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Guerra

Trump: “Putin vuole un accordo”. Ma un drone russo sfiora Zelensky

Il leader di Kiev: “Pronti al compromesso”, poi il mancato attentato in Moldavia. Lavrov lo gela: “Ucraina zona cuscinetto”, ma c’è l’ipotesi colloqui a tre. Il tycoon spinge: “Il problema è che si odiano”

Bersaglio Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e la moglie Olena scendono dall'aereo a Oslo, per i funerali di Re Harald, dopo che un drone russo ha sfiorato il loro velivolo

Per arrivare a un compromesso bisogna essere in due ed entrambi devono essere disposti a rinunciare a qualcosa. Vale nella vita di tutti i giorni in qualsiasi relazione, a maggior ragione vale se si parla della possibilità di risolvere un conflitto. Ma nella fattispecie, Russia e Ucraina, sono entrambe disposte a scendere a compromessi per arrivare alla fine del conflitto? A parole, sembra di sì, nei fatti pare che soltanto una delle due parti voglia davvero trovare una soluzione. «Noi siamo pronti al compromesso, ma devono fare passi avanti entrambe le parti. Non può essere sempre l’Ucraina a cedere: abbiamo già fatto molti compromessi», ha detto Zelensky alla Stampa. Di contro, se il Cremlino si dice pronto a negoziare, fa sapere che Kiev apre al compromesso solo perché è in difficoltà e il ministro degli Esteri Sergej Lavrov, in un’intervista tv si lascia scappare che «la Russia ha bisogno di una zona cuscinetto. Lasciate che l’Ucraina diventi quella zona cuscinetto». L’esatto contrario di ciò che significa cercare un compromesso. E, non a caso, l’aereo del presidente ucraino Zelensky, ieri a Oslo per i funerale di Re Harald, è stato sfiorato da un drone mentre era in partenza dalla Moldavia. Non esattamente un segnale di dialogo. Anche se Trump ostenta ottimismo: «Buona conversazione con Putin vuole un accordo».

Il problema è iltipo di accordo. Più volte Mosca rimarca ha rimarcato la sua posizione «tutto o tutto» riguardo le trattative di pace. «Kiev sa perfettamente cosa bisogna fare e quali compromessi bisogna mostrare per raggiungere una soluzione pacifica», ha detto il portavoce del Cremlino Peskov. Mentre il consigliere del Cremlino Yuri Ushakov non ha escluso la possibilità di riprendere i negoziati trilaterali tra Russia, Stati Uniti e Ucraina, probabilmente ad Abu Dhabi. «Ci sono dei contatti, abbiamo discusso anche di questo con i nostri colleghi americani, quindi è possibile che questo processo riprenda in un formato trilaterale».

È evidente come il ruolo degli Stati Uniti sarà assolutamente decisivo sulla strada del dialogo. Sia per la forza di Washington, sia per la dichiarata volontà del presidente Trump di appuntarsi sul petto una vittoria diplomatica che rilancerebbe la sua immagine internazionale e anche quella interna, in vista delle elezioni di midterm. «L’ostacolo è che Putin e Zelensky si odiano», ha detto Trump. Ma la missione di Witkoff e Kushner a Mosca e a Kiev secondo il segretario di Stato Marco Rubio è stata «produttiva». «Non voglio essere eccessivamente ottimista, ma non sono nemmeno pessimista, c’è l’opportunità, nelle prossime settimane per riprendere i colloqui e magari giungere a una conclusione accettabile per entrambe le parti», ha detto Rubio, probabilmente il più incline nell’Amministrazione Trump a spingere per una pace giusta e non troppo favorevole all’invasore. Dall’Europa invece, grande scetticismo. E il caso dell’incidente sfiorato a Zelensky in Moldavia, dove è stato colpito anche un check point al confine scatenando la rabbia e le proteste moldave, alimenta la consapevolezza che il dialogo rischia di essere a senso unico.

Ma in attesa di un possibile trilaterale, ce n’è un altro che prende forma, quello tra Trump, Putin e il leader cinese Xi Jinping. Il teatro potrebbe essere quello del vertice dell’Apec, in programma il 18 e 19 novembre in Cina. «Esiste la possibilità», fa sapere il Cremlino che, come risaputo, punta anche sulla sponda di Pechino per avere mano libera in Ucraina. Altro che compromesso. Al di là delle parole di facciata.

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