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Guerra

Trump all’Onu: “Accordo o inferno. Pronto a cancellare il regime iraniano”

Il tycoon: “Intesa dopo le elezioni di Midterm”. E sugli Usa: “Eravamo un Paese morto, ora è l’età dell’oro”

President Donald Trump attends a security agreement signing ceremony with Denmark's Prime Minister Mette Frederiksen and Greenland's Prime Minister Jens-Frederik Nielsen during the United Nations General Assembly, Tuesday, Sept. 22, 2026, at the UN headquarters. (AP Photo/Julia Demaree Nikhinson) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

Donald Trump tiene fede alle aspettative nel suo discorso dal podio del Palazzo di Vetro per l’Assemblea Generale dell’Onu, minacciando di «annientare» l’Iran e affermando di aver realizzato la pace. L’agenda del presidente americano a New York è fitta di incontri bilaterali, oltre la cerimonia di firma dell’accordo trilaterale con i leader di Groenlandia e Danimarca, e nel suo discorso alle Nazioni Unite rivendica la gestione dei conflitti in tutto il mondo, descrivendo il suo approccio alla politica estera durante i primi due anni del nuovo mandato come un impiego della potenza americana per risolvere «sfide decennali» che i precedenti leader statunitensi non erano riusciti ad affrontare. «Non credo nel lasciare che i problemi si incancreniscano. Diventano solo più difficili da risolvere. Quindi, mentre altri parlavano, io ho agito», spiega nel discorso durato circa 35 minuti, giustificando la decisione di avviare la guerra contro l’Iran, e presentandola come un tentativo di impedire a Teheran di dotarsi di armi nucleari. «Due anni fa il nostro Paese era morto. Ora siamo nell’età dell’oro. Abbiamo agito con decisione per risolvere i problemi del mondo, fra cui il fanatico regime dell’Iran. Erano i bulli del Medio Oriente ma ora non lo sono più», prosegue. «Si raggiungerà un accordo che permetta loro di ricostruire e creare un Paese molto più grande di quanto non sia mai stato in passato?

Oppure devo annientare la Repubblica islamica e farlo rapidamente, senza mai più dare loro la possibilità di uccidere e distruggere persone e Paesi? - dice -. Devo spingerli all’inferno, senza alcuna possibilità di sopravvivenza né speranza di grandezza o di generazioni future?». E afferma la convinzione che l’Iran farà l’accordo «dopo le elezioni» di metà mandato. Fra i tanti presenti in sala ad ascoltarlo ci sono la first lady Melania, il segretario di Stato Marco Rubio, il segretario al Tesoro Scott Bessent, l’ambasciatore americano all’Onu Mike Waltz e la capa di gabinetto Susie Wiles.

Il tycoon torna a esortare tutti i Paesi a unirsi agli Usa nell’isolare economicamente la Repubblica islamica, e respinge le critiche di chi sostiene che Washington non abbia munizioni e armi: «Ne abbiamo e molte». Quindi, ricorda che «in due settimane sarà il terzo anniversario dell’attacco del 7 ottobre» che la guida suprema iraniana «ha definito un servizio all’umanità. Immaginate solo se un simile regime violento avesse mai avuto il potere di sferrare attacchi terroristici su larga scala riparandosi dietro uno scudo nucleare. Questa era la realtà che dovevamo affrontare, una realtà che fin troppi hanno preferito ignorare». Trump insiste di aver portato la pace laddove altri leader mondiali non ci sono riusciti: «Mentre altri ne parlavano, io l’ho realizzata. Mentre altri ignoravano le minacce, io le ho affrontate.

Mentre altri promettevano forza, io l’ho usata per rendere l’America il paese più potente del mondo». Poi ribadisce l’influenza degli Stati Uniti nell’emisfero occidentale, vantandosi in particolare dell’intervento in Venezuela e dell’acquisizione di miliardi di barili di petrolio di Caracas: «Se necessario, useremo la nostra ineguagliabile potenza militare per tutelare gli interessi nazionali vitali». E ancora, esalta il nuovo accordo di sicurezza che gli Stati Uniti hanno raggiunto con la Groenlandia e la Danimarca, definendo l’isola artica la «frontiera settentrionale del Nord America».

Il comandante in capo all’Onu porta avanti pure la sua polemica contro i critici dell’accelerare nello sviluppo dell’intelligenza artificiale, annunciando l’intenzione di ribattezzare l’IA come «superintelligenza»: «Non soffocherò la crescita di qualcosa che sarà più grande della rivoluzione industriale».

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