituisce tutta la complessità della guerra aerea. Oltre 600 soccorritori e agenti di polizia sono stati impegnati nelle operazioni di emergenza tra Kiev, Brovary e Boryspil.
Nella capitale e nella regione risultano danneggiati 30 edifici residenziali e uno amministrativo, una scuola, un ospedale pediatrico e un asilo nido. Colpita anche la rete energetica: blackout nei distretti di Sviatoshynskyi e Solomianskyi, mentre a Desnyanskyi e Dnipro manca l’acqua calda. Il presidente Zelensky ha rinnovato l’appello agli alleati affinché rafforzino il sostegno alla difesa: «Non restate a guardare in silenzio, serve rafforzare la difesa». Le autorità della capitale hanno proclamato una giornata di lutto. Secondo il ministero della Difesa russo, l’attacco avrebbe invece preso di mira solo strutture dell’industria militare. È la solita narrazione.
Le conseguenze dell’offensiva si sono fatte sentire anche oltre i confini. La Polonia ha attivato l’aviazione e rafforzato difesa aerea e sorveglianza radar. Misure analoghe sono state adottate dalla Romania, che ha fatto decollare due F-16 spagnoli della Nato e un elicottero. Un drone è entrato nello spazio aereo romeno ed è precipitato vicino a Grindu. Un secondo velivolo, marino e dotato di carica esplosiva, è stato intercettato vicino alla piattaforma energetica Neptun Deep, nel Mar Nero.
Colpito da un F-16 di Bucarest, è stato neutralizzato dagli artificieri militari.
Mentre i cieli di Kiev vengono saturati da droni e missili, sul fronte orientale l’avanzata russa prosegue. Mosca rivendica la conquista di altri due insediamenti nel Donetsk, confermando la pressione costante lungo la linea del Donbass. Zelensky, incontrando il nuovo ministro della Difesa Khmara, ha chiesto sistemi di mobilitazione, contratti e rotazioni più umani ed efficienti. Al bando, almeno sulla carta, ogni forma di coercizione, per evitare diserzioni come avvenuto durante gli addestramenti in Germania. Tutto questo mentre il presidente del Comitato militare Nato, ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, ha avuto il primo colloquio con il comandante delle forze armate ucraine Drapatyi, ribadendo il sostegno dell’Alleanza a Kiev.
Il Cremlino continua a escludere una soluzione negoziale. Peskov accusa in particolare Londra di soffiare sul fuoco e ribadisce che «l’operazione speciale proseguirà». Martedì a Mosca il ministro degli Esteri Lavrov incontrerà monsignor Paul Richard Gallagher, inviato del Vaticano, in una visita che non prevede colloqui con Putin.
