La guerra in Ucraina ha perso ogni linearità per farsi geometria tridimensionale, e infame, di una tragedia senza fine. Non c’è più soltanto un fronte tracciato sulle mappe: esiste una profondità, un buco nero che divora la quotidianità lontana dai cannoni. Ieri a Pechenihy, nel distretto di Kharkiv, l’alba ha profumato di ferro acre e polvere. Dieci morti, otto feriti e le macerie a inghiottire la vita di sempre: case sventrate, botteghe sfigurate, un ufficio postale che non consegnerà più lettere. Zelensky promette il contraccolpo. «Risponderemo sicuramente», dice, e torna a chiedere agli alleati la sola moneta che valga: una soffocante stretta al collo del Cremlino. E al tempo stesso fa testare missili balistici di produzione nazionale.
Kiev ha coperto i cieli russi con 791 droni contro 15 regioni, la Crimea e le acque del Mar Nero e d’Azov. Mosca sostiene di averli intercettati tutti, ma le autorità locali riferiscono di feriti e danni, tra cui un magazzino di Wildberries e una centrale elettrica vicina a Mosca. Zelensky annuncia che gli attacchi in profondità continueranno anche a settembre, colpendo basi, depositi e infrastrutture energetiche. Nel frattempo la Russia avrebbe costruito almeno dieci basi lungo i confini con Ucraina e Bielorussia, dotandole di 59 rampe di lancio per droni a lungo raggio.
La guerra dei droni diventa anche diplomatica. Mosca accusa il Regno Unito di essere «complice e coautore» degli attacchi ucraini dopo le notizie sull’impiego di uav di fabbricazione britannica. Tra le aziende coinvolte, una filiale di BAE Systems. Londra non arretra. Il premier Burnham ha ribadito che continuerà «a sostenere l’Ucraina al 100%», definendo l’invasione «una guerra illegale».
Negli oblast di Zaporizhzhia, Kherson, Rivne e Sumy, Kiev denuncia 1.158 attacchi contro 59 località, con 2 morti e 4 feriti. La contraerea ucraina ha abbattuto 111 droni su 147. In serata 70 uav su Kiev. Nel Donetsk, Mosca conquista due località. Nel Mar Nero, la petroliera Skiros, carica di greggio russo, è stata danneggiata al terminale del Caspian Pipeline Consortium di Novorossiysk, nonostante l’appello di Washington a evitare attacchi contro petroliere non russe. Nel Dnipropetrovsk è stata ordinata l’evacuazione di 16 località, che coinvolge 2.200 bambini. La Russia esclude un cessate il fuoco lungo l’attuale linea del fronte: i negoziati potranno iniziare solo dopo la conquista dell’intero Donbass. Per gli 007 di Kiev nessun accordo sarà possibile prima del nuovo anno.
E intanto per Zelensky si apre anche il fronte interno. Mykhailo Fedorov lo sfida chiedendo elezioni in tempo di guerra: «La democrazia non può essere tenuta in ostaggio dalla Russia», dice l’ex ministro della Difesa in un discorso trasmesso su Youtube, ed «è necessario trovare un meccanismo legale, sicuro e realistico che permetta all’Ucraina di ripristinare un processo democratico a tutti gli effetti anche in caso di guerra prolungata». Una crisi politica di cui Zelensky avrebbe fatto volentieri a meno, mentre non si fermano le proteste di piazza per la sua destituzione.
