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Guerra

Strage durante le nozze. Furia iraniana sugli Usa

Attacco americano a una festa di matrimonio: 4 morti, tra cui 2 bimbi. Teheran: “Crimini di guerra”. Le Guardie rivoluzionarie colpiscono basi a Ebril

President Donald Trump speaks during an event with Republican lawmakers in the Rose Garden of the White House, Wednesday, Sept. 2, 2026, in Washington. (AP Photo/Alex Brandon)

Gli attacchi tra Stati Uniti e Iran riprendono a pieno regime, e il conflitto torna a dominare la scena, con il rischio di una ulteriore escalation in Medioriente. L’Us Central Command fa sapere che gli ultimi raid hanno interessato siti di difesa aerea, sistemi radar, asset marittimi e aree dedite alla comunicazione, e complessivamente sono stati colpiti 100 obiettivi. Secondo quanto riferisce una fonte americana al network Al-Arabiya, gli attacchi notturni sono stati una mossa preventiva contro un complotto iraniano volto a colpire i cavi sottomarini nello Stretto di Hormuz. Le Guardie rivoluzionarie iraniane rispondono colpendo basi statunitensi a Erbil, nella regione autonoma del Kurdistan iracheno, a Sheikh Isa, in Bahrein, mentre altri attacchi sono stati condotti in Kuwait, dove «il quartier generale e la residenza del comandante statunitense, nonché la base e la rampa di lancio dei droni nella base aerea di Ali al Salem» sono stati incendiati. Prese di mira pure «le postazioni delle forze Usa e il loro sistema radar nelle basi aeree di Al Dhafra e Al Minhad, negli Emirati Arabi Uniti». I pasdaran rivendicano morti tra i membri delle forze armate Usa di stanza in Giordania, ma Washington smentisce.

A scatenare l’ira della Repubblica islamica è stato l’attacco degli Stati Uniti ad un’abitazione nella contea meridionale di Sirik durante una festa di matrimonio, in cui sono morte almeno quattro persone, inclusi due bambini. Il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baghaei, definisce il «brutale» raid come un «crimine di guerra», mentre il presidente del Parlamento e capo negoziatore iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, sottolinea che «se una potenza agisce come Satana, sceglie obiettivi come Satana e uccide come Satana, allora è Satana».

Il presidente americano Donald Trump, dopo aver minacciato di annientare l’Iran, afferma che «non sta cercando di costringere Teheran a sedersi al tavolo delle trattative, come ha riferito Abc Fake News. Non me ne importa nulla se firmano un accordo che per loro non ha alcun valore». E su Truth, spiega di preferire «di gran lunga la posizione attuale» degli Stati Uniti: «Abbiamo un controllo quasi totale dello Stretto di Hormuz, tanto che si potrebbe chiamare Stretto di Trump, e la loro economia è al collasso. Stanno solo aspettando l’inevitabile. Quando si solleverà il popolo iraniano per combattere?». Il segretario al Tesoro Steve Bessent, invece, ribadisce che il suo compito è garantire che la campagna di pressione economica dell’amministrazione li costringa a trattare: «Soffocheremo economicamente il regime e, come ha detto Trump, il motivo per cui il memorandum non ha funzionato è che loro non erano pronti per un’intesa. Il mio compito è assicurarsi che vogliano un accordo, e lo vorranno». La Repubblica islamica, tuttavia, mantiene la sua morsa su Hormuz, e secondo il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, Mohsen Rezaei, «la nuova strategia dell’Iran sul campo di battaglia, sulla diplomazia e sul contrasto al blocco economico distruggerà le vostre fondamenta».

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