Non bastava la querelle tra Germania e Russia, con l’ombra della guerra ibrida a rendere ancora più tesa la situazione per l’Ucraina. A complicare il quadro ci si mette ora anche Donald Trump, che presenta il conto all’Europa per le armi inviate a Kiev durante l’amministrazione Biden. Il presidente americano annuncia che Washington chiederà agli alleati europei di rimborsare «centinaia di miliardi di dollari» di aiuti forniti a Kiev e alla Nato gratuitamente. «Lo chiederemo, anche se con un certo ritardo», scrive Trump su Truth, sostenendo che l’attuale carenza di scorte di armi sia il risultato delle decisioni e delle politiche adottate dal suo predecessore. E proprio su questo fronte arriva un altro caso che scuote l’Europa: in Estonia il ministro della Difesa Hanno Pevkur si dimette dopo lo scandalo sull’acquisto di munizioni destinate all’Ucraina e le critiche della Corte dei conti sulla gestione della spesa militare. Il fronte ucraino non è quindi più solo terra masticata dai cingolati: è un’infezione lenta che picchia ai vetri di un’Europa costretta a guardare il conto che si fa sempre più salato.
Sul terreno i raid russi hanno colpito gli stabilimenti della Coca Cola e 13 regioni, causando 17 feriti a Odessa, un morto a Dnipro e un altro a Kiev (martellata anche in serata). Immediata la risposta ucraina, con attacchi di droni nella regione di Mosca e contro una nave russa nel porto di Sochi. Zelensky chiede ai partner una reazione più incisiva, mentre Londra e Parigi puntano ad accelerare la produzione in Ucraina dei missili a lungo raggio Storm Shadow/Scalp. Il presidente ucraino in serata rivela che a giorni è prevista la visita dei negoziatori Usa, Witkoff e Kushner, a Kiev. A complicare il quadro interno s’innesta tuttavia un gravissimo episodio di tensione istituzionale: nella capitale, una sparatoria esplosa tra agenti dei servizi di sicurezza (Sbu) e dell’intelligence militare (Gur) ha provocato tre feriti. Zelensky promette «pene esemplari».
Al netto di Trump, l’ombra della guerra ibrida si allunga sul resto d’Europa. La Danimarca denuncia il reclutamento di cittadini per sabotaggi contro aziende della difesa, mentre Londra stanzia 100 milioni di sterline per proteggere le infrastrutture critiche dagli attacchi informatici. Nel Baltico, caccia polacchi intercettano un aereo russo, mentre la Norvegia sequestra una nave di Mosca nell’ambito della maxi-causa da 4,22 miliardi di dollari vinta da Naftogaz.
