Se non è escalation, e al momento non lo è, ogni giorno che passa il rischio di un inasprimento e soprattutto di un allargamento del conflitto in Ucraina, prende forma. L’attacco russo al treno sulla rotta Kiev-Varsavia, a pochi passi dal confine polacco, è stato molto più che l’ennesimo segnale di quanto la Russia non abbia alcuna intenzione di chiudere la guerra. È stato un messaggio diretto a quell’Occidente che un giorno sì e l’altro pure accusa di complicità per il sostegno all’Ucraina e minaccia di ripercussioni nel caso in cui continuasse. Ecco, la minaccia si fa concreta, tanto da generare una reazione tanto compatta quanto dura da parte della Nato e dell’Europa. Mentre Putin, tira dritto.
«La Russia è in difficoltà. L’attacco contro in treno dimostra quanto Putin sia diventato disperato», ha detto il segretario generale della Nato Mark Rutte. «Crede di poter impedirci di sostenere l’Ucraina e di poter minare la nostra unità. Si sbaglia», ha aggiunto l’Alta rappresentante Ue per la Politica estera Kaja Kallas. «L’intento era chiaramente quello di dissuadere i Paesi occidentali dal sostenere l’Ucraina. Dovremmo agire in modo opposto e non lasciarci intimidire». Londra e Parigi reagiscono quasi con una sola voce e promettono unità. «È un altro segnale della Russia ma non cifacciamo intimidre», ha commentato il ministro degli Esteri Antonio Tajani.
Ma la reazione più dura è quella della Polonia, che avverte da più vicino la minaccia russa. «In caso di aggressione russa alla Nato, l’aviazione della parte europea della Nato sarebbe in grado, anche senza la partecipazione degli Stati Uniti, di distruggere metà delle raffinerie russe più velocemente di quanto sta facendo l’Ucraina», ha detto il ministro degli Esteri Radoslaw Sikorski, su X. «Se gli ucraini hanno distrutto metà della capacità di raffinazione della Russia in sei mesi, noi in sei settimane potremmo distruggere l’altra metà», mentre il primo ministro Tusk ha convocato una riunione d’urgenza. E la Russia? «Stiamo svolgendo i nostri compiti in tutto il territorio dell’Ucraina e continueremo a farlo», dice il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov. Come nulla fosse.
